Oggi i ceti medio-alti, residenti nelle grandi città e nei quartieri chic, laureati, votano a sinistra. Invece ormai le classi produttive e lavoratrici rivolgono le loro preferenze sempre più a destra
Quello che stiamo per scrivere non è affatto nuovo o sconvolgente. Sono ormai anni che gli istituti demoscopici e le indagini sociologiche sui flussi del voto elettorale lo stanno scrivendo nero su bianco in decine di report e volumi. Quello che è sconvolgente è il mondo al contrario che ne emerge (altro che Vannacci…).
Una sorta di rivoluzione copernicana che non riguarda solo l’Italia, ma tutte le democrazie liberali dell’Occidente. Ormai gli elettori dei ceti popolari, un tempo di sinistra, hanno abbracciato la destra. Specularmente le classi dominanti, che di certo non sono più quelle di qualche decennio fa, sostengono la sinistra.
Pertanto, in attesa delle elezioni politiche italiane del 2027, che si presentano molto equilibrate, in questo nostro contributo intendiamo semplicemente riepilogare dati già acclarati, specificando meglio tipologie, istruzione, collocazione geografica, sesso ed età delle due categorie di votanti. Lasciamo perdere il centro cristiano-cattolico che – diremmo purtroppo – la volontà dei Poteri sovranazionali, grazie all’introduzione di sistemi elettorali maggioritari, e il conseguente bipolarismo, ha pressocché escluso dalle opzioni di voto [leggi anche Se la sinistra fa la destra (e viceversa) e il centro perde la fede…].
Chi sono gli elettori di sinistra
Chi vota per i partiti di sinistra, in particolare il Partito democratico, appartiene ai ceti medio-alti con un titolo di studio elevato: professionisti operanti in ambito socioculturale, magistrati (come abbiamo visto confermato dai vocalizzi di Bella ciao post Referendum sulla Giustizia), giornalisti, intellettuali, dirigenti, magari in enti pubblici, quadri intermedi. Si collocano su un livello più basso, ma saldamente legati alle sinistre, i dipendenti pubblici, i docenti universitari, gli insegnanti (che svolgono un ruolo fondamentale nel plasmare i giovani con un pensiero unico e non critico e pluralista) e, di conseguenza, gli studenti. Inoltre, assistenti sociali, operatori nelle cooperative operanti nell’accoglienza degli immigrati (vedi A chi i profughi? A noi!) e simili. Infine, artisti e artistoidi, cantanti e trappers, attori e attorucoli, propagatori della trasgressione e difensori di ogni bislacca, vittimistica e aggressiva minoranza.
Tale elettorato “progressista” vive geograficamente nelle grandi città capoluogo e, al loro interno, nei centri (le cosiddette zone ZTL, zone a traffico limitato), mentre cittadine, paesi e periferie urbane sono “preda” del centro-destra. Una certa novità è costituita da alcune regioni del Sud, tradizionalmente centriste o di destra, che hanno improvvisamente svoltato a sinistra (Campania, Puglia, Sardegna) in quanto i loro abitanti sperano nel “reddito di cittadinanza” targato Movimento 5Stelle. E dai cattolici, un tempo schierati sul fronte moderato, e oggi divenuti bergoglianamente di sinistra.
Dal punto di vista del sesso, sono più le donne, e in particolar modo quelle che lavorano, che gli uomini, a preferire la sinistra, mentre i giovani votano in gran numero Alleanza Verdi e Sinistra.
Chi sono gli elettori di destra
La sinistra, insomma, non rappresenta più la classe operaia, i lavoratori e i ceti popolari, i redditi bassi. Oggi tali elettori si astengono perché non vedono più chi difende i loro interessi o scelgono Fratelli d’Italia e, al Nord, magari la Lega di Salvini.
Le destre sembrano raccogliere i voti in modo più trasversale. Si va dagli imprenditori ai commercianti, già tradizionali elettori di centro-destra, dai lavoratori autonomi alla piccola borghesia, dalle cosiddette partite Iva agli artigiani. La novità, però, è data dalla classe operaia e dai cosiddetti “perdenti della globalizzazione”. Parliamo dei lavoratori manuali, che sentono la concorrenza dell’esercito a basso costo degli immigrati; degli impiegati esecutivi e del ceto medio impoverito.
A livello d’istruzione l’elettore di destra possiede un diploma o anche meno. Sessualmente prevalgono gli uomini sulle donne. Geograficamente la destra trova un bacino elettorale sicuro nelle province produttive del Centro-Nord e nelle aree rurali. Tale pozzo si esaurisce nelle grandi città, tranne, come abbiamo già scritto, nei quartieri popolari e periferici.
Riepilogando, se un tempo le élite erano dichiaratamente conservatrici e quindi votavano per i partiti di centro-destra, oggi le élite mondiali capitaliste neoliberiste e globaliste si sono travestite culturalmente da “progressiste”, attirando ideologicamente le sinistre. Sicché i ceti urbani più benestanti e istruiti votano a sinistra, mentre le destre raccolgono i nuovi scontenti in difficoltà economica.
Come abbiamo scritto all’inizio, sarà molto interessante seguire l’evoluzione di queste tendenze e spostamenti in ogni elezione politica che si svolgerà in Europa, a partire da quelle italiane (Comunali del 2026 e Legislative del 2027).
Le immagini: elaborazioni con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)


















