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Home ATTACCO FRONTALE

La democrazia e la pace sotto scacco delle “fake news”

Nel saggio “Disinformazione” (PaperFirst) Alessandro Orsini denuncia le tecniche manipolatorie usate in Occidente per influenzare l’opinione pubblica, sostenendo tuttavia che oggi, grazie al web, sia più facile svelare le bugie dell’élite dominante

Giuseppe Licandro by Giuseppe Licandro
31 Marzo 2026
in ATTACCO FRONTALE, MONDO E GLOBALIZZAZIONE, RECENSIONI, TEMATICHE CIVILI
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La democrazia e la pace sotto scacco delle “fake news”
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Nel saggio “Disinformazione” (PaperFirst) Alessandro Orsini denuncia le tecniche manipolatorie usate in Occidente per influenzare l’opinione pubblica, sostenendo tuttavia che oggi, grazie al web, sia più facile svelare le bugie dell’élite dominante

Nel 1513 il filosofo fiorentino Niccolò Machiavelli così descrisse il comportamento amorale che un governante dovrebbe saper assumere all’occorrenza: «Sendo, dunque, uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe e il lione; perché il lione non si difende da’ lacci, la golpe non si difende da’ lupi. Bisogna, adunque, essere golpe a conoscere e’ lacci, e lione a sbigottire e’ lupi» (Il Principe, Einaudi).
Il crudo realismo machiavelliano ci appare ancora attuale, perché consente di capire le vere ragioni dell’agire politico dei più potenti leader mondiali della nostra epoca storica (Benjamin Netanyhau, Vladimir Putin, Donald Trump, Xi Jinping, ecc.).

Disinformazione e misinformazione
Al realismo politico di Machiavelli, Roberto Michels, Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto s’ispirano le analisi elaborate da Alessandro Orsini – professore associato di Sociologia generale e Sociology of terrorism and political violence alla Luiss Guido Carli – nel saggio Disinformazione. La manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali (PaperFirst, pp. 254, € 18,50).

L’autore chiarisce preliminarmente che «la manipolazione dell’opinione pubblica è il processo attraverso cui la classe governante estrae il consenso della classe governata». I leader politici spesso conseguono questo scopo attraverso la «disinformazione» – cioè la «diffusione intenzionale di notizie o informazioni inesatte o distorte» (vedi Disinformazione, voce Treccani) – e la «misinformazione» che si limita a ripetere le fake news. Giorgio Crosetto, Mario Draghi e Giorgia Meloni – ad esempio – hanno profetizzato che l’Ucraina avrebbe agevolmente sconfitto la fragile Russia e questa errata previsione è stata ribadita da opinionisti televisivi e giornalisti di noti quotidiani (Corriere della Sera, il Giornale, la Repubblica, ecc.).
L’Italia è uno «Stato satellite» degli Usa
Recentemente, tuttavia, Crosetto e Meloni hanno asserito di non aver mai creduto nella vittoria di Kiev. L’ipocrita voltafaccia è avvenuto dopo il ritorno alla presidenza statunitense di Trump, fautore della soluzione diplomatica del conflitto russo-ucraino. Ciò costituisce la prova lampante per Orsini che l’Italia «deve dar conto delle sue decisioni più importanti a uno Stato più potente o dominante» e, pertanto, è ormai ridotta a «Stato satellite» degli Usa (vedi in proposito il nostro articolo Il declino del Belpaese, debole stato satellite degli Usa).

L’élite prevalente in Occidente può contare sull’ausilio delle «truppe scelte», ossia dei «giornalisti specializzati in narrazioni d’odio contro i nemici della potenza dominante». La stampa mainstream, infatti, ha trovato sempre giustificazioni morali o politiche per avallare i violenti attacchi israelo-americani contro il regime iraniano, mentre tace sistematicamente sui crimini commessi da quello di Riyad, perché «gli Stati uniti hanno legami profondissimi con l’Arabia saudita».
I fattori della sicurezza nazionale
Uno dei principi delle scienze sociali è il concetto di «sicurezza nazionale» che, secondo il politologo Barry Posen, dipende da quattro fattori: integrità territoriale; sovranità decisionale; incolumità dei cittadini; posizione di potere, ovvero «l’insieme delle risorse relative con cui uno Stato difende la propria sicurezza». Orsini vi aggiunge anche «l’equilibrio di potere», cioè «il rapporto tra il potere di uno Stato rispetto a quello degli altri Stati».

