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La crisi della democrazia in un Occidente autoritario e bellicista

Nel saggio “Democrazia deviata” (PaperFirst) Alessandro Di Battista analizza le ragioni della cronica disaffezione dei cittadini europei per le elezioni. Le cause sono la sfiducia delle politiche Ue, la criminalizzazione del dissenso, la quasi totale assenza di pluralismo massmediatico e la passività di fronte all’eccidio in Palestina. L’economia globale, intanto, sta mutando grazie al dinamismo di tanti Paesi emergenti

Giuseppe Licandro by Giuseppe Licandro
11 Agosto 2025
in ATTACCO FRONTALE, MONDO E GLOBALIZZAZIONE, RECENSIONI, TEMATICHE CIVILI
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La crisi della democrazia in un Occidente autoritario e bellicista
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Nel saggio “Democrazia deviata” (PaperFirst) Alessandro Di Battista analizza le ragioni della cronica disaffezione dei cittadini europei per le elezioni. Le cause sono la sfiducia delle politiche Ue, la criminalizzazione del dissenso, la quasi totale assenza di pluralismo massmediatico e la passività di fronte all’eccidio in Palestina. L’economia globale, intanto, sta mutando grazie al dinamismo di tanti Paesi emergenti

Le elezioni politiche del 1958 fecero registrare l’affluenza più alta della storia italiana (almeno in percentuale): partecipò, infatti, al voto il 93,91% degli elettori. Un altro picco elevato si raggiunse alle elezioni del 1976 (93,40%) e, addirittura, in provincia di Bologna affluì ai seggi il 98,17% degli aventi diritto! (vedi Grafico delle elezioni politiche in Italia, voce Wikipedia).
Il minimo storico, invece, si è toccato alle elezioni europee del 2024 (48,31%). Non è andata molto meglio negli stati dell’Unione europea, dove si è recato alle urne complessivamente il 50,74% degli elettori (vedi Affluenza per anno; Risultati delle elezioni europee 2024; Parlamento Europeo, in www.europarl.europa.eu).

La sfiducia popolare nelle classi dirigenti
La sfiducia popolare nella classe dirigente italiana ed europea è oggetto delle riflessioni che Alessandro Di Battista – opinionista politico ed ex dirigente del Movimento 5 stelle – ha esposto nel saggio Democrazia deviata. Perché non ha più senso parlare di governo del popolo (PaperFirst, pp. 180, € 17,00). Egli parte dal presupposto che «non è sufficiente l’esercizio del voto per valutare se un Paese sia o meno una democrazia». Le decisioni importanti in ambito economico-politico, infatti, «non vengono più prese all’interno dei Parlamenti nazionali», bensì «nei cda delle fabbriche di armi o in quelli dei fondi finanziari che ne controllano i principali pacchetti azionari».

Decine di milioni di cittadini, quindi, sono delusi e – esercitando «l’astensionismo informato» – si rifiutano di recarsi alle urne, perché ormai reputano la democrazia rappresentativa soltanto «il maquillage scelto dalla dittatura finanziaria, economica, mediatica e militare per mostrarsi presentabile agli occhi delle pubbliche opinioni».
Le ragioni dell’astensionismo nel Belpaese
L’impennata dell’astensionismo nel nostro Paese ha ragioni specifiche che sono così riassunte dall’autore: 1) «il peggioramento delle condizioni economiche e sociali» che ha comportato l’impoverimento del ceto medio e l’allarmante decremento demografico (nel 2024 le nascite sono ulteriormente diminuite del 2,6%); 2) il discredito sempre maggiore dei politici, percepiti dai cittadini come una “casta” «che ritiene legittimi determinati osceni privilegi»; 3) la convinzione che tutti i partiti siano uguali, perché asserviti alle «principali lobby del pianeta, da quella sionista a quella militare passando per la lobby farmaceutica».

È emblematica – in tal senso – la parabola politica compiuta da Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia). Nel 2014 – quando stava all’opposizione – si dichiarò «indignata per le condizioni di vita del popolo palestinese», nonché contraria «alle sanzioni imposte alla Russia a seguito dell’annessione della Crimea». Allorché è assurta alla Presidenza del Consiglio, invece, si è schierata con i regimi di Kiev e Tel Aviv, dimostrandosi «l’ennesima politicante suddita di Washington» e dell’Unione europea.
L’autoritarismo dei vertici della Ue
Un altro fattore che incoraggia l’astensionismo è l’autoritarismo degli oligarchi che reggono l’Ue. L’unica sua istituzione eletta democraticamente è il Parlamento di Strasburgo, ma «è quella che conta meno». Il potere decisionale, infatti, è nelle mani dei burocrati della Commissione europea che si distinguono per il credo neoliberista, il bellicismo sfrenato e le continue ingerenze negli affari interni degli Stati membri: spesso, infatti, «i candidati che non piacciono alla tecnocrazia europea […] vengono bollati come filo-russi» (leggi Urne ribaltate).

