Nel libro “Economia quantistica, irrazionalità e coscienza” (Byoblu Edizioni) Antonino Galloni ricostruisce la parabola del capitalismo occidentale negli ultimi cento anni
Appena qualche mese fa avevamo segnalato (clicca qui per leggere la nostra recensione) un saggio del 2022 dell’economista Antonino Galloni, La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi? (Storia, religione, moneta).
Ora intendiamo invitare alla lettura di un suo lavoro pubblicato l’anno successivo. Il suo titolo è Economia quantistica, irrazionalità e coscienza. Cultura, moneta, finanza (Byoblu Edizioni, Milano 2023, pp. 240, € 15,00).
«Il capitalismo attuale non funziona più»
Come si può notare dai titoli e sottotitoli dei due volumi, le parole che si ripetono sono «coscienza» e «moneta». Così, le prime tre delle sei parti nelle quali è diviso il libro del 2023, trattano della moneta e della sua storia, di «profitto quantistico», di «fisica quantistica e disoccupazione» ecc. Argomenti non certo semplici e, per di più, affrontati secondo un’ottica nuova.
Ma l’altra parola chiave è «coscienza». Se «il capitalismo attuale non funziona più», una delle cause maggiori è l’assoluta irresponsabilità, incoscienza, mancanza di lungimiranza delle élite socioeconomiche, che, puntando su profitti finanziari enormi e veloci senza avere una visione del futuro a medio-lungo termine, ci stanno portando alla miseria globale, e persino verso una guerra mondiale catastrofica. E di questo si occupano le altre tre parti del volume.
Anche fino agli anni Trenta del XX secolo il capitalismo era un rapace senza freni né pietà. Tuttavia, una serie di eventi fecero sì che gli Stati, a quei tempi ancora sovrani e “padroni” della propria moneta, nonché guidati da politici illuminati o, perlomeno, responsabili, ideassero e applicassero leggi, norme, aggiustamenti, limiti, regolamenti, per tutelare i cittadini dallo sfruttamento e dalla rovina.
C’è da aggiungere che dal 1917 al 1989 vi fu lo spauracchio delle ideologie socialiste e comuniste, queste ultime rappresentate nel concreto da un enorme Paese a economia statale socialista, nonché superpotenza nucleare: l’Unione sovietica. Tirare troppo la corda avrebbe potuto significare altre rivoluzioni o il trionfo elettorale delle sinistre marxiste.
Anche i totalitarismi fascista e nazista, con l’interventismo statale in economia, costituivano regimi diversi da quelli pienamente liberisti, e per questo invisi, anche al di là dei foschi aspetti ideologici.
Lo Stato democratico interventista limita la sfrenata avidità del capitalismo, in particolare di quello finanziario
È noto che la terribile crisi di Wall Street del 1929 costrinse gli Usa e altri Paesi a passare da uno Stato neutro in materia economica a uno Stato interventista. Il tutto per evitare che la maggioranza delle persone morisse di fame o si sollevasse. Occorre ammettere che i regimi totalitari (non solo il comunismo, ma pure fascismi e nazismo) ressero meglio a una crisi finanziaria mai verificatasi prima in tali proporzioni, «avendo intrapreso» scrive Galloni «senza troppe ingombranti discussioni democratiche, la strada della pervasività degli apparati pubblici».
Il celebre Glass-Steagall Act, contenente l’Emergency Banking Act, fu varato negli Stati uniti nel 1936 per separare le banche di risparmio e credito da quelle impegnate in attività finanziarie speculative: era lampante il conflitto di interessi e il rischio di spericolate speculazioni borsistiche ai danni dei risparmiatori e del credito offerto alle aziende produttive in via di espansione.
Guarda caso, nel 1999, dieci anni dopo la scomparsa dell’Urss comunista, viene abolito proprio il prezioso Glass-Steagall Act. E, sempre guarda caso, nel 2006-2007 scoppia la grande recessione legata alla crisi dei subprime e del mercato immobiliare, che si prolunga almeno fino al 2013. E, in effetti, molti sostengono che sia stata proprio quella abrogazione la causa principale di tale terribile crisi finanziaria (leggi Perché l’odierno capitalismo finanziario è sempre più incontrollabile).
