Dopo la sbornia dell’ultimo appuntamento referendario su Giustizia e Magistratura, torniamo indietro, a riscoprire altre due occasioni perse, nel 1987 e nel 1993, per migliorare o salvaguardare l’Italia. Intanto, arrivava Tangentopoli e non tutto è proprio come ce l’hanno raccontata…
Siamo stati tutti presi dal recente referendum costituzionale confermativo della Riforma della Giustizia e della Magistratura, concluso con un voto favorevole alle caste, all’immobilismo, al giustizialismo. Tra due giorni non se ne parlerà più. Oggi va così: tutto ha il respiro di ore o, al massimo, giorni. Il Potere odia la memoria, la riflessione, il libero pensiero.
Invece occorrerebbe avere una visione più ampia, diciamo “storica”. Allora, andando, come sempre controcorrente, vi vogliamo ricordare due “vecchi” (oggigiorno, come dicevamo, ciò che risale a una settimana o, al massimo, a un mese fa, è già “vecchio”) referendum. Dimenticati e sottovalutati, eppure da marcare in rosso perché, in modo diverso, hanno segnato un punto importante della Storia politica ed economica della nostra Nazione (oggi divenuta, ahinoi, da “Patria” a “Paese”).
1987, referendum sulla responsabilità civile dei magistrati: disatteso
Lo scorso 22-23 marzo siamo andati a votare – chi l’ha fatto – per una riforma che si sarebbe già dovuta attuare quasi 40 anni fa. È l’8-9 novembre 1987. Con un’affluenza alle urne intorno al 65% e una percentuale di “sì” tra il 70 e l’85%, i cittadini italiani approvano cinque referendum abrogativi. Essi riguardano le centrali nucleari e la Magistratura. In particolare, per riallacciarci al recente referendum costituzionale dello scorso 22-23 marzo, una delle tematiche è la responsabilità civile dei magistrati.
A promuovere la consultazione su tale argomento erano stati il Partito radicale, il Partito liberale italiano e il Partito socialista italiano. Inizialmente si erano opposti i due maggiori partiti italiani, quelli anche più immobilisti, Democrazia cristiana e Partito comunista italiano.
Beh, direte voi, allora perché si è rivotato sulla responsabilità civile dei magistrati? L’Assemblea legislativa non avrà varato nuove norme in conformità con l’esito referendario? Non proprio. È pur vero che il Parlamento avrebbe approvato (il 13 aprile 1988) la legge n. 117 sul «Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati», nota come «legge Vassalli». Ma essa sarebbe stata distante dalla volontà popolare emersa dal netto esito dei referendum, in quanto fa ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato, ma sullo Stato, con possibile rivalsa di quest’ultimo, entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio.
1993, referendum sulla soppressione del Ministero per le Partecipazioni statali: pienamente realizzato (purtroppo)
Passano altri cinque anni. Intanto è già arrivata (1992) l’inchiesta giudiziaria milanese, denominata Tangentopoli o Mani pulite, che travolgerà i partiti al governo e porterà alla fine della Prima repubblica (leggi pure Tangentopoli, vent’anni dopo: la politica è cambiata. In peggio e 1992, l’“annus horribilis” che sconvolse l’Italia e mandò in crisi la Prima Repubblica). In tale agitato contesto, il 18-19 aprile 1993 si vota per ben otto quesiti abrogativi (vedi qui) promossi dal Comitato Mario Segni, dal solito Partito radicale e da altri. L’affluenza alle urne è ancora più alta (75-77%) e i “sì” vanno dal 70 al 90% (solo quello sulle sostanze stupefacenti si ferma al 55% circa).
A noi, però, di quella tornata, interessa un referendum in particolare, quello sulla soppressione del Ministero per le Partecipazioni statali. Con la sua fine termina pure il sistema economico misto pubblico-privato, tipico dell’Italia, che aveva permesso il boom economico e la sua crescita fino a diventare, col Governo di Bettino Craxi, la quarta potenza economica mondiale.
