Fresco di stampa, il romanzo, “Il sogno di Suzana” (Fefè Editore) di Ausilio Bertoli è un originale romanzo-thriller d’avventura e d’azione, ma soprattutto d’amore e d’impegno civile. La “Prefazione” di Rino Tripodi. Presentazione in prima nazionale domenica 14 giugno a Torri di Quartesolo (Vicenza)
È uscito da pochi giorni e diffuso nelle migliori librerie proprio oggi, 12 giugno 2026, Il sogno di Suzana. Amore e morte nel Kosovo del dopoguerra (Prefazione di Rino Tripodi, Fefè Editore, Roma 2026, pp. 138, € 15,00), nuovo romanzo di Ausilio Bertoli. Ecco, in breve la vicenda narrata.
Il veneto Boris abbandona momentaneamente il proprio sicuro e tranquillo, seppure insoddisfacente, lavoro nella farmacia di famiglia per recarsi in station wagon con Giulia in un Kosovo devastato appena uscito dalla guerra. Il Paese è ancora occupato dalle forze di pace Nato e in preda a disordini e bande criminali.
Per i due dovrebbe trattarsi solo di una breve visita all’ospedale dove lavora coraggiosamente come dottoressa volontaria Clizia, sorella di Giulia. Però tutto si complica. Sia per i già tortuosi intrecci sentimentali, complicati dalla nuova conoscenza con la locale operatrice sanitaria Suzana, sia per il luogo, affascinante per la sua arcaicità e la sua natura incontaminata, ma contornato da personaggi ambigui, incombenti pericoli e criminalità imperversante.
Il sogno di Suzana è dunque un originale romanzo-thriller d’avventura e d’azione, ma soprattutto d’amore e d’impegno civile. Agile, ricco di suspense, si legge tutto d’un fiato, grazie anche a uno stile vivace che ben accompagna i colpi di scena della trama. Tuttavia, nonostante la brevità, è ricco di umanità, impegno civile e spunti di riflessioni su importanti tematiche della nostra epoca. Il suo messaggio finale è quello non solo di “restare umani”, ma anche di amare e di donarci agli altri, costi quel che costi.
Di seguito, per gentile concessione di editore e autore, riportiamo la Prefazione al romanzo del nostro direttore, Rino Tripodi, intitolata appunto Lo scrittore italiano che ama le donne e i Balcani.
Vi sono scrittori che, con lo scopo – pretesto? – di “sperimentare”, e magari per sorprendere i propri lettori, variano a ogni loro pubblicazione i contenuti, i generi letterari e talvolta anche le forme delle loro produzioni. Altri, invece, restano fedeli alle proprie tematiche e al proprio stile.
Il vicentino Ausilio Bertoli rientra senz’altro nella seconda tipologia. In tutte le sue opere troviamo alcuni topoi, innanzitutto i sentimenti e le donne, i viaggi, l’impegno civile, che rappresentano un suo marchio di fabbrica e un sicuro sigillo di garanzia per il lettore.
Artisti che amano le donne
Potremmo iniziare citando L’uomo che amava le donne, il film del 1977 diretto da François Truffaut, nel quale il protagonista non è un dongiovannesco seduttore, ma un uomo che trova nella compagnia delle donne la propria ragione di vita e il ri-conoscimento di se stesso. Oppure Il vecchio che leggeva libri d’amore, romanzo del 1989 del cileno Luis Sepúlveda, nel quale è pure presente l’impegno civile contro la distruzione della foresta amazzonica da parte della speculazione umana.
Ma, probabilmente, lo scrittore cui più somiglia Bertoli nel delineare i complicati rapporti uomo-donna e i loro intrecci, al limite dell’equivoco, è il ceco Milan Kundera, guarda caso narratore mitteleuropeo come il nostro narratore vicentino. Tra leggerezza e tragedia, sia nel famosissimo L’insostenibile leggerezza dell’essere, sia in altri romanzi quali Amori ridicoli o Il valzer degli addii, le relazioni sentimentali ed erotiche sono come minuetti amorosi al cui interno le persone si inseguono e chi ama non è amato dalla persona che ama ed è amato e da un’altra e a sua volta la persona che si ama ne ama un’altra ancora.
