Tra il 3 e il 4 ottobre 1925, a Firenze, si consumò l’ultimo eccidio dello squadrismo mussoliniano prima della “normalizzazione” del Regime: le vittime furono ben sette. A distanza di un secolo, nel libro “Le dittature serrano i cuori” (Betti Editrice), Stefano Bisi ricostruisce la vicenda, lo strazio dei congiunti e, più in generale, la persecuzione subita dalla massoneria
È stata una caratteristica dell’ascesa del fascismo l’uso della violenza squadrista fino all’omicidio a scopo politico e terroristico nei confronti degli oppositori. Una volta assunto il potere, Benito Mussolini rinnegò le proprie responsabilità, prese le distanze dalle brutalità, a volte fece condannare gli autori dei delitti, per poi “perdonarli”, comunque reintegrandoli o almeno affidando loro buone posizioni lavorative e sociali.
È il passaggio dal fascismo-movimento al fascismo fautore dell’ordine e della normalità. Ma, prima, a Firenze, furono sette le vittime della furia squadristica del fascismo. E forse fu l’ultimo eccidio prima dalla Guerra civile del 1943-45.
Cent’anni fa, una notte di sangue
Firenze, notte tra il 3 e il 4 ottobre, 1925. Dopo giorni di segnali premonitori, in poche ore una squadraccia uccide ben sette persone: tre noti personaggi antifascisti e quattro poveri operai di cui non è rimasto neppure il nome. A formare il gruppo, come al solito, delinquenti e criminali comuni, con a capo il “ras” Tullio Tamburini: la loro adesione al fascismo serviva anche per commettere impunemente ruberie, distruzioni, incendi, atti di sadismo, il che si verificò pure in tale occasione. Sebbene San Bartolomeo si festeggi il 24 agosto, il tragico episodio è ricordato nel capoluogo fiorentino come “La notte di San Bartolomeo”, in analogia con la ben più celebre e sanguinosa strage degli Ugonotti a Parigi, avvenuta appunto nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1572.
A rievocare attraverso un bel libro l’eccidio, con cura e affettuosità per lo strazio e le successive difficoltà dei famigliari delle vittime, è il giornalista senese Stefano Bisi. Tra l’altro, dal 2014 al 2024, gran maestro del Grande Oriente d’Italia, la più antica (1805) e con più affiliati istituzione massonica regolare del nostro Paese. La sua agile pubblicazione s’intitola Le dittature serrano i cuori. L’omicidio di Giovanni Becciolini e la furia fascista della notte di San Bartolomeo (Betti Editrice, Monteriggioni 2024, pp. 114, € 12,00).
Le vittime “eccellenti”
I tre uomini noti brutalmente assassinati erano personaggi politici di orientamento socialista e massoni. Giovanni Becciolini (appena 26 anni), repubblicano, diffusore con la moglie di Non Mollare, periodico clandestino ideato dai fratelli Rosselli e da altri intellettuali salveminiani, stampato proprio nel capoluogo toscano. L’avvocato filantropo antifascista, corrispondente dell’Avanti!, Gustavo Console (37 anni, nato a Montecalvo Irpino, Avellino). Il geniale inventore-imprenditore Gaetano Pilati (44 anni), originario di Croara, frazione di San Lazzaro di Savena (Bologna), deputato socialista nel 1919-21, mutilato di guerra, anch’egli massone come le altre due vittime.
Da annotare che anche in questo caso, come in tanti altri episodi simili, vi fu complicità o passività quasi totale di questori, prefetti, polizia e carabinieri e, infine, della magistratura («I tutori dell’ordine brillarono sempre per la loro assenza» scrisse Gaetano Salvemini).
Le testimonianze delle mogli e dei figli, la narrazione delle delicate storie d’amore e delle successive traversie da loro subite, costituiscono un ulteriore pregio del libro.
Bisi ricorda pure che i fatti del 3-4 ottobre 1925 ispirarono il romanziere Vasco Pratolini per la scrittura del suo un tempo celebre romanzo Cronache di poveri amanti, pubblicato nel 1946 (aggiungiamo che Carlo Lizzani ne trasse nel 1954 un omonimo film).