La ripresa del capitalismo senza controllo statale e la deriva liberista
Ma tutto era già cominciato a cambiare negli anni Ottanta dello scorso secolo. Galloni delinea con chiarezza la deriva liberista:
- «lo Stato doveva riprendere a fare gli interessi dei più forti;
- i lavoratori dovevano essere sottopagati, grazie anche all’introduzione di tecnologie che li sostituivano;
- la democrazia doveva rimanere appannaggio […] di chi se la poteva permettere;
- lo Stato – che non doveva più esercitare sovranità monetaria – poteva spendere solo quanto riceveva dalle tasse e queste ultime dovevano diminuire, nell’interesse dei ceti più abbienti;
- tutta la società doveva uniformarsi – scuole, università, centri di ricerca, ospedali – agli imperanti criteri aziendalistici, in netto contrasto con […] l’interesse pubblico […].
Il capitalismo mostrò nuovamente il suo volto disumano».
Per la prima volta nella Storia, a farne le spese è stato il ceto medio, un tempo sostenuto e a sua volta colonna del Potere. La medio-piccola borghesia «si impoverì spaventosamente perché, alla diminuzione delle tasse – e delle spese pubbliche per sostenerla – corrispose l’esplosione di quelle affrontate dalle famiglie per la sanità, l’istruzione, i trasporti pubblici (che avevano subito “i tagli”)».
Il capitalismo finanziario neoliberista e globalista è divenuto un mostro insaziabile (e l’Italia è una delle vittime)
Dopo la caduta del muro di Berlino, il capitalismo mondiale (e globalizzato) non ha più avuto bisogno di ostentare un “volto umano”. Le politiche di Welfare, che servivano a dimostrare che nell’Occidente capitalista e liberale si viveva meglio, vengono quasi annullate. Si continua a ritenere la Russia un nemico, non integrandola nell’Unione europea e nella Nato, ma, al contrario, accerchiandola militarmente e imponendole un’insostenibile economia di mercato senza limiti, che causa, per «reazione nazionalistica e di sopravvivenza», il convinto appoggio della popolazione al regime putiniano.
Ma l’Unione europea a guida luterana e calvinista ha un altro bersaglio: i paesi latini e la Grecia. In particolare l’Italia, che appare «irriducibile in ambito economico e culturale». Siccome la lira (e il marco) schiacciavano il franco, nasce l’intesa, che dura ancora oggi, tra Francia (che consente la riunificazione tedesca) e la Germania (che abbandona la propria moneta per l’euro, a tutto danno della lira italiana).
Il Belpaese viene massacrato ancor di più dalla continua rinuncia alla sovranità nazionale, dalla distruzione delle piccole e medie aziende, dalla svendita delle imprese a partecipazione statale (e non solo). Intanto i sindacati rinunciano via via alla «loro funzione storica (di lottare per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei loro compagni e rappresentati)» in cambio di posti di potere e dell’elargizione di diritti civili “politicamente corretti” e di facciata (“inclusione” ed “equità” in luogo di “giustizia sociale” ed “eguaglianza”, “resilienza” in sostituzione di “protesta di massa”.
I salari sempre più bassi in termini reali e il peggioramento delle condizioni di vita vengono sopportati grazie al flusso di manufatti a basso costo dalla Cina…
Armi, guerra, speculazioni… e qualche proposta finale
Ultimo capitolo della disumanità del capitalismo odierno: le guerre provocate o non fatte cessare in ogni angolo del mondo, per appoggiare gli interessi geopolitici per l’acquisizione delle materie prime, nonché per favorire le industrie militari e gli speculatori finanziari (Come provocare una guerra facendo la vittima). Ma, stavolta, il boccone Putin è difficile da ingoiare: si è visto dalle sanzioni economiche, che hanno «finito per indebolire più che altro l’Ue, avendo avuto la Russia la possibilità di vendere – anche in rubli – i suoi principali prodotti a partner vecchi e nuovi». Sicché sembra che l’opzione preferita dall’Unione europea (ma non dal nuovo presidente statunitense Donald Trump) sia il conflitto nucleare diretto.
Antonino Galloni conclude con qualche proposta, che potrebbe forse invertire la terribile rotta che si è scelto di percorrere:
- «il ritorno a uno stato interventista»;
- la riconquista della sovranità monetaria;
- una moneta alternativa creata dai Paesi Brics;
- decentramento produttivo e comunitarismo…
Tuttavia, realisticamente, e in mancanza di partiti maggioritari e di masse in mobilitazione, il percorso appare molto impervio.
Le immagini: le copertine di Economia quantistica e de La rivolta delle coscienze.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

















