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Home VECCHI ARTICOLI SOTTO I RIFLETTORI

La “zoomafia”, una terribile iattura che incombe sull’Italia

Giuseppe Licandro by Giuseppe Licandro
22 Marzo 2006
in SOTTO I RIFLETTORI
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Ogni anno, immancabilmente, con l’arrivo dell’estate e delle tanto agognate ferie per milioni di cittadini italiani, c’è qualcuno che soffre e che sconta l’indifferenza della parte più sconsiderata dei vacanzieri. Sono le centinaia di animali che vengono abbandonati nei boschi e lungo i cigli delle strade, se non addirittura barbaramente soppressi, da chi non ha voglia di portarli con sé in vacanza, né ha la compiacenza di trovare loro un’adeguata sistemazione. Cosicché il divertimento, durato a volte soltanto pochi mesi, di bambini viziati e di adulti insensibili si trasforma in un vero e proprio incubo per le sfortunate creature, vittime innocenti che avrebbero tutto il diritto di trascorrere serenamente la propria esistenza, senza subire alcun tipo di maltrattamento (per le tematiche relative ai diritti degli animali rimandiamo ad un altro nostro articolo, Così usati, così sfruttati, così maltrattati: la denuncia delle crudeltà sugli animali, apparso sul n. 3 di direfarescrivere, http://www.bottegaeditoriale.it/primopiano.asp?id=48). Ma, purtroppo, altri gravi iatture minacciano l’incolumità degli animali domestici, i quali andrebbero considerati non tanto un’inesauribile fonte di sostentamento per l’economia o un effimero passatempo, quanto piuttosto una gioiosa compagnia da proteggere e conservare.

La “zoomafia” – Da un certo numero di anni, infatti, nel lessico dell’associazionismo ambientalista, ma anche nel linguaggio giuridico, è comparso il neologismo “zoomafia”. Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio nazionale zoomafia della Lav (Lega antivivisezione), nello scritto La nuova legge? Un baluardo contro la zoomafia (in Animali: i loro diritti, i nostri doveri, a cura di Maria Chiara Acciarini, l’Unità), così spiega il significato del termine: «Sfruttamento degli animali per ragioni economiche, di controllo sociale, di dominio territoriale, da parte di persone singole o associate appartenenti a cosche mafiose o a clan camorristici». Il vocabolo sta, quindi, ad indicare lo sfruttamento degli animali per mano della criminalità organizzata – ma spesso anche ad opera della criminalità comune, contigua e parallela a quella maggiore -, che non esita a sottoporre a crudeli maltrattamenti soprattutto cani, gatti e cavalli, impiegati nelle più lucrose attività illegali, quali i combattimenti e le corse clandestine. Il fenomeno è diffuso in molte regioni italiane, ma è soprattutto concentrato nel Meridione, dove storicamente è più forte e ramificata la presenza della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra. E molte recenti inchieste della magistratura hanno svelato che i gruppi criminali responsabili delle attività connesse alla “zoomafia” hanno stabilito redditizie relazioni sia con l’economia legale, sia con alcuni settori collusi degli enti pubblici.

Enormi introiti – Gli animali, purtroppo, procurano notevoli proventi ai malviventi, grazie soprattutto agli allevamenti abusivi, cui sono strettamente correlate tutte le altre attività illegali. Troiano, in tal senso, ci informa che «ammonta, infatti, a circa un miliardo e 775 milioni di euro il business annuo che rotea intorno alle scommesse clandestine sui combattimenti tra animali, le corse clandestine tra cavalli e le truffe nell’ippica». Per non parlare, poi, di altri lucrosi affari criminali, che riguardano il traffico di bestie esotiche, la macellazione clandestina, il bracconaggio o forme inusitate di sfruttamento degli animali – ad esempio il cosiddetto “malandrinaggio di mare”, ossia l’allevamento e la vendita non autorizzati di pesce e molluschi. Bisogna, infine, ricordare una serie di prevaricazioni, sistematicamente esercitate dalla malavita nei confronti dei nostri poveri “amici”: alcune sono prettamente simboliche e servono a fornire dimostrazioni di forza e di autorità (sfoggiando, ad esempio, bestie feroci al guinzaglio), altre implicano il controllo sociale del territorio (gli animali vengono usati nelle rapine o sono uccisi a scopo intimidatorio e per ritorsione verso i proprietari), altre ancora si riferiscono all’addestramento dei giovani malavitosi, che, proprio maltrattando inermi animali, si abituano a diventare aggressivi e sanguinari.

L’Osservatorio nazionale della Lav – Il fenomeno dello sfruttamento degli animali da parte della malavita è oggetto delle ricerche portate avanti dal già citato Osservatorio nazionale zoomafia, una struttura istituita e gestita dalla Lega antivivisezione, che, in collaborazione con gli organi della polizia giudiziaria e con la magistratura, redige annualmente il Rapporto zoomafia, per monitorare lo sfruttamento illegale degli animali e informare l’opinione pubblica. La Lav, oltre che nella sistematica denuncia di tali attività delinquenziali, si è distinta sempre nella lotta contro la caccia, gli allevamenti di animali da pelliccia, la sperimentazione di farmaci e di cosmetici sugli animali, la loro detenzione negli zoo e nei circhi.

La legge 189 – E, insieme ad altre note associazioni ambientaliste (World Wildlife Fund, Greenpeace, Ente nazionale protezione animali, Lega italiana protezione uccelli), è riuscita a far approvare la legge n. 189 del 20 luglio 2004, che prevede dure sanzioni contro il maltrattamento e l’abbandono degli animali e che contrasta con efficacia – finalmente – anche i combattimenti e le competizioni non autorizzate tra di essi, introducendo pene piuttosto severe al riguardo (reclusione da uno a tre anni, con multa da 50.000 a 160.000 euro, salvo aggravanti che possono aumentare la sanzione da un terzo alla metà). Educare i cittadini e, soprattutto, i giovani ad un corretto e responsabile rapporto con gli animali significa, quindi, non solo far rispettare i diritti di ogni creatura vivente, ma anche svolgere un’azione di prevenzione nei confronti di molti comportamenti criminali, che rischiano di trovare terreno fertile nelle precarie strutture sociali ed economiche di molte regioni italiane.

Giuseppe Licandro

(LucidaMente, anno I, n. 7, luglio 2006)

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