Molti leader occidentali hanno distorto questo principio, sostenendo che «la Nato ha sempre avuto una condotta amichevole e irreprensibile verso la Russia» e, pertanto, l’aggressione russa dell’Ucraina sarebbe avvenuta senza concreti motivi di sicurezza nazionale. La verità, tuttavia, è diversa: tra il 2016 e il 2021 «la Cia ha costruito dodici basi al confine con la Russia in collaborazione con gli ucraini», mentre l’Alleanza atlantica «ha svolto imponenti esercitazioni militari in Ucraina nel 2021» (vedi anche l’illuminante cartina di Laura Canali in L’espansione verso Est della Nato, in Limes).
La «guerra per procura» e il cinismo occidentale
Un altro principio delle scienze sociali stravolto dall’élite europea e statunitense è la «guerra per procura», che serve a spiegare il comportamento assunto da una nazione quando «lascia combattere un conflitto ad attori terzi, appoggiando una delle parti in lotta». I leader dell’Unione europea, infatti, negano il loro coinvolgimento nella Guerra russo-ucraina, anche se da quattro anni la Nato e l’Ue stanno combattendo un’effettiva «guerra per procura» contro il Cremlino. Ad essere massacrati, tuttavia, sono i civili e i soldati ucraini, le sofferenze dei quali sono sfruttate cinicamente dai capi di stato occidentali per giustificare l’abnorme aumento delle spese militari!

Tanti opinionisti, inoltre, continuano a ripetere che non c’erano alternative diplomatiche «alla strategia di sconfiggere la Russia sul campo di battaglia». Nella primavera del 2022, tuttavia, la pace tra Kiev e Mosca era possibile, ma è stata boicottata proprio dai guerrafondai americani ed europei.
I due tipi di manipolazione
La manipolazione dell’opinione pubblica «può essere semplice e complessa». La prima fa ricorso a gesti individuali come «un post su Facebook, un tatuaggio o la soppressione politica di un convegno»; la seconda necessita di un’articolata organizzazione che coinvolga «rettori, direttori di quotidiani, conduttori televisivi e radiofonici e molti altri». Esempi di «manipolazione semplice» sono il tatuaggio raffigurante il tryzub (stemma nazionalista ucraino) che Carlo Calenda si è fatto stampare su un polso, oppure «la soppressione politica dei convegni accademici che criticano le politiche della Nato in Ucraina».

Nella «manipolazione complessa», invece, rientrano «il finto piano di pace» proposto da Draghi nel maggio 2022, il «raggiro del “prestito”» fatto dall’Ue all’Ucraina (in realtà una donazione a fondo perduto) o le false motivazioni addotte da Donald Trump per giustificare il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte delle forze speciali statunitensi (lotta al narcotraffico, promozione della democrazia, ecc.).
Lo scetticismo nella «società dell’informazione»
La società postindustriale è caratterizzata dalla «condizione postmoderna» che comporta «l’incredulità nei confronti delle metanarrazioni» (François Lyotard, La condizione postmoderna, Feltrinelli), cioè la sfiducia nelle grandi ideologie tradizionali (cristianesimo, illuminismo, marxismo, ecc.). Lo scetticismo si è amplificato grazie all’avvento della «società dell’informazione», caratterizzata dalla proliferazione delle reti telematiche, in particolare blog, social media e testate giornalistiche indipendenti online (vedi il nostro articolo Il «regime dell’informazione» nell’età postmoderna).

Orsini, pertanto, sostiene che oggi sia più difficile manipolare l’opinione pubblica, soprattutto perché: «a) il livello d’istruzione della classe governata è aumentato; b) esistono i social network che possono diffondere, ma anche svelare le menzogne; c) accanto al giornalismo corrotto, esiste anche il giornalismo investigativo come quello di Julian Assange; d) esistono le élites politiche che lottano per il potere e hanno un interesse a sbugiardarsi a vicenda: e) alcuni governanti hanno un’intelligenza modesta […] e le loro menzogne vengono riconosciute facilmente».
Come demistificare una «manipolazione complessa»
Machiavelli era convinto che «l’ingenuità, come tratto caratteristico dei governati, fosse immodificabile perché legata alla natura umana», ma il sociologo napoletano, nella parte finale del saggio, si distacca dal suo pessimismo antropologico. Le odierne classi subalterne, infatti, «tendono a perdere la loro ingenuità», perché «la società dell’informazione fornisce ai governati la possibilità di scoprire le notizie false diffuse dai governanti» e, ad esempio, capire che «rischiano di morire in una guerra nucleare» (leggi anche La cupa minaccia nucleare che grava sul mondo e Verso il massacro nucleare?).

Per contrastare efficacemente l’élite dominante, tuttavia, non basta smascherare le varie fake news, ma occorre smontare i «quadri concettuali» e le «cornici teoriche» che sorreggono le «narrazioni false e ingannevoli». La demistificazione di una «manipolazione complessa», dunque, non è affatto facile, ma richiede l’ausilio di conoscenze disciplinari molteplici come «la teoria sociologica, l’antropologia culturale, la filosofia, la psicologia sociale, la metodologia delle scienze sociali, l’epistemologia, lo studio della storia».

Le immagini: la copertina del saggio di Alessandro Orsini; foto dell’autore dell’articolo.

Giuseppe Licandro

(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

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Tags: disinformazioneelitefake newsfocusguerrainformazioneopinione pubblicapacesocietà
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