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Il futuro del mondo nella cupa distopia di Philip K. Dick

La ristampa del romanzo “Redenzione immorale” (Mondadori) offre lo spunto per illustrare le complesse tematiche dello scrittore americano e le sue acute previsioni sull’esito autoritario e disumanizzante dello scorretto progresso tecnologico

Giuseppe Licandro by Giuseppe Licandro
9 Febbraio 2025
in MONDO E GLOBALIZZAZIONE, RECENSIONI, TEMATICHE CIVILI
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Il futuro del mondo nella cupa distopia di Philip K. Dick
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La ristampa del romanzo “Redenzione immorale” (Mondadori) offre lo spunto per illustrare le complesse tematiche dello scrittore americano e le sue acute previsioni sull’esito autoritario e disumanizzante dello scorretto progresso tecnologico

Il pensiero utopico occidentale nacque nell’antica Grecia grazie agli scritti di Ecateo, Evemero, Giambulo, Platone, Senofonte, Teopompo e Zenone. Nell’età moderna esso fu riproposto da alcuni illustri filosofi (Francis Bacon, Tommaso Campanella, Thomas More) e da vari rivoluzionari e riformatori sociali (François-Noël Babeuf, Charles Fourier, Robert Owen, Claude-Henri de Saint-Simon, ecc.), che furono accomunati dall’esigenza di costruire «un assetto politico, sociale, religioso che non trova riscontro nella realtà ma che viene proposto come ideale e come modello» (vedi voce Utopia dell’Enciclopedia Treccani).

La letteratura distopica nel Novecento
Nel Novecento, invece, si diffuse il pensiero distopico, per merito soprattutto dei seguenti romanzi: Il mondo nuovo (Mondadori) di Aldous Huxley (1932), L’uomo è forte (Bompiani) di Corrado Alvaro (1938), 1984 (Mondadori) di George Orwell (1949), Fahrenheit 451 (Mondadori) di Ray Bradbury (1953), Il signore delle mosche (Aldo Martello) di William Golding (1954).
In questo filone letterario s’inserì anche Philip K.[indred] Dick, autore visionario e prolifico – compose 45 romanzi, 132 racconti, due saggi – che fu afflitto dalla depressione e dalla schizofrenia, facendo uso di amfetamine e sostanze stupefacenti. Le sue opere ispirarono film famosi come Blade runner (1982) di Ridley Scott, The Truman show di Peter Weir (1998), Minority report (2002) di Steven Spielberg. Nel 1956 Dick pubblicò The man who japed, tradotto in italiano nel 1964 col titolo Redenzione immorale (La Tribuna), che ha mantenuto nella recente ristampa edita da Mondadori (pp. 214, € 14,00).
La trama di Redenzione immorale
Il romanzo è ambientato nel 2114, centoventinove anni dopo l’instaurazione del Risanamento morale, una dittatura puritana imposta nel mondo dal maggiore Streiter alla fine di un’apocalittica guerra. I «balilla» (piccoli robot) e i militi delle Coorti scovano i trasgressori della legge che vengono processati da tribunali popolari presieduti dalle custodi condominiali. I condannati rischiano l’internamento nel Resort della salute mentale o l’esilio nelle colonie extraterrestri.
Allen Purcell – «giovane e progressista presidente della più nuova e creativa fra le Agenzie di Ricerca» di Nuova New York – produce sceneggiati per Telemedia, «l’organo di controllo governativo per le comunicazioni di massa». Dopo un soggiorno presso alcuni dissidenti, un’inconscia pulsione lo spinge a vandalizzare una statua del maggiore. Egli, quindi, si sottopone alle cure psichiatriche e viene confinato nel pianeta Altro mondo (dove regna l’edonismo). Rientrato sulla Terra, irriderà in televisione la figura di Streiter per «ristabilire un equilibrio in un mondo squilibrato».
Due romanzi che influenzarono Dick
Indubbiamente Dick scrisse Redenzione immorale sotto l’influsso dei suddetti romanzi di Orwell e Bradbury. Ne riassumiamo, pertanto, la trama. Il mondo di 1984 è sconvolto da un’incessante guerra tra “super-stati” (Estasia, Eurasia, Oceania). Quest’ultima è governata dal potentissimo Big brother che, tramite la «psicopolizia», controlla capillarmente la vita dei sudditi e impedisce al dissidente Winston Smith – un impiegato del ministero della Verità – di organizzare un’opposizione clandestina.
Fahrenheit 451 si svolge invece in un’imprecisata città americana, dove i libri sono proibiti e vengono distrutti da un corpo speciale di “vigili del fuoco”. Guy Montag è un fireman che, dopo l’incontro con la giovane Clarisse, inizia a conservare alcuni volumi e a disprezzare il proprio lavoro. Ribellatosi al sistema, fugge lungo un fiume e si unisce ad alcuni intellettuali che hanno memorizzato dei testi da tramandare ai posteri. Toccherà a loro, infine, ricostruire la città distrutta da una bomba nucleare.
Le problematiche dickiane
Lo scrittore americano è stato giustamente definito come «maestro di un tipo di narrativa che mescola fantasia e paranoia, sulla scia di Franz Kafka e Thomas Pynchon» (vedi Alice Valli, Philip Dick, il sognatore elettrico, in Maremosso). Nelle sue opere egli affronta molteplici problematiche: l’alienazione del lavoro; la dittatura e la guerra; la crisi del matrimonio e dei rapporti di coppia; la dicotomia tra apparenza e realtà delle cose; l’esistenza di mondi paralleli, dove si vivono esperienze extrasensoriali; l’interazione degli uomini con alieni, androidi, misteriose entità metafisiche e supercomputer; la paranoia e la schizofrenia; il senso del tempo e della morte.
Sebbene alcuni di questi temi vengano trattati – in tono spesso ironico – anche in Redenzione immorale, l’argomento centrale del romanzo è però la resistenza individuale contro la dittatura. Il pessimismo dickiano, dunque, viene attenuato dalla speranza che la disobbedienza civile possa incrinare i sistemi dispotici e provocarne il collasso.
Precursore della filosofia postmoderna?
Alcuni studiosi hanno considerato il narratore statunitense come un precursore della filosofia postmoderna. Ad esempio, Antonio Caronio e Domenico Gallo sono convinti che «Dick e molti scrittori di fantascienza avessero già colto la straordinaria capacità dei media dell’informazione nel plasmare la società» (Philip K. Dick – La macchina della paranoia, Agenzia X).
Di tale avviso non è però Carlo Pagetti, il quale sostiene che egli debba considerarsi piuttosto un autore fantascientifico e un «veteromodernista sui generis», annoverabile «tra gli intellettuali che in modo più acuto individuano i misfatti e i pericoli, così attuali, del totalitarismo» (Il mondo secondo Philip K. Dick, Mondadori).
Concordiamo con tale giudizio e riteniamo, inoltre, che Dick abbia saputo acutamente prevedere l’esito autoritario e disumanizzante dello scorretto progresso tecnologico, il quale sta contribuendo a pilotare il mondo odierno verso inquietanti approdi neo-oligarchici (vedi L’Occidente sotto lo stivale dell’oligarchia finanziaria).

Le immagini: alcune copertine delle varie edizioni italiane del romanzo di Philip K. Dick.

Giuseppe Licandro

(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

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Tags: dickdistopiadittaturafocusguerraletteraturalibriRedenzione immoraleromanzo
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