Ancora oggi le due ideologie si contrappongono e rispecchiano un diverso modo di vedere la Storia, la Natura, la religione, la società, l’umanità…
«[…] due secoli / L’un contro l’altro armati» (Il cinque maggio, 1821, vv. 49-50): nella sua celebre ode dedicata a Napoleone Bonaparte, il nostro buon Alessandro Manzoni, forse senza volerlo, evidenziava il netto contrasto tra le ideologie predominanti tra la seconda metà del XVIII Secolo e la prima metà del XIX Secolo.
Semplificando e schematizzando, si può senz’altro affermare che al periodo dominato dalla corrente dell’Illuminismo, essenzialmente filosofica, segue quello in cui prevale il Romanticismo, più estetico-artistico. Sempre sintetizzando, all’ateismo materialista subentra la spiritualità. Alla fredda ragione, il caldo sentimento. Al capire, il sentire. Allo studio razionale, l’intuizione, la creatività e il genio. Al cosmopolitismo, il patriottismo. Al progresso, la difesa della tradizione. Al saggio scientifico-filosofico, le opere letterarie dominate dal lirismo, dalla fantasia, dall’immaginazione, e così via.
In mezzo, come un gigante, si colloca Giacomo Leopardi.
Un eterno succedersi e alternarsi di Ragione e Sentimento
Tale alternanza non avviene solo tra fine Settecento e inizio Ottocento, ma sembra essere una costante nella Storia della cultura, perlomeno di quella occidentale. Sempre semplificando anche troppo, abbiamo avuto un’epoca classica razionale cui è succeduto il Medioevo, dominato dalla religiosità e dalla tensione verso il trascendente.
Tra Quattrocento e Cinquecento, con l’Umanesimo e il Rinascimento, si è riscoperta la centralità dell’intelligenza umana, ma, nel Seicento, ecco il Barocco, con le sue inquietudini e stravaganze. Dopo Illuminismo e Romanticismo, a fine Ottocento, vivono una sorta di copresenza il Positivismo, con la fiducia nella scienza e nella tecnica, e il Decadentismo, che conduce il Romanticismo ai suoi esiti estremi: la trasgressione, l’irrazionalità, il vitalismo, il soprannaturale, l’esoterismo, la scoperta dell’inconscio.
Oggi in che epoca viviamo? Da una parte sembra prevalere nettamente la tecnoscienza, il materialismo, la società di massa, il postumano; dall’altro sembriamo attraversare un’epoca di follia, di individualismo, di atomizzazione sociale e culturale, di caos, di irrazionalità.
Pro e contro
Cosa è migliore, per l’individuo e l’umanità? L’Illuminismo o il Romanticismo? È difficile scegliere. Chiariamo subito che noi propendiamo nettamente per il sentimento romantico. Certo non si può negare che, con il tumultuoso sviluppo di scienza e tecnica, la mentalità scientista derivante dall’Illuminismo abbia recato un certo benessere materiale a buona parte dell’umanità. Tuttavia, si sa come le vie dell’inferno siano lastricate di buone intenzioni. La Rivoluzione francese e la successiva età napoleonica, frutti/conseguenze dell’Illuminismo, sono stati un seguito di massacri, persecuzioni religiose (Guerre di Vandea), Terrore, aggressioni infinite della Francia alle altre nazioni.
Infatti, la tolleranza auspicata da Voltaire si è spesso trasformata in oppressione per chi si opponeva alla dea Ragione, allo Stato, a quello che si considerava fatto “per il bene” delle masse refrattarie alle incomprensibili e talora bislacche imposizioni (oggigiorno promulgate dall’Unione europea e dalle elite progressiste). Il mito del progresso ha recato nel proprio seno il pregiudizio che tutto ciò che è nuovo e viene cronologicamente dopo è sic et simpliciter superiore al passato. Il mito del buon selvaggio teorizzato dallo speranzoso Jean-Jacques Rousseau ha indotto a credere che il Male sia dovuto ai condizionamenti sociali sull’individuo, e non sia insito nell’uomo stesso e nella sua natura. Il relativismo culturale e morale ha fatto perdere ogni bussola di riferimento. Il Positivismo e l’evoluzionismo sono stati alla base delle teorie antropologiche razziali/razziste.
Alla base di tali orrori vi è il complesso di superiorità, la spocchia, oggi più che mai predominante negli intellettuali appunto progressisti (leggi Meglio gli “ignoranti” degli odierni intellettuali “progressisti”), e quindi il pregiudizio di essere migliori del resto dell’umanità.
Si può altresì replicare che la mentalità romantica induca però a un ripiegamento in se stessi, a uno sterile idealismo, al soprannaturale, all’irrazionalità o al fanatismo. E c’è chi l’accusa di essere, alla lontana, la fonte del misticheggiante spirito pagano-germanico che sfocerà nel nazismo.
La bellezza è tutto… forse
«Bellezza è verità, verità è bellezza. / Questo è tutto ciò che al mondo sapete, / e tutto ciò che occorre che sappiate»: questi sono i versi finali di Ode su un’urna greca (1819), famosa poesia di John Keats. E il concetto è ribadito dalla altrettanto celebre frase «la bellezza salverà il mondo», pronunciata dal principe Myškin, personaggio creato da Fëdor Dostoevskij nel romanzo L’idiota (1868). Sono affermazioni semplici solo in apparenza. I due letterati si riferiscono certamente non soltanto alla semplice bellezza fisica o artistica, ma a una bellezza superiore, etica e spirituale, in grado di migliorare l’umanità e renderla più solidale, più sensibile, più buona col prossimo.
Nel nostro mondo odierno, invece, sta venendo sempre meno proprio la bellezza, di ogni tipo. Ci circondano chiasso, volgarità, metropoli disumane; proprio per l’assenza di bellezza, ordine e armonia, all’esteriore benessere fisico si accompagna sempre più il disagio psichico e sociale, l’infelicità, la solitudine, l’aggressività immotivata.
Sicché, di fronte a una società rigidamente organizzata, massificata e irreggimentata, prediligiamo lo spirito individualistico libertario. Alle macchine, ai computer, alle fabbriche, alle città caotiche, preferiamo i misteri, le sensazioni, le magie, i simboli, i sogni, il sublime, la musica, la poesia, i paesaggi selvaggi ed estremi alla Caspar David Friedrich, il sacro, il trascendente, la spiritualità, il silenzio assoluto, l’amore folle, i limiti estremi della Natura, il mare, il cielo, le ascese ai picchi dei monti, l’immensità, l’infinito, fino agli esopianeti, alle galassie, alle supernove, ai buchi neri, alla materia oscura, all’universo misterioso e imperscrutabile, già scoperto con il dono dell’intuizione da Leopardi nel suo Canto notturno di un pastore errante dell’Asia (1829-30).
Le immagini: elaborate con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)


















