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Home MONDO E GLOBALIZZAZIONE

I conflitti militari nell’era dell’Intelligenza artificiale

Nel saggio “Come è cambiata la guerra” (Einaudi), Alessandro Arduino descrive l’evoluzione degli armamenti e delle tecniche di combattimento nel Secondo Millennio. Gli scontri bellici, però, rimangono sempre lunghi, costosi e sanguinosi

Giuseppe Licandro by Giuseppe Licandro
4 Giugno 2026
in MONDO E GLOBALIZZAZIONE, RECENSIONI
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I conflitti militari nell’era dell’Intelligenza artificiale
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Nel saggio “Come è cambiata la guerra” (Einaudi), Alessandro Arduino descrive l’evoluzione degli armamenti e delle tecniche di combattimento nel Secondo Millennio. Gli scontri bellici, però, rimangono sempre lunghi, costosi e sanguinosi

Il filosofo e generale cinese Sun Tzu – vissuto tra il VI e il V secolo a. C. – è famoso soprattutto per aver scritto L’arte della guerra (Feltrinelli), un trattato bellico che sembra abbia ispirato condottieri come Napoleone Bonaparte e Mao Zedong. Un altro noto stratega fu il maggiore generale prussiano Carl von Clausewitz, che nel 1832 pubblicò Della guerra (Einaudi), un testo ancora studiato presso varie accademie militari.
L’enorme sviluppo tecnologico avvenuto nel XXI secolo, tuttavia, ha trasformato profondamente il modo di combattere, che nel Novecento s’incentrava ancora sui grandi eserciti nazionali, impegnati soprattutto in cruente battaglie campali.

Come è cambiata la guerra
A partire dal 2004, infatti, è iniziato l’uso di droni armati, diretti da remoto. Il loro primo impiego avvenne nelle guerre contro il fondamentalismo islamico, quando gli Stati uniti effettuarono «circa 300 bombardamenti con aerei senza pilota che hanno ucciso più di 2 mila persone» (Alfredo Roma, Breve storia dei droni, in Limes). L’Intelligenza artificiale, inoltre, controlla ormai molte operazioni belliche, nelle quali si fa sovente ricorso anche al supporto dei mercenari.

L’imponente mutamento della tecnica militare è esaminato da Alessandro Arduino – esperto di geopolitica e docente affiliato presso il Lau China Institute del King’s College di Londra – nel saggio La guerra è cambiata. Droni, IA e mercenari (Einaudi, pp. 142, € 13,00). L’autore, nell’Introduzione, nega che l’evoluzione tecnologica possa ridurre tempi e costi dei conflitti armati, sostenendo invece che: «La guerra non sarà mai breve. La guerra non sarà mai economica. La guerra non sarà mai senza vittime».
I nuovi «complessi industriali-militari»
Nella Guerra civile siriana e nel conflitto russo-ucraino sono stati usati droni militari, satelliti spia, sistemi antidrone e antimissile, nonché robot semoventi. La Russia ha impiegato i droni “kamikaze” Shahed-136, nonché gli Uran-6 e Uran-9, cioè «veicoli terrestri senza equipaggio progettati per sminare, esplorare e fornire fuoco di supporto». I risultati, tuttavia, non sono stati quelli sperati dal Cremlino che non ha ancora concluso «l’operazione militare speciale» in Ucraina e non ha impedito il crollo del regime di Bashar al-Assad.

Donald Trump ha rottamato il vecchio «complesso industriale-militare» degli States, sostituendolo con quello dei «nuovi signori della guerra» (Jeff Bezos, Alexander Karp, Palmer Luckey, Elon Musk, Peter Thiel, Mark Zuckerberg, ecc.), i «tecnofeudatari della Silicon Valley» che controllano aziende belliche come Anduril e Palantir. Anche la Cina, tuttavia, ha creato un proprio «complesso industriale-militare», diretto da ingegneri e tecnocrati «scollegati dalle vecchie reti di potere» del Partito comunista cinese.
L’importanza bellica dei droni
In passato i droni militari erano appannaggio delle grandi potenze, mentre ora sono accessibili – a prezzi modici – a tutti. Non a caso, infatti, sono stati impiegati sistematicamente nelle guerre dell’ultimo decennio (Gaza, Iran, Kashmir, Nagorno-Karabakh, Ucraina, Yemen, ecc.). Arduino ricorda, in particolare, l’operazione Tela di ragno – grazie alla quale gli ucraini hanno distrutto «una ventina di aerei per bombardamento a largo raggio russi» – e gli attacchi dei miliziani yemeniti Houti nello stretto di Bab al-Mandab.