Insomma, si tratta, quasi sempre, di rapporti sentimentali intricati e complicati. Che non sempre finiscono bene, per mancanza di sentimenti ricambiati o per le atroci, mortali, trappole del destino.
La meraviglia delle donne
Quanto appena scritto su Kundera vale pienamente anche per Bertoli, raro esempio di autore maschio che scrive romanzi d’amore. Il desiderio di una relazione piena e totale con una donna sembra non potersi mai realizzare.
Gli amori sono prodigiose rivelazioni, ma a volte abbagli. Le rifrazioni sono convulse e imprevedibili. Il buio è forato da splendide luci che possono rivelarsi sbilanciate luminescenze chiaroscurali. La geometria dell’amore è centripeta. Le vicende si strozzano producendo schegge taglienti.
Lo scrittore vicentino crea una miriade di donne dalle peculiarità infinite, sebbene generalmente caratterizzate da umanità, generosità e positività. Egli produce un catalogo di donne che, pur nella sua varietà, differentemente da quello cantato dal servo Leporello in onore di don Giovanni nella splendida opera mozartiana, non è un elenco di corpi, ma una summa di spiriti femminili.
Del resto, elencava già Michele Monina nella sua Postfazione a Un mondo da buttare (Italic & Pequod, Ancona 2017), precedente romanzo di Bertoli, riferendosi ai personaggi femminili presenti nel libro:
«La vicina di casa Barbara, prima a cristallizzare il concetto di inadeguatezza rispetto ai canoni estetici imperanti, la lettone Katrina, incarnazione della sessualità, la psichiatra Sarah, in qualche modo destinata a far implodere la fortezza della solitudine imbastita dal protagonista, la giornalista Dalia, vero personaggio positivo di questa storia, tutte queste donne insieme danno vita a una sorta di costellazione dentro la quale si perde lo sguardo del protagonista».
Afferma Boris, il protagonista de Il sogno di Suzana: «Per me le donne non sono affatto delle allodole, ci mancherebbe! Per me siete l’emblema della vita e della bellezza. Un emblema da custodire con ogni cura, delicatamente, con tenerezza».
E, infatti, appare davvero rara e preziosa la sensibilità dello scrittore verso il mondo femminile e le sue sfaccettature. Un narratore appassionato, una letteratura di sentimenti strazianti, all’interno della quale le donne, peraltro con la loro esuberante corporeità ben presente, assumono un valore poetico e salvifico, quasi una speranza in un contesto disumano e disumanizzante.
L’Europa dell’Est
Si sa che il Triveneto è un’area sì italiana, ma che, nel corso della Storia, ha guardato sempre più ai Balcani e alla Mitteleuropa che all’Italia occidentale o centro-meridionale. Ricordiamo ancora le vicende di Trieste e della Repubblica di Venezia e il Trattato di Campoformio del 1797?
Pertanto, non deve sorprendere che luoghi – la sua è pure una letteratura di viaggi – e personaggi di Bertoli appartengano a quell’ampia zona europea. Specialmente le innumerevoli nazioni, etnie, regioni, del vecchio Impero asburgico (al riguardo imperdibile è Danubio di Claudio Magris) e dei Balcani, coi loro tragici intrecci (assolutamente da leggere è Il ponte sulla Drina di Ivo Andrić).
In particolare, delle regioni balcaniche oggi andiamo scoprendo sempre più la selvaggia bellezza di mare, entroterra, campagne, colline, montagne, che Bertoli ben descrive. Luoghi bellissimi, popoli splendidi, massacrati soprattutto dagli spietati interessi e relativi complotti geopolitici delle potenze straniere.
Sovente lo scrittore ci trascina non solo in quei luoghi, ma nell’avventura, nell’azione, nella suspence, nei colpi di scena, tanto da toglierci il respiro, come ne Il sogno di Suzana.
Purtroppo, nei romanzi di Bertoli, spesso un tragico destino incombe sulle donne dell’Est Europa.
