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Home ATTACCO FRONTALE

«Ma chi minchia guaddi?»… «I soliti idioti»

Una miriade di situazioni e personaggi: si ride, ma molto amaramente, sulla feroce Italia di oggi

Rino Tripodi by Rino Tripodi
11 Giugno 2011
in ATTACCO FRONTALE
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Una miriade di situazioni e personaggi: si ride, ma molto amaramente, sulla feroce Italia di oggi

«Dai, cazzo, Gianluca, sei come tu’ madre, me fai sempre muro!»: un padre, anziano e volgare, ricco e depravato, maschilista e prepotente, dal linguaggio grossolano, che tormenta il figlio, considerandolo troppo educato e perbene. «Non lo soooooo!»: due gay (Fabio & Fabio) talmente “gay” da apparire come delle macchiette, con uno eternamente occupato coi tasti del proprio cellulare e indeciso su tutto, e l’altro che lo ama alla follia e si crede “incinta”; i loro cagnolini si chiamano Omo e Sessuale! «Chi minchia guaddi?»: uno pseudomafioso, dall’aspetto orribile, che ripete di continuo, aggressivamente, questa frase. «Mamma, esco: possiamo andare a spacciare cocaina?»: un bambino (Niccolò) che chiede ai genitori disattenti il permesso di compiere con l’amichetto azioni terribili, ottenendo come risposta un incredibile «Va bene, ma non fate tardi»
E, ancora: due preti che cercano di rinnovare la Chiesa cattolica con proposte al limite del blasfemo; una donna dell’ufficio informazioni che le inventa tutte per non soddisfare il cliente; una coppia borghesissima (Giampietro e Maria Luce) che, tormentata dal “politicamente corretto”, cerca di adeguarsi in modo ridicolo alle situazioni nelle quali s’imbatte; l’anestesista che diventa ministra grazie ai favori sessuali forniti ai primari; un disabile mentale (Severino) che viene puntualmente fregato, nonostante l’aiuto del fratello Goffredo che cerca di renderlo indipendente; e tanti, tanti, tanti altri…
La bravura di Biggio e Mandelli
Sono alcuni dei tormentoni, delle situazioni e dei personaggi de I soliti idioti, trasmissione cult dell’emittente Mtv, serie nata nel 2009 e già giunta alla terza stagione, pervenendo a un successo tale che gli episodi vengono replicati di continuo, soprattutto nelle ore notturne.
Occorre innanzi tutto chiarire che il successo della serie è legato essenzialmente alla bravura dei due interpreti, Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli. Non è facile calarsi entro tanti personaggi, creare situazioni sempre nuove, pur entro un canovaccio prefissato, usare un linguaggio di volta in volta diverso, anche come dialetto; e tutto in tempi di produzione frenetici (una quarantina di episodi).
L’amarezza del grottesco, verso il “politicamente scorretto”
Ma che tipo di umorismo è quello de I soliti idioti? Anche se il titolo può richiamare I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli, il linguaggio della serie Mtv è molto diverso da quello della commedia all’italiana, nella quale, accanto alla critica sociale, compariva l’umanità dei personaggi e, spesso, un intento di denuncia nella speranza del cambiamento. Ne I soliti idioti degli anni Duemila, invece, manca qualunque fiducia, qualsiasi luce.
Non è comicità pura, leggera, divertente; si ride con un solo lato della bocca. Piuttosto, si tratta di grottesco, di una visione carica, eccessiva, di una deformazione espressionistica della realtà, del suo dolore, e della mostruosità quotidiana.
Certamente un merito è quello di essere stati capaci di uscire dal politically correct, toccando tasti prima quasi inesplorati, come il mondo “gay chic”, l’infanzia, tutt’altro che pura, il clero, ecc. Biggio e Mandelli non guardano in faccia a nessuno, proponendo un ritratto impietoso dell’Italia del XXI secolo, della caduta civile e culturale che ci angoscia, del decadimento dei costumi che ci sovrasta, della volgarità e spietatezza che ci attanagliano.
E, al contempo, c’è la critica del bigottismo, dell’ipocrisia, della corruzione, dell’arroganza, dell’ignoranza…
La malvagità interna tradotta in bruttezza esterna
I possibili riferimenti che ci viene spontaneo compiere sono quelli al fumetto Dick Tracy dello statunitense Chester Gould, nelle cui strisce – intrise di sadismo e violenza – la malvagità e la corruzione interne dei personaggi sono immediatamente riconoscibili nel loro aspetto esterno, deforme, con esiti, in talune scelte estreme dell’autore, surreali. Oppure nei bellissimi “episodi” di Cinico tv (Rai 3, 1989-1992) dei geniali Daniele Ciprì e Franco Maresco, nei quali il degrado del mondo appare in tutta la propria “fisicità” umana e ambientale e non vi è alcun accenno alla fiducia, neanche illusoria: la realtà si configura come un oscuro grumo nerastro, senza possibilità di riscatti, rinnovamenti o palingenesi.
Anche i personaggi de I soliti idioti sono tutti brutti, sporchi e cattivi, e il pesantissimo make up cui si sottopongono gli attori ne accentua i tratti fisico-morali. Il mafioso Totò Gruppuso, deforme, brutto, volgare, ignorante, antipatico, costituisce forse il peggior servizio offerto ai delinquenti delle varie cosche: il potere criminale, la violenza, i soldi, sono fini a se stessi. È la verità: nonostante le centinaia di milioni a disposizione, i mafiosi non godono di nulla, vivono per decenni da miserabili, nascosti come ratti in case fatiscenti, quando non in baracche o rifugi di fortuna, mentre il loro corpo e il loro volto invecchiano e si abbruttiscono, anzi divengono mostruosi, e non solo in un quadro, come quello di Dorian Gray.
Nessun fascino, nessun padrino uomo d’onore, nessuna bella donna, nessuna “famiglia”: il male è, come si sa dal libro di Hanna Arendt in avanti, semplicemente sgradevole, brutto e banale.

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno VI, n. 66, giugno 2011)

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Tags: Chi minchia guaddiCinico tvDaniele CiprìDick TracyFabrizio BiggioFrancesco MandelliFranco MarescoI soliti idiotiI soliti ignotiMario MonicelliMtvprima paginaprimo pianotripodi
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