Gli aeromobili teleguidati vengono spesso manovrati da «giovani con le mani sui joystick» e «un passato trascorso a giocare ai videogiochi», ma ci sono anche quelli pilotati direttamente dall’Ia (vedi Droni da combattimento guidati da IA, in www.dronemaster.it). Antonio Guterres – attuale segretario delle Nazioni unite – ne ha stigmatizzato l’uso militare, definendoli «politicamente inaccettabili, moralmente ripugnanti», anche perché spesso sono utilizzati da «compagnie militari private, gruppi armati irregolari e mercenari senza scrupoli».
I «metadati» al servizio dell’Intelligenza artificiale
L’autore definisce l’Intelligenza artificiale come «la capacità di un sistema informatico di […] riconoscere suoni e immagini, valutare un discorso e prendere delle decisioni». Essa è in grado di dirigere un’attività militare servendosi dei «metadati», ossia di informazioni specifiche (numeri telefonici, orari, durate e luoghi delle telefonate, ecc.) che permettono di «tracciare la presenza di un individuo o di mezzi per poi ordinare un attacco di precisione» (come ha fatto l’intelligence israeliana a Gaza, in Iran e Libano).

A contendersi la supremazia nelle applicazioni belliche dell’Ia sono – ça va sans dire – la Cina e gli Usa. La prima fa leva sulla propria «colossale macchina statale», mentre i secondi prediligono «il modello Silicon Valley», fondato sull’iniziativa privata. Esiste, tuttavia, il rischio che la parossistica competizione tra le superpotenze e gli inevitabili errori commessi dagli algoritmi intelligenti possano – prima o poi – provocare «un’escalation militare imprevedibile»…
Il ritorno dei mercenari
Nelle guerre del XXI secolo non sono stati impiegati soltanto gli eserciti regolari, ma pure i «professionisti della violenza». In Afghanistan e Iraq – ad esempio – ha operato la Blackwater, un’azienda militare responsabile della strage di Baghdad (2007) nella quale perirono «diciassette civili iracheni». In Libia, Sudan e Ucraina è diventato famoso il Gruppo Wagner, mentre nell’ultimo decennio si è segnalata anche Sadat, una compagnia mercenaria fondamentale per «l’espansione turca dal Medio Oriente all’Africa del Nord».

I «soldati di ventura», tuttavia, sono inaffidabili, come saggiamente ammonì Niccolò Machiavelli già nel Cinquecento: «Se uno tiene lo stato suo fondato in sulle arme mercenarie, non starà mai fermo né sicuro» (Il principe, Demetra). La correttezza di questa tesi è stata dimostrata dal comportamento di Evgenij Prigožin – ex comandante del Gruppo Wagner – che nel giugno 2023 ha ordito una maldestra rivolta contro Vladimir Putin, perendo due mesi dopo in un controverso incidente aereo.
Guerra cibernetica e deepfakes
Le nuove tattiche militari prevedono anche la cyberwarfare, cioè la «guerra cibernetica» combattuta tramite «l’impiego di mezzi tecnologici avanzati, che ha tra gli obiettivi l’attacco dei sistemi informatici nemici» (vedi Guerra cibernetica, voce Treccani). Negli ultimi anni abbiamo assistito a due importanti episodi di cyberwarfare: la «campagna WhisperGate» scatenata da alcuni hacker russi che, nel gennaio 2022, sono riusciti a «sabotare le infrastrutture digitali ucraine poco prima dell’invasione»; l’attacco tramite il malware Stuxnet – creato congiuntamente da Israele e Usa – che, nel 2025, ha consentito di bloccare «le centrali iraniane per l’arricchimento dell’uranio nel sito di Natanz», danneggiando il sistema informatico Scada che le controlla.

Un altro strumento della «guerra non convenzionale» è costituito dai deepfakes, cioè «media sintetici (video, audio, immagini), parzialmente manipolati o interamente generati mediante algoritmi» che, creando false notizie, mirano a «seminare paura, confondere le menti e dividere la società».

L’illusione di una guerra rapida e indolore
Arduino è convinto che i nuovi sistemi di combattimento abbiano generato «l’illusione di un conflitto asettico, regolato da algoritmi impassibili, destinato a una rapida soluzione». Le odierne dinamiche militari, invece, dimostrano che «la guerra non cambia la sua natura», poiché «rimane un’impresa dispendiosa sotto ogni profilo» e «non può prescindere dal sacrificio umano». Il futuro dell’umanità, quindi, ci appare fosco: le oligarchie dominanti a livello planetario, infatti, non vogliono ridurre la folle corsa agli armamenti, né promuovere la pace (vedi il nostro articolo La cupa minaccia nucleare che grava sul mondo).

Il rischio di un’escalation bellica che porti alla Terza guerra mondiale, pertanto, rimane alto, come testimoniano le ostili dichiarazioni contro l’Occidente recentemente formulate dal politologo russo Sergej Karaganov (vedi Sergej Karaganov: “L’Europa ha perso la ragione. Avremo 20 anni di guerre”, in www.youtube.com). Ci auguriamo, tuttavia, che la saggezza prevalga sugli istinti distruttivi e l’ecatombe atomica venga scongiurata.

Le immagini: in apertura, elaborata con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito; la copertina del saggio di Alessandro Arduino; foto dell’autore dell’articolo.

Giuseppe Licandro

(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

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Tags: deepfakesdronifocusguerraintelligenza artificialemercenarimetadati
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