Dalle persecuzioni e stragi di intere popolazioni all’omicidio di Kirk, fino al linciaggio di Deranque: una sorta di genocidio commesso nell’indifferenza di quasi tutti e nel silenzio complice, o peggio, dei “progressisti” e delle sinistre
Qual è il filo rosso che unisce: l’uccisione e/o il rapimento di centinaia di migliaia di persone in Nigeria e in altri stati africani; la persecuzione di un altrettanto numeroso numero di persone in Pakistan e in altri Stati musulmani; l’assassinio di un pacifico intellettuale durante un libero dibattito; il linciaggio “antifascista” di un giovane intervenuto a difendere delle ragazze?
Pensiamo che molti dei lettori abbiano intuito a quali fatti ci stiamo riferendo e che abbiano già trovato la (facile) risposta. Il filo rosso è dato dal fatto che le vittime sono tutte cristiane (cattoliche o appartenenti alla galassia dei protestanti).
Uccisioni di massa, di personaggi noti o di semplici cristiani tradizionalisti
È noto che i cristiani in molti Paesi dell’Africa e dell’Asia a prevalenza islamica se la passino proprio male. Ne è prova il loro costante, gravissimo, calo, che ormai avviene da decenni. L’unica loro possibilità di sfuggire a discriminazioni, persecuzioni, uccisioni, è emigrare in nazioni cristiane.
Ma anche qui le cose non vanno molto bene. Le società occidentali sono ormai completamente non soltanto decristianizzate, ma laicizzate, secolarizzate, desacralizzate. Ma non basta. Sarebbe già gravissimo buttare secoli di cultura, arte, musica, letteratura, insomma la nostra intera civiltà, anche nella sua componente laica e atea. Non solo predomina l’indifferenza verso il cristianesimo, ma verso ogni forma di spiritualità, di slancio metafisico. E c’è di peggio: la derisione, lo scherno, l’intolleranza, la persecuzione. A tale atteggiamento ormai diffuso tra le masse, soprattutto tra quelle giovanili, si aggiunge la “militanza” politica.
Ne sono prova i due episodi cui accennavamo all’inizio. L’assassinio di Charlie Kirk, cristiano evangelico, avvenuto il 10 settembre 2025. E, ancor peggio, quello del giovane Quentin Deranque, accaduto lo scorso febbraio. In questo caso l’omicidio è stato compiuto non da un singolo individuo verso una persona che aveva raggiunto una certa notorietà e che aveva attirato l’attenzione e l’odio dei “progressisti” anche per i suoi toni pacati, dialoganti e conciliatori. No, per il cattolico tradizionalista Deranque, giovane dalla faccia pulita, si è trattato di un vero e proprio linciaggio di gruppo verso chi aveva solo cercato di difendere delle ragazze del gruppo femminista di destra Némésis, bersagliate da militanti “antifascisti”.
Indifferenza o approvazione da parte delle sinistre “progressiste” e, soprattutto, di molti loro militanti?
Molti lamentano la mancata solidarietà delle sinistre riguardo la persecuzione dei cristiani in generale e dei singoli episodi di violenza in particolare. Ma, quando si afferma che da parte dei partiti di sinistra, progressisti e radical chic, sempre più estremisti (vedi Deriva rossa), vi sia un silenzio “imbarazzato”, si dice una menzogna. Se vengono uccisi o perseguitati cristiani e conservatori, poco importa ai notabili politici rossi. Così come, su un altro versante, nessun gesto neppure di pietà se vengono uccisi autoctoni o violentate donne da parte di immigrati “accolti” scriteriatamente (anche per il business che li circonda; leggi A chi i profughi? A noi!).
Anzi, se, invece, si scende più in basso, nella “pancia” del popolo di sinistra (ma talora anche in quella degli intellettuali, quasi giustificazionisti, come chi ha detto “se uno semina vento, raccoglie tempesta”), dei centri sociali, dei gruppi che arrivano a inneggiare allo scontro con Stato e forze dell’ordine, alla rivolta, fino a essere nostalgici delle Brigate rosse, vi è compiacimento e gioia. Non stiamo esagerando: è sufficiente scorrere i disgustosi messaggi espressi nei social dopo le morti di Berlusconi, Kirk o Deranque, per non dire degli auguri di morte a Meloni (e figlioletta), a Salvini, a Vannacci, ecc. e il ricorrente richiamo alla macelleria di piazzale Loreto in molteplici manifestazioni “pacifiste e antifasciste”.
Come i nazisti escludevano dal consorzio umano gli ebrei, questi violenti rossi disumanizzano chi non la pensa come loro e gli avversari politici, considerati tout court “fascisti”, che, in ogni caso, è permesso uccidere. Anzi, farlo è un atto di giustizia. Antifa, Black lives matter, #metoo, gruppi di pressione contro le presunte islamofobia o omofobia, si rivelano per quello che sono: non movimenti civili per l’uguaglianza, ma, al contrario, gruppi violenti nati per discriminare bianchi, cristiani, eterosessuali, maschi, occidentali. Verso cui si può commettere qualunque ignominia.
Le immagini: elaborazioni con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)
















