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Home FAMIGLIA-EDUCAZIONE-SCUOLA

“Fury room”, il business della rabbia

Chiara Ferrari by Chiara Ferrari
2 Aprile 2018
in FAMIGLIA-EDUCAZIONE-SCUOLA, IL LABORATORIO, ON AIR / CONSIGLI AL VOLO / PUBBLIREDAZIONALI, VIAGGI-TURISMO
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A Parigi esiste una novità: una stanza dove, per sfogarsi, si può entrare e distruggere tutto quello che vi si trova…

«Stressé, fatigué, métro tombé en panne ce matin, envie de vous défouler ou juste de vous amuser? Seul ou à plusieurs, venez casser: écrans, vaisselles, meubles… Dans la première Fury Room® Parisienne. Ne vous en faites pas, tous les objets cassés seront recyclés!».

16-rabbia-manoParole indubbiamente accattivanti. Sono quelle che leggiamo cliccando su www.furyroom.fr, portale della prima “stanza della rabbia” francese, che ha inaugurato lo scorso settembre a Parigi, al numero 23 di rue Blondel. Chiunque sia stressato dalla frenetica vita in città, dal lavoro, dalla famiglia, o abbia semplicemente voglia di divertirsi un po’, può trovare un singolare svago nel quartiere che un tempo ospitava uno dei più antichi bordelli della capitale. L’idea è semplice: entri in una stanza armato di mazza da baseball, da golf, o con un piede di porco, e spacchi tutto. Letteralmente. Quella che viene offerta, con pacchetti che vanno dai 10 ai 125 euro, è un’esperienza di distruzione totale: bicchieri, mobili, schermi… Tutto assolutamente riciclato. Il mobilio della stanza, infatti, viene reperito in discariche, vicino ai cassonetti della spazzatura, in giro per mercatini o da qualche rigattiere. In alternativa, possono essere gli stessi fruitori a portare gli oggetti direttamente da casa. Nessuno spreco.

Rassicurati gli ambientalisti, non c’è da temere nemmeno per l’incolumità dei clienti. I gestori forniscono infatti una divisa “anti-urto”: tuta da lavoro, protezioni per il petto, ginocchiere e casco. Inutile dire che, così agghindati, gli avventori ricordano inquietantemente i “drughi” di Stanley Kubrick nel suo film Arancia meccanica (1971). Unica raccomandazione: indossare un paio di scarpe chiuse. C’è da chiedersi chi mai si avventurerebbe in un posto simile con le infradito… Ma, come si dice, le precauzioni non sono mai troppe.

16-rabbia-donnaStando a quanto riportato da diverse fonti – tra le quali l’articolo di Repubblica: Nella stanza della rabbia “sfascia tutto starai meglio”–, il fenomeno delle fury rooms sarebbe nato in Giappone, per poi diffondersi in Australia, Russia, Slovenia, Grecia, Stati Uniti… Un po’ ovunque, insomma. Anche in Italia c’è stato il tentativo di aprire un luogo simile. A Forlì, infatti, il giovane imprenditore Cristian Castagnoli, aveva cercato di dare il via a questo “business della rabbia”. L’idea è sopravvissuta all’attività – chiusa nel 2013 –, diventando un marchio registrato. La speranza è quella di dare il via a un’attività in franchising. Una cosa simile sta accadendo in Francia. David Lafranque e Diego Duperier, i giovanissimi proprietari dell’edificio di rue Blondel, hanno avviato la loro impresa con un investimento di 15.000 euro, e ora stanno cercando di vendere il marchio nel resto del paese. In questo caso non si tratterà di un franchising, ma di una licenza con royalties che dovranno essere versate ogni mese.

La rabbia paga in contanti, dunque. Si tranquillizzi chi, per caso, volesse avanzare qualche scrupolo etico: pare non ci sia nulla di cui preoccuparsi. Si tratta solo di un modo sano e sicuro di sfogare le frustrazioni della vita moderna. All’interno della fury room, infatti, non sono ammesse persone che hanno fatto uso di sostanze stupefacenti o sotto l’effetto di alcol; né tanto meno individui psicolabili o instabili. Solo normalissimi uomini e donne che hanno una gran voglia di rompere tutto.

Chiara Ferrari

(Lucidamente, anno XIII, n. 148, aprile 2018)

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Tags: fury roomparigirabbiastresssvago
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