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Home VECCHI ARTICOLI INEDITION

Il Teatro in un minuto di Francesco Cento

Jessica Ingrami by Jessica Ingrami
11 Novembre 2009
in INEDITION
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Tra gli scrittori “più brevi” si può senz’altro annoverare Stephen King col suo seguente “romanzo”: «L’ultimo uomo rimasto sulla Terra è chiuso nella sua stanza. Bussano». Il disegnatore svedese Henrik Lange ha fatto recentemente forse “di meglio”, sintetizzando in 90 classici da leggere per chi ha fretta (Cairo editore) i capolavori della letteratura mondiale in tre vignette ciascuno.
E in Italia? Nel 1979 Giorgio Manganelli pubblicò per Rizzoli
Centuria. Cento piccoli romanzi fiume (ora nella Biblioteca Adelphi), che però avevano il “difetto” di essere lunghi ben una pagina e mezzo l’uno.
In campo teatrale spicca invece il grande umorista Achille Campanile con le sue
Tragedie in due battute come questa: «LA CREAZIONE DEL MONDO. Personaggi: UN ANIMALE DIMENTICATO. La scena si svolge subito dopo la creazione del mondo. UN ANIMALE DIMENTICATO: “Oh, rabbia! Tutti sono stati creati e io no!”. Sipario». Oppure quest’altra: «Il marito (rincasando con un grosso involto): “Ho portato le maschere antigas”. La moglie: “Benissimo. Allora stanotte possiamo lasciare il gas aperto”. Sipario». Ora sembra voler fargli concorrenza Francesco Cento, con il suo Teatro in un minuto, di cui presentiamo due “opere” inedite, caratterizzate dal gusto del paradosso e della satira.
Equivoco generazionale

Personaggi: Vecchio contadino, studente.

Aia d’un casolare. Sulla sinistra un orto con fascine d’erba secca. Contadino e studente entrano dalla destra.

Studente: Eh, sì! È proprio bella la vita in campagna. Con tutte quelle attività. Il contatto con la natura. Gli alberi, le foglie, l’erba… a proposito, cosa sono quelle fascine?…
Contadino: Canapa.
Stud.: (sorpreso) Canapa?
Cont.: Sì, canapa… perché?
Stud.: (ancora più sorpreso) Ma… canapa, canapa, canapa!
Cont.: Sicuro! È trent’anni che la coltivo e…
Stud.: E non le è mai successo niente?
Cont.: No, niente… Cosa mi deve succedere? Caso mai qualche raffreddore…
Stud.: Solo qualche raffreddore?
Cont.: Eh, beh! Sa, lasciandola macerare… tutta quell’acqua!
Stud.: Ah, lei la macera, prima di…
Cont.: Perché, lei si intende di canapa?
Stud.: Nel mio piccolo, modestamente, non mi posso lamentare… Solo che io, invece di macerarla, la secco…
Cont.: E viene bene?
Stud.: Caspita! Benissimo. Lei, piuttosto, mi garantisce che in trent’anni non ha mai avuto fastidi, che ne so… la polizia… la finanza…
Cont.: Finanza? E perché mai? Ho un’attività pulita e…
Stud.: (tra sé) Certo la campagna è un’ottima copertura. (verso il contadino) Ma, una volta macerata, dove la conserva?
Cont: Dietro l’orto!
Stud.: Dietro l’orto, così… all’aperto, davanti agli occhi di tutti?
Cont.: E perché? Dove dovrei metterla? Lei, mi scusi, dove la tiene?
Stud.: (sottovoce ed avvicinandosi al contadino) Nello sciacquone del bagno!
Cont.: E non si rovina?
Stud.: No! La chiudo bene nel cellofan!
Cont.: Bah! Che strane usanze. Cosa ne fa, una volta custodita nel cellofan?
Stud.: Oh, bella, mi faccio le canne!
Cont.: Le canne?
Stud.: Ma… perché… lei non se ne fa?
Cont.: Farmi la canna, io? E che bisogno ne ho? Qui da me crescono da sole!
Stud.: (meravigliato) Davvero? (frenetico) Dove? Dove? Dove?

Cala la tela.

Contaminazione

Personaggi: coro, maestro del coro, Enrico, Elisabetta, Salvatore.

Interno con, sul fondo, un grande stendardo di Alberto da Giussano. Accanto, bandiere verdi con grande croce celtica. A destra, tavolo con alcune sedie. Entrano da sinistra un gruppo di persone in camicie, gonne e pantaloni verdi (e croce celtica), disponendosi secondo le indicazioni del maestro. Tutti si dispongono a semicerchio con il maestro al centro.

Tutti:
Va pensiero sull’ali dorate,
Va ti posa sui clivi, sui colli
Ove olezzano libere e molli
L’aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
Di Sïonne le torri atterrate…
Oh mia patria sì bella e perduta!

Maestro: No, no, no! Qui c’è qualcosa che non va! Non capisco… Uno strazio! Una stonatura, accidenti! Riprendiamo da: «Oh mia patria…».
Tutti: Oh mia patria sì bella e perduta!
Maestro: No, no, no! Non va bene. (rivolto ad un cantante) Enrico, tu solo! Da: «Oh mia patria…».
Enrico: Oh mia patria sì bella e perduta!
Maestro: (annuisce) Sì, bene. Elisabetta, tu sola, da: «Oh mia patria…».
Elisabetta: Oh mia patria sì bella e perduta!
Maestro: (annuisce soddisfatto) Salvatore, tu! Da: «Oh mia patria…».
Salvatore: Oh mia paaatria sì beeedda jè pedduta.

Cala la tela.

Francesco Cento, quarantanove anni, è laureato in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Da venticinque anni vive e lavora a Genova dove esercita la professione di scultore e insegna Discipline plastiche presso il Liceo artistico statale. Dichiara: «Io, che faccio scultura da sempre, mi accorgo come questo significhi continuamente “fare”, “comunicare”, rapportarsi con la realtà che ci circonda, mettersi sempre in discussione, non arrivare mai». Infatti, l’autore si interessa anche di Storia delle tecniche artistiche e di Melodramma italiano, motivo forse per il quale si è cimentato nei due brani teatrali che abbiamo presentato.

L’immagine: Maschere: Prima della serenata (1986, tecnica mista su carta, collezione privata, Genova) dello stesso Francesco Cento. Per ammirare altre opere di questo notevole artista, si può navigare nel suo sito personale: http://www.francescocento.it/index.html.

Jessica Ingrami

(LM EXTRA n. 19, 15 gennaio 2010, supplemento a LucidaMente, anno V, n. 49, gennaio 2010)

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Tags: achille campanilecairo editorecontadinodisegnatoreerba seccafascinefrancesco centogiorgio manganelliitaliaortoparadossoRizzolisatirastudenteteatro
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