Con la consueta sensibilità psicologica e uno stile cristallino, nel suo nuovo, suggestivo, romanzo “L’amore ultimo” (Bertoni Editore), ambientato tra Istria e Veneto, lo scrittore vicentino Ausilio Bertoli riprende e sviluppa alcune delle tematiche trattate nelle precedenti opere
Vi sono narratori che, magari per sorprendere critica e lettori, a ogni nuova produzione mutano argomenti e persino generi dei loro romanzi, e altri che, pur non risultando ripetitivi, si mantengono fedeli a certe tematiche.
Rientra nella seconda tipologia lo scrittore vicentino Ausilio Bertoli, che nello scorso giugno ha dato alle stampe il proprio nuovo romanzo: L’amore ultimo (Bertoni editore, Perugia 2025, pp. 112, € 17,00)
Un uomo che vuole dare amore
Senza anticipare nulla di essenziale della trama e dei vari colpi di scena, riassumiamo qualche elemento della vicenda narrata (che si presterebbe facilmente a diventare sceneggiatura di una fiction televisiva o di un film). Il protagonista è il vicentino Delio Rizzi, poco realizzato, sia sul piano professionale dal suo noioso lavoro di assicuratore, sia su quello personale da esperienze sentimentali effimere. Rimedia in parte alle proprie frustrazioni, esibendosi come presentatore in piccoli eventi locali e col sogno di divenire poeta, paroliere, musicista.
Dovrebbe risollevargli il morale, e magari permettergli nuove conquiste e conoscenze femminili, una solitaria vacanza nella vicina Istria croata, in particolare nella marittima, turistica, Parenzo e nella piccola, interna, Motovun. Qui incontra le bellissime Sanja e la sorella Nina, che ha l’aspirazione di laurearsi in Psicologia clinica presso l’Università di Padova. E Delio le promette di aiutarla in ogni modo.
Il carattere di Delio è straordinario: più che cercare di essere amato, prova il desiderio di offrire amore e disponibilità. La sua generosità e umanità sono caratteristiche che riteniamo oggi rare o del tutto scomparse. È comunque affascinato dalle bellezze femminili, ma poco ricambiato. Sicché il libro è un raro esempio di romanzo d’amore al maschile.
Stile e contenuti del romanzo
La scrittura di Bertoli è cristallina, scorrevole. A volte persino preziosa. Si vedano, ad esempio, le descrizioni dello splendido paesaggio istriano, realizzate anche con ardite metafore (i corsivi sono nostri): «Il sole riapparve nel tardo pomeriggio, vivido, lustrato dal vento»; «La spiaggia era un foulard di ghiaia bianca»; «Mare aperto, punteggiato di isolotti boscosi: tanti smeraldi grezzi»). Il tutto è favorito dallo stesso stile sintetico e dalla brevità del libro, che consente allo scrittore di concentrarsi sul perfezionamento formale.
La vicenda è intrigante, cattura il lettore. Argomenti e tematiche sono vicini alle vite di ciascuno di noi e riprendono e sviluppano quelli delle precedenti opere del narratore, approfondendo con sensibilità la psicologia dei personaggi. In un mondo dominato dal materialismo, dal profitto, dalla banalità del Male, dall’ipocrisia (vedi Che non si sappia; Veneti in controluce), dove vita e lavoro sono alienati e alienanti, Delio lotta per uscire dal suo stato patologico costituito da noia, ansia, nevrosi, depressione.
La salvezza dovrebbe rinvenirsi nelle donne, nel loro fascino, nella loro corporeità, nell’amore. È uno dei più antichi temi della letteratura universale, prima e dopo il Dolce stil novo e la Beatrice dantesca. Come in altri romanzi (vedi Un mondo da buttare; L’amore altro) di Bertoli, sono donne dell’Est Europa, non viste come donne-angelo, ma calate nella cruda realtà, spesso con un tragico destino sempre incombente. Tant’è vero che la conclusione della vicenda narrata rimane sospesa tra speranza e rassegnazione…
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)



