L’impegno civile: i valori, gli ideali e la speranza
Bertoli è scrittore impegnato civilmente. Ad esempio, nei racconti di Veneto in controluce (Fernandel, Ravenna 2018) o nei romanzi Un mondo da buttare (Italic & Pequod, Ancona 2017) e Che non si sappia (Bertoni, Marsciano 2023), egli denuncia il degrado e la corruzione di politica e società, col trionfo di materialismo, consumismo e corsa all’arricchimento costi quel che costi, che ha sommerso pure la provincia italiana.
Ad accomunare l’autore e le donne che popolano i suoi romanzi è appunto anche la presa di coscienza del Male che domina il mondo. A questa percezione si accompagna non la depressione o la rassegnazione, ma l’umanità, l’impegno, a volte incompreso dalle persone comuni:
«Giulia scese per prima: barcollava come un’ubriaca, ma aveva solo le gambe informicolite. Mise la borsa a tracolla, si appoggiò al fusto di una quercia e imprecò a gran voce contro la sorella finita laggiù, disse, invaghita di un collega che aveva sacrificato una promettente carriera all’ospedale di Padova per dedicarsi ai disgraziati di un lontano, anonimo ospedale dell’International Assistance. “Una cosa che proprio non riesco a capire!” concluse».
Diverso, rispetto a Giulia, è l’atteggiamento di molte altre donne, come la sorella Clizia, volontaria presso un ospedale del Kosovo, o Suzana («i miei bambini sono e saranno soltanto tutti i bambini del mondo»):
«Alla brezza si era sostituito un vento prepotente: ripuliva le strade, i palazzi, le catapecchie, gli alveari umani alti fino a dieci, dodici piani, sopravvissuti ai bombardamenti o rappezzati di recente, e sferzava gli alberi e le insegne.
“Sarebbe bello se il vento potesse spazzare via anche l’odio, le cattiverie e la tristezza”, dissi transitando davanti alla stazione di polizia, ai bordi del centro antico.
“La tristezza dici? Ora non la si percepisce più, è stata portata via dai giovani”, commentò Suzana. “Adesso si respira un’aria diversa. I giovani hanno imparato a rimuovere il passato, fino a credere che non sia mai esistito”.
Aspettò una mia reazione, ma non fiatai […].
“Al giorno d’oggi i giovani guardano a un mondo senza confini né conflitti, un mondo libero e giusto, mai conosciuto finora nel Kosovo e nemmeno nell’Europa intera”, riprese Suzana. “Saranno degli illusi, dei topisti, ma senza un po’ di topia il cambiamento non verrà mai realizzato. Resterà sempre sulla carta, non credi?”».
Il desiderio, il sogno di un mondo migliore, più pacifico, più degno di essere vissuto, sembrano simboleggiati, come si è visto anche a inizio della precedente citazione, dalla natura e dai paesaggi, che assumono la funzione di limpidi simboli quasi surreali («si vedono la pineta e la luna, che in queste notti assomiglia a una fetta di melone appesa tra cielo e terra»):
«Ero affacciato alla finestrella di un cottage eretto in mezzo a un giardino rigoglioso, pieno di fiori e di piante dove cantavano una miriade di uccelletti variopinti, di filari di vigne che a stento sopportavano il peso dei grappoli, di ruscelli colmi d’acqua limpida, piena di pesci. “Mi sembrava d’essere in paradiso. Ho sognato il paradiso”».
Sicché, grazie a quest’ultimo brano di Bertoli, noi possiamo concludere augurandoci che, sebbene in questa terribile temperie di guerre e follia che stiamo vivendo ai giorni nostri, si possa non solo sognare, ma realizzare, se non un adamantino paradiso in Terra, un mondo nel quale non prevalgano violenza e malvagità.
(Rino Tripodi, Lo scrittore italiano che ama le donne e i Balcani, Prefazione ad Ausilio Bertoli, Il sogno di Suzana. Amore e morte nel Kosovo del dopoguerra, Fefè Editore, Roma 2026, pp. 5-10)
La presentazione in prima nazionale del libro di Bertoli avverrà domenica 14 giugno, alle ore 17, a Torri di Quartesolo (Vicenza), presso la libreria Feltrinelli posta all’interno del Centro commerciale Le Piramidi. Dialogherà con l’autore Michela Valsecchi.
Le immagini: la copertina del libro di Bertoli ed elaborate con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
Maria Daniela Zavaroni
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)