Ma l’aspetto peggiore è che, con l’abolizione di tale Ministero, si apre la stagione delle privatizzazioni/svendita delle migliori realtà economiche italiane, decise dai potentati mondiali sul panfilo Britannia il 2 giugno 1992 (leggi, al riguardo, Maledetto 1992!). Inizia il declino italiano.
Mani pulite e Stati uniti
Quanta confusione, direte voi! Cosa c’entrano responsabilità civile dei magistrati, privatizzazioni, Mani pulite e fine della Seconda repubblica? A chiarirlo è Adalberto Gianuario nel suo articolo Tangentopoli fu un’operazione della Cia?, in Byoblu. Informazioni classificate, n. 40, gennaio 2026, pp. 14-16.
Secondo Gianuario, «negli anni successivi, emergono notizie che gettano una luce sinistra su quelle inchieste. Ad esempio che il Pool di Mani Pulite aveva un “legame diretto” con il consolato americano a Milano». Lo rivela indirettamente un altro giornalista, il noto Maurizio Molinari, in sue due interviste pubblicate su La Stampa, nel 2012, trent’anni dopo l’inizio di Tangentopoli.
Il primo incontro è con Peter Semler, console a Milano in quei burrascosi anni. Alla fine del 1991 Semler avrebbe incontrato Di Pietro che gli avrebbe rivelato l’inizio degli arresti fino ad arrivare a Craxi. La seconda intervista, del 19 agosto 2012, è all’ambasciatore statunitense Reginald Bartholomew e s’intitola significativamente Così intervenni per spezzare il legame tra Usa e Mani pulite. Secondo il diplomatico, «il predecessore Peter Secchia aveva consentito al Consolato Usa di Milano di gestire un legame diretto con il Pool di Mani pulite». Scandalizzato dalla «violazione dei diritti di difesa da parte di Mani pulite», Bartholomew interruppe la singolare relazione.
La longa manus della Cia?
A far aumentare i sospetti sono le dichiarazioni dell’appena scomparso Cirino Pomicino, in un’intervista rilasciata, sempre su La Stampa, il 2 settembre 2012, al giornalista Francesco Grignetti. Riporta Gianuario che l’ex ministro dichiarò che «ho sempre pensato che Tangentopoli fosse pilotata dalla Cia». Inoltre egli racconta di un suo incontro con Carlo De Benedetti avvenuto nella primavera del 1991, nel quale l’imprenditore/editore poi legato al Partito democratico, gli rivelò «il disegno di cambiare la classe politica italiana». Che, era quella di Andreotti e Craxi, che, secondo Pomicino, «si muovevano troppo liberamente sullo scacchiere arabo e mediterraneo».
E l’ex esponente democristiano va giù ancora più pesante: «Ritengo che la Cia abbia raccolto informazioni e le abbia girate alla magistratura di Milano, dove c’era un pm, ex poliziotto, che non andava troppo per il sottile». L’intervento successivo di Bartholomew si potrebbe spiegare con la volontà statunitense di evitare il rischio, visto il clima incendiario che si stava creando, di una completa destabilizzazione dell’Italia.
Cominciano così a delinearsi le tessere del puzzle: strapotere e impunibilità dei magistrati, dissolvenza di Prima repubblica e della ricchezza economica dell’Italia, interventi Usa per una «Seconda repubblica molto più subalterna agli interessi anglo-americani di quanto fosse stata la prima» (vedi anche Mattei-Moro-Craxi: come distruggere sovranità e ricchezza del Belpaese e Il declino del Belpaese, debole stato satellite degli Usa).
Complottismi? Certo, come quelli sullo Pfizergate in tempo di pandemia o sulla figura di Jeffrey Epstein, di cui solo ora – post mortem, così non può più parlare – si rivelano le malefatte e gli orrori, denunciati invece da decenni dai “complottisti”… [Leggi Complottisti, «vil razza dannata!» (e bannata)].
Le immagini: elaborazioni con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

