La persecuzione della massoneria da parte del fascismo
L’autore ripercorre sia i rapporti tra massoneria e socialisti, sia soprattutto la violenta repressione a opera dei fascisti (molti templi massoni furono devastati in tutta Italia). Come mai questa furia? In effetti la massoneria, per il suo carattere internazionale e umanitario, era molto lontana dall’ideologia fascista e non integrabile nel nuovo Regime (al contrario della Chiesa cattolica, come si vedrà coi Patti lateranensi del 1929).
Infatti, sia il Primo Congresso del Partito nazionale fascista (Roma, 7-11 novembre 1921) sia il Gran Consiglio del fascismo del 15 febbraio 1923 sancirono l’incompatibilità tra l’appartenenza al partito e quella alla massoneria. Così, quasi all’unanimità, la Camera dei deputati il 19 maggio 1925 e il Senato il 20 novembre dello stesso anno approvarono una legge «sulla disciplina delle associazioni», il cui scopo ultimo era lo scioglimento della massoneria.
Serve ricordare? Il pericolo autoritario è sempre presente
La ricostruzione di Bisi è ottima: accurata, avvincente, straziante. È sempre bene ricordare storiograficamente gli orrendi crimini delle dittature del Novecento. Purtroppo la speranza che la loro memoria e rievocazione possano servire a evitare il ripetersi di nuove tragedie si è ormai da tempo rivelata una mera illusione. Il tante volte ripetuto “mai più” nelle celebrazioni ufficiali sembra divenuto un inutile rituale. Guerre, genocidi, imperialismi, sfruttamento, repressione, intolleranza, caratterizzano ancora oggi, come sempre, la storia umana.
A chiusura di questo testo, infatti, ci permettiamo qualche divagazione che poco ha a che vedere col libro di Bisi e che non intende assolutamente alleggerire la condanna verso la dittatura fascista e i suoi orrori.
- In quegli anni, ma anche prima e dopo, la repressione e l’uso della violenza per reprimere movimenti politici e sindacali, non solo da parte delle forze dell’ordine, ma pure di squadracce prezzolate, era comune anche nei Paesi considerati più democratici. Si pensi solo ai massacri avvenuti negli Stati uniti nei confronti di operai, minatori, sindacalisti, agitatori politici (emblematico il caso di Sacco e Vanzetti), che eliminarono alla fonte il sorgere di partiti socialisti, o al trattamento subito dalle suffragette nel Regno unito o da tanti scioperanti nella maggior parte degli Stati liberaldemocratici.
- Va considerato che, soprattutto quando il voto popolare o parlamentare varca di poco la soglia della maggioranza del 50%+1, ci troviamo di fronte alla nota «dittatura della maggioranza» teorizzata da Alexis de Tocqueville. Realtà oggi dominante, visto che va a votare una bassa percentuale dell’elettorato, le cui scelte si applicano ai restanti cittadini, la vera “maggioranza” della popolazione.
- Al di là della scarsa partecipazione al voto e, ancor meno, alla vita democratica, oggi sorgono molti dubbi sulla bontà e democraticità delle attuali democrazie occidentali. La sovranità popolare e nazionale sembra svanita nel nulla o, perlomeno, sterilizzata, a favore di “dolci” – si fa per dire – dittature sovranazionali e antipopolari dal sapore capitalista, finanziario, neoliberista, globalista e tecnocratico.
- Infine, oggi violenza politica, squadrismo, aggressioni, intolleranza, mancata accettazione dei risultati elettorali, provengono maggiormente, se non unicamente, da certe frange della sinistra extraparlamentare e non solo. L’antifascismo viene agitato come spauracchio contro le destre che appaiono dappertutto divise tra moderate, conservatrici e populiste, ma che di certo non costituiscono alcuna minaccia per il pluralismo e l’ordine democratico.
Tutto questo per affermare che le dittature e la repressione di libertà e dignità dell’uomo non hanno sempre lo stesso volto e colore, per cui occorre mantenere alta l’attenzione e vigili e lucide le menti per scorgere il pericolo autoritario o totalitario, che assume spesso maschere diverse e cangianti nel corso del tempo…
Le immagini: la copertina de Le dittature serrano i cuori e la locandina della presentazione e del libro, avvenuta a Bologna martedì 1° luglio 2025.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

