Un esempio lampante d’involuzione antidemocratica lo ha fornito l’annullamento del primo turno delle elezioni presidenziali rumene del 2024 – dove era giunto primo il sovranista Călin Georgescu col 22,94% dei voti – «per presunte ingerenze da parte di Mosca» (vedi Elezioni presidenziali in Romania del 2024, voce Wikipedia). Tutto ciò contribuisce ad alimentare lo scetticismo di una parte cospicua dell’opinione pubblica europea che ormai «non si sente rappresentata da nessuno».
La criminalizzazione del dissenso
La sfiducia dei cittadini è accresciuta anche dal servilismo della stampa mainstream, che manipola le notizie legittimando le guerre della Nato e di Israele (vedi pure Enrica Perucchietti, La disinformazione parte dai titoli: La Stampa e Repubblica riscrivono fatti e geografia, ne L’Indipendente). Di Battista sottolinea le differenze intercorrenti tra i cronisti palestinesi che – rischiando la vita – continuano a raccontare gli eccidi compiuti dall’esercito israeliano e i “pennivendoli” europei che li giustificano: «A Gaza, i giornalisti più coraggiosi del pianeta; […] in Occidente, i più vigliacchi della Storia».

L’informazione fallace «contribuisce a demolire quel che resta della democrazia», perché scatena la «criminalizzazione del pensiero alternativo e l’imposizione di quello dominante» e fomenta «un clima di terrore». È proprio quello che sta facendo in Italia la stampa atlantista e filosionista: «Chi si schiera per la pace viene definito pacifinto, chi contro il riarmo putiniano, chi contro il genocidio dei palestinesi […] antisemita».
L’incessante ascesa del Brics
Qualcosa comunque sta mutando nell’economia globale, grazie all’incessante ascesa di tanti Paesi emergenti. La trasformazione è iniziata a Ekaterinburg il 16 giugno 2009, allorché quattro nazioni formalizzarono un’intesa commerciale denominata “Bric” (Brasile, Russia, India, Cina), che nel 2010 diventò “Brics” con l’ingresso del Sudafrica. Nell’ultimo biennio hanno aderito anche Egitto, Emirati arabi uniti, Etiopia, Indonesia e Iran, mentre un’altra decina di stati ne è diventata partner.

L’alleanza dei Brics «rappresenta più del 50% della popolazione mondiale e circa il 40% del Pil globale». Essa vuole realizzare un «processo di dedollarizzazione del pianeta», il riordino dell’Organizzazione mondiale del commercio – «considerata eccessivamente succube […] dei Paesi occidentali» – e nuove relazioni mercantili imperniate sulla collaborazione paritetica tra gli stati. L’obiettivo finale, dunque, è il superamento dell’unipolarismo geopolitico imposto dagli Stati uniti nell’ultimo trentennio (vedi Alessandro Valentini, Per un nuovo ordine multipolare contro l’unipolarismo Usa e il dominio del capitale finanziario, in https://megachip.globalist.it).
La reazione violenta dell’Occidente
Gli Usa hanno reagito violentemente alla crescita dei Brics, dapprima fomentando numerosi conflitti armati e, poi, adottando drastiche misure protezionistiche. Gli stati dell’Alleanza atlantica hanno aumentato le spese belliche con il duplice scopo di rilanciare la propria economia e minacciare i Paesi emergenti, impedendo così il passaggio al multipolarismo geopolitico (vedi il nostro articolo La frenesia militarista che rischia di annientare il mondo).

Di Battista stigmatizza l’insidioso progetto portato avanti dagli States e dai loro alleati e dedica l’ultima parte del saggio all’eccidio in atto nella Striscia di Gaza, invitando alla mobilitazione in difesa del popolo palestinese. Verso la fine del suo libro l’autore ricorda l’evento ProPal organizzato a Roma il 24 aprile scorso dall’Associazione Schierarsi (da lui fondata nel 2022) che ha visto la partecipazione – tra gli altri – della funzionaria dell’Onu Francesca Albanese, la quale «da mesi subisce attacchi inauditi […] perché non ha mai smesso di denunciare il genocidio di Gaza».

Le immagini: la copertina del libro di Alessandro Di Battista e la locandina del video promozionale della PaperFirst; foto a uso libero e gratuito da Pixabay secondo la Licenza per i contenuti (autori: michelbossart e kirill_makes_pics).

Giuseppe Licandro

(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

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Tags: astensionismobricsdemocraziaDi Battistafocusisraelenatopalestina
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