Una visione ideologizzata della realtà, unita ad arroganza e spocchia, impedisce di intervenire pragmaticamente ed efficacemente sui problemi della nostra società. Ma il popolo non è stupido. E ormai le classi lavoratrici votano sempre più a destra
Di fronte a chi intende negare la realtà, è diventato luogo comune citare la celebre frase dello scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton: «Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate» (1905). In effetti, pare che l’intellettuale cattolico londinese abbia ripreso un passo di Publio Cornelio Tacito: «Orribile quel tempo in cui tocca sguainare la spada per affermare che l’erba è verde e la neve bianca».
Comunque, entrambe ci sembrano chiare affermazioni in difesa della ragionevolezza di fronte alla follia dei fanatici. Riflessioni tanto più attuali in un tempo nel quale occorre faticare per smascherare chi serra gli occhi o, ancor peggio, chiude la mente con dogmi ideologici (le famose lanterninoscopia e lenti colorate de Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello).
Lo scollamento tra ideologia e mondo reale
Queste persone, spesso celebrati intellettuali, antepongono ideologie, convinzioni stantie, illusioni, forse un tempo nobili speranze e utopie, alla presa di coscienza di ciò che è reale e delle assai complesse questioni odierne. E, se, come è ovvio, tale modus operandi non funziona, non si cambia l’ideologia, ma si maschera o si nega del tutto la realtà.
Così facendo, si impedisce ogni possibilità di affrontare le problematiche sperando di lenirle o addirittura risolverle. Soprattutto i politici appartenenti a quell’area che una volta si definiva sinistra (ma di quella antica e nobile sinistra è rimasta solo la loro collocazione nei banchi parlamentari), e ancor più gli intellettuali progressisti, sembrano vivere su un altro pianeta.
Il loro modo di affrontare la realtà è ripetitivo, quasi scontato. Anzi, antepongono un’idea fantasiosa del reale dettata da rigidissime e intolleranti ideologie, vecchie (illuminismo e marxismo-leninismo) e nuove (politicamente corretto, cancel culture, wokeismo). E questo si applica non solo al presente, ma pure all’analisi del passato, degli eventi storici e culturali, avvenuti in contesti e situazioni estremamente diversi da quelli attuali, eppure valutati con la mentalità progressista odierna. Così Dante Alighieri diventa un fanatico cattolico; e sono classificati come razzisti, maschilisti, omofobi, eurocentrici, ecc., quasi tutti gli altri letterati e artisti del passato.
Abbasso il popolo, viva il neocapitalismo e il woke!
A sinistra lo scollamento con la realtà e le classi popolari si è accentuato sempre di più negli ultimi anni, con l’adesione di fatto al neocapitalismo edonista, finanziario e non più manifatturiero, ovvero diretto a produzioni materiali e davvero utili a migliorare la qualità della vita delle persone. Il recente Potere economico, invece, è fondato su nuove tecnologie, informatica, robotica, virtualità, intelligenza artificiale…
Il vizio di anteporre l’ideologia e, anche in buona fede, la speranza che il mondo e l’umanità possano migliorare quasi con uno schiocco di dita, risalgono forse al peccato originale dell’Illuminismo, coi suoi dogmi laici dell’innata bontà umana (il mito del buon selvaggio e l’idea che è la società a rovinare gli individui che ammazzano, stuprano, rubano), del progresso (inevitabile col succedersi del tempo), dello scientismo e della tecnologia.
Banali luoghi comuni che diventano dogmi indiscutibili
Ecco alcuni luoghi comuni “progressisti”, spesso ridicoli ma, al contempo, pericolosamente non solo intolleranti, ma all’origine della violenza degli allievi dei cattivi maestri. “Le destre [di ogni tipo] rappresentano il Male assoluto e sono fasciste”. “In Italia viviamo sotto un regime autoritario neofascista”. “Le guerre sono provocate dalla ‘cultura patriarcale’”. “Per fortuna c’è l’Unione europea che ci sta salvando [Dalle guerre? Dalla miseria? Dalla crisi energetica? Non ci sembra proprio]. “Le forze dell’ordine son sempre violente e il diritto di manifestare non deve avere alcun limite”. “Tutta la Medicina, compresi i [presunti] vaccini antiCovid, va accettata, anzi prescritta forzatamente”. “È in atto un cambiamento climatico disastroso, la causa è la troppa anidride carbonica ed essa è emessa dall’umanità”.
