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Brasile: «Qui tutti hanno vissuto lontano da casa»

Seduto a un tavolino in una piazzetta a Lenis, Chapada Diamantina, Bahia, Brazil...

Simone Jacca by Simone Jacca
12 Luglio 2009
in SOTTO I RIFLETTORI
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Seduto a un tavolino in una piazzetta a Lenis, Chapada Diamantina, Bahia, Brazil. Sorseggio un guaranà, non ho fretta, non sono stanco, non sono in pericolo e posso finalmente scrivere qualcosa di più ragionato e più ordinato. Lenis è una città molto turistica, ma anche molto piccola. Quindi molto ricca! Per lo meno stanno tutti bene, nessuna favela, nessun mendicante senza gambe o senza altro. Questo potrebbe rendermi più difficile l’arduo compito dello scrittore che riflette, elabora e scrive. E invece proprio questa tranquilla cittadina mi suscita riflessioni e mi ispira sensazioni forti su ciò che avevo visto a Belo Horizonte e poi a Salvador.

Guardo negli occhi una ragazza scura, del posto, con lineamenti molto marcati, e penso alla sofferenza che ha potuto provare questo popolo.
Dinho, un nostro amico brasiliano, parlava di saudade e tristezza tipicamente brasiliana, dovuta al fatto che qui tutti hanno vissuto lontano da casa. I portoghesi avevano saudade del Portogallo; gli indios saudade della Bahia o dei posti dove vivevano, essendo stati tutti spostati nell’entroterra, nel Mato Grosso; gli africani avevano nostalgia dell’Africa. Un paese pieno di persone tristi!
Ma non è solo questo. Anche gli Stati Uniti hanno “indiani”, africani e inglesi. Però loro sono rimasti così, distinti, separati, quindi hanno tre tipi di tristezza diversi. Forse perché gli inglesi sono più razzisti e schizzinosi dei portoghesi, o forse perché loro erano mezzi preti mentre i portoghesi mezzi puttanieri.

Sta di fatto che qui si sono “mischiati” e anche le tristezze si sono mischiate. E si vede! E’ la stessa differenza che ci può essere tra un vecchio di ottanta anni con alle spalle una vita di difficoltà e sofferenze, e un vecchio, sempre di ottanta anni, con alle spalle una vita di difficoltà, di sofferenze e in più una guerra.
La guerra di questo popolo è stata quella di perdere le proprie radici, di spogliarsi e schiavizzarsi al servizio di un altro. Il vecchio, nero o indiano, americano si è schiavizzato ma non si è spogliato. Questa è la differenza tra i due vecchi. Qui non c’è razzismo, non c’è freddezza, non c’è egoismo, come negli Stati Uniti. Qui c’è cordialità, allegria, calore. Si parla, si scherza, si balla, si ospita gente, si gioca a palla per strada. Negli Usa, no!
Qui, però, dietro a tutto questo, c’è un senso profondo di sradicamento, di malinconia, di saudade. Incurabile. Quindi di pessimismo. Un pessimismo cosmico, profondo, non quotidiano. Vivono la giornata allegramente, ma la vita tristemente, senza ambizioni, senza aspettative. In America avviene l’esatto contrario. Perché non hanno fatto la “guerra”…

Perciò qui è difficile una rivoluzione, un cambiamento. Poi va aggiunta la mancanza di scolarizzazione, di cultura, di educazione, l’ignoranza completa di tutto, e quel cocktail di samba, calcio e Dio, il disegno di Dio, perché qui tutto quanto, se va così, è perché l’ha voluto Dio, è un suo “volere”.
Ecco, sulla visione fatalistica della vita si potrebbero riempire pagine di questo diario. Quanto rende tutto più difficile privarsi delle responsabilità delle proprie scelte. A volte privarsi delle scelte, abbandonarsi alla prima cosa che si presenta davanti, perché, se si è presentata, era un progetto.
Sfidare l’uomo e la sua ignoranza si può, sfidare Dio e i suoi disegni, non so!
Per questo motivo la rivoluzione, il cambiamento non devono e non possono partire da qui. Ma devono e possono partire da noi, dall’Europa, dall’Italia, dall’Occidente. E’ dall’interno che va fatta politica, lì dove c’è il cuore del cancro, e non dove ci sono gli effetti, le metastasi.
Qui si può solo medicare, aiutare, piano, a non soffrire. Solo quello. Perché il resto vuol dire far male.

Simone Jacca

(LM MAGAZINE n. 8, 17 agosto 2009, supplemento a LucidaMente, anno IV, n. 44, agosto 2009)

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Tags: americaBahiaBelo HorizonteBrazilChapada DiamantinafavelajaccaLenisMato GrossoSalvadorsaudade
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