“Non esiste un problema sicurezza (omicidi, stupri, furti, rapine, scippi) provocato soprattutto dagli immigrati”. “Le donne sono superiori agli uomini”. “Il genere sessuale è un’imposizione della società e ognuno/a (anzi, ognun*) è libero di sceglierlo, magari mutandolo più volte nella vita”. “Gli imprenditori sono tutti degli sfruttatori”. “Commercianti e partite Iva sono evasori congeniti”. E mille altre sciocchezze partorite da menti fantasiose. Ditemi come si può affrontare un qualsiasi problema se lo si nega o lo si vede/interpreta coi paraocchi.
La corruzione delle menti, del pensiero critico e libero avviene fin dalle scuole elementari, per poi aggravarsi con le scuole superiori e le università. A tutto ciò si accompagna l’arroganza intellettuale, il ritenere che chi è laureato ne sappia e valga di più degli altri, fino alla derisione e alla violenza, perlomeno verbale, verso chi afferma, come il bimbo della fiaba di Hans Christian Andersen: “Guardate che il re è nudo”.
Viva l’“ignoranza”!
Paradossalmente, dall’indottrinamento e dall’ideologia si salvano gli ignoranti. Ovvero coloro che, dovendo lavorare tutto il santo giorno per sbarcare il lunario, vedono il mondo, i problemi, la realtà, per quello che sono, con la saggezza dettata dall’esperienza. Rimane a loro il buon senso evitando non solo le fumisterie degli intellettuali radical chic, ma anche il senso comune, su cui tanto ironizzava Alessandro Manzoni. Stiamo facendo un discorso intriso di populismo? Ma un tempo non erano le sinistre dalla parte del popolo («Alla riscossa / Bandiera rossa»)? E non è populista (e sovranista) la stessa tanto decantata Costituzione italiana, quando proprio nel primo articolo sancisce che «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione» [i grassetti sono nostri].
Invece oggi gli esponenti di sinistra disprezzano proprio le classi popolari, che sono ignoranti. Eh, sì, lavorando tutti il giorno, non hanno il tempo per leggere e studiare ciò che impone l’egemonia culturale di sinistra. Ma il popolo sarà forse ignorante, ma non è stupido. E questo lo salva (esclusi, ovviamente, gli indottrinati dai partiti o da Cgil, Arci, Anpi, e tutte le altre sigle di un battagliero apparato di propaganda ed egemonia culturale).
Egemonia culturale? Sì. Perché oggi le élite di sinistra sono la vera classe al potere. Infatti, ne L’ideologia tedesca (1845-1846) Karl Marx e Friedrich Engels scrivevano: «Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante». Vale a dire che la classe sociale predominante nel migliore dei casi plasma i ceti sottomessi, nel peggiore impone loro idee (visione fallace della realtà spacciata per verità universale), usi, costumi.
Oggi la potenza materiale è dettata dal possesso non solo dei vecchi, quanto e più dei nuovi mezzi di produzione. Che sono spesso immateriali, quasi virtuali: social, internet, mass media, pubblicità, industria culturale e del divertimento, sottocultura giovanile, ecc.
Il disprezzo per le persone comuni e come salvarsi da una dittatura culturale
La presa in giro di chi crea ricchezza e lavora davvero si allarga ancora di più, se si pensa che le classi sociali progressiste, gli intellettuali, ricevono lo stipendio grazie alle tasse pagate da chi produce ed esporta. Sì, gli “operatori culturali” – importantissimi, certo, per l’educazione; nessuno lo vuole negare – sono per loro natura improduttivi, se si esclude chi opera nel campo delle bellezze artistiche, che attirano il turismo straniero, grandissima ricchezza del Belpaese. La superbia dei radical chic si abbina alla loro incapacità di spirito pratico e nell’insensibilità che non consente loro di calarsi nei panni dei non privilegiati.
Le differenze tra elettori di sinistra ed elettori di destra, verso la quale si rivolge ormai la maggior parte delle classi popolari, sarebbe semplicemente sociologica (leggi anche «E, poi, nel bene, nel male, / è una questione sociale»), ma sta divenendo quasi antropologica. Le analisi sociologiche super partes sono chiare: le classi popolari hanno da tempo abbandonato le sinistre per votare le destre (vedi Elettori di destra ed elettori di sinistra: un mutamento epocale).
Sottrarsi al pensiero unico e alle menzogne intellettualistiche dei “progressisti”, e quindi alla propaganda dei mass media mainstream messaggeri delle élite, è un dovere per i pensatori liberi e un fattore salvifico legato alle condizioni sociali dei lavoratori. Ovvero, quelli che tengono in piedi l’Italia con la creatività e con l’impegno quotidiano.
Le immagini: elaborazioni con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

















