Partendo da celebri riflessioni di personaggi famosi, Giorgio Dobrilla, nel suo recente libro “2025. Saggezza in caduta libera?” (Civ Edizioni) riflette su dodici tematiche legate alla nostra società. Le conclusioni sono amarissime…
Sembra che negli ultimi anni il calo dell’intelligenza sia direttamente proporzionale all’aumento della popolazione (inversione dell’effetto Flynn). E che lo sviluppo scientifico e tecnologico non abbia prodotto un uguale progresso nell’umanità, sia collettivamente sia nei singoli individui.
È vicino a tale tesi Giorgio Dobrilla, col suo nuovo libro 2025. Saggezza in caduta libera? (con la collaborazione di Alessandro Cimino, Prefazione di Paolo Pagliaro, Civ Edizioni, Roma 2025, pp. 218, € 24,50). In esso l’autore riprende una frase di un filosofo, un letterato, un uomo politico, ma anche di un comico o altro, e nel proprio testo ne fa il commento, sempre di due pagine, inserendo a sua volta una scoppiettante miniera di altre citazioni, aforismi, riflessioni, del passato e della contemporaneità.
Sebbene non manchino leggerezza e ironia, le conclusioni sono amarissime: nonostante i grandi pensieri/moniti di uomini illustri, l’umanità ripete gli stessi errori e la sua etica resta bassissima, come dimostrano la costanza di guerre, aggressioni, brutalità, ingiustizie… (leggi anche, sul nostro blog, Rino Tripodi, Finiranno mai le nefandezze della Storia e del genere umano? No!).
Gli argomenti affrontati sono dodici, sempre piacevolmente e ironicamente trattati: guerra/genocidi; morte; politica/politici; democrazia/democrazie; bene/male; peccati comuni; sentimenti; religioni/pregiudizi; informazione/disinformazione; scienza/pseudoscienza; salute/malattie; cambiamenti. Prevale una razionalità di tipo illuminista e scientista, a volte espressa con una rigidità che alcuni lettori potrebbero non apprezzare.
Del volume pubblichiamo di seguito, per gentile concessione dell’autore, due sue riflessioni che prendono spunto da una citazione di Churchill e da una di Goethe.
«Il politico deve essere in grado di prevedere
cosa accadrà domani, il mese prossimo e l’anno prossimo,
e, in seguito, avere la capacità di spiegare
perché non è avvenuto»
Winston Churchill
(1874-1965)
Leggendo la frase di Churchill, avvertiamo: 1) come essa sia assolutamente vera; 2) constatiamo una possibile propensione di Winston C. per la fantapolitica e 3) Siamo convinti che la sua riflessione non riguarda solo i politici del Regno Unito. Essa ha valore internazionale come l’inno dei lavoratori per eccellenza (L’Internazionale) scritto dall’operaio musicista belga Pierre de Geyter (1848-1932).
Ma u cumannari è megghiu du futtiri (“il comandare è meglio che lo scopare”), recita così un proverbio siciliano, che supera le previsioni/aspirazioni di molti politici mediocri. Non a caso il profondamente credente (ma non religioso!) Voltaire, protagonista dell’Illuminismo francese, scrisse che «il piacere di governare deve senza dubbio essere squisito, a giudicare dal grande numero di persone che sono ansiose di praticarlo».
In attesa di politici capaci di prevedere ciò che riserva il futuro prossimo e remoto se non regolato ragionevolmente in anticipo, Voltaire si mostra pacifista e antimilitarista ante litteram e da qui nasce uno dei suoi capolavori, Il trattato sulla tolleranza, che contiene un appello alla pace agendo da mediatore per evitare la Guerra dei sette anni tra Francia e la Prussia di Federico II.
Questa lunga serie di conflitti anche ai nostri giorni, questi continui appelli alla pace, questi convegni sterili e mai risolutivi, ci confermano purtroppo la miopia criticata da
Churchill nel titolo. Magari non si tratta di vera miopia ma della natura di molti uomini, per cui Socrate stesso faceva bene ad affermare che un uomo, se vuol vivere troppo onesto, non può essere un politico.
A rincarare il pessimismo socratico ci mancava solo Boris Makaresko, cabarettista italiano di origini russe e romene, secondo il quale «molti dei nostri uomini politici sono degli incapaci. I restanti sono capaci di tutto». Han ragione gli anarchici (e non solo) a indignarsi e protestare? No, non occorrono per Ennio Flaiano, il quale scrive: «Da ragazzo ero anarchico, adesso mi accorgo che si può essere sovversivi anche soltanto chiedendo che le leggi dello Stato vengano rispettate da chi governa».
Obiettivo ambizioso: secondo l’antropologa e filosofa Ida Magli gli italiani per i loro governanti sono stati da sempre esclusivamente l’oggetto sul quale poggiare i piedi per raggiungere ed esercitare il potere.
«Un uomo che si vanta di non cambiare mai opinione
è uno che si impegna a camminare sempre in linea retta,
un cretino che crede all’infallibilità»
Johann Wolfgang Goethe
(1749-1832)
Per il letterato, teologo e filosofo Goethe un uomo o donna che si vantino di essere sempre stati infallibili sono degli imbecilli. Meno tranchant, ma sempre negativo, è il parere del quasi coetaneo Arthur Schopenhauer per il quale la convinzione di essere infallibili (ma non dovrebbe valere per laici e religiosi, fedeli o atei?) è un sicuro segno di mediocrità. Questa pecca sarebbe propria del presuntuoso o di colui che tende a usare molte parole per esprimere pochi e modesti pensieri al contrario dell’eccellenza, dote di chi invece è capace di concentrare importanti concetti in poche parole.
Scettico nei confronti di coloro che si credono infallibili e quindi incorreggibili, e in sostanziale sintonia con Goethe, sono individui di tutt’altra professione e di forte personalità come, ad esempio Indro Montanelli, il quale dichiarava di non aver mai provato alcuna difficoltà ad ammettere di essersi sbagliato in precedenza, lasciando liberi di ritenere l’infallibilità un’esclusiva solo del Demiurgo e degli imbecilli.
Sull’infallibilità di Dio sarà bene ritornarci, ma per il momento accontentiamoci di notare che un altro semi-dio illuminato. Buddha, il cui vero nome era Siddharta Gautama, vissuto nell’India del Nord nel VI secolo a.C., invitava invece a «non considerare infallibile nessun dogma o libro». Una proterva presunzione d’infallibilità diventerebbe comunque facilmente intolleranza anche se l’individuo può non essere un imbecille, caratteristica questa che si riscontra spesso nei leader politici specie se più proni al cambio di casacca.
Per Lev Tolstoj, anche le Chiese professanti la loro infallibilità sarebbero istituzioni sostanzialmente anticristiane. Per lo scrittore russo esse non avrebbero infatti niente in comune con i principi del cristianesimo eccetto che per il nome. Propria di queste sarebbero l’infallibilità e la sanzione arbitraria, mentre il cristianesimo è fatto di umiltà, modestia e tolleranza. Non smettere di pensare e di cambiare, se in buona fede si ritiene di aver sbagliato, ricordandosi però il manzoniano «Pedro, adelante con juicio».
(da Giorgio Dobrilla, 2025. Saggezza in caduta libera?, con la collaborazione di Alessandro Cimino, Prefazione di Paolo Pagliaro, Civ Edizioni, Roma 2025, pp. 46-47; 204-205)
Ricordiamo altre segnalazioni di pubblicazioni di Dobrilla:
Guarigione, tra scienza e suggestione
Bufale mediche
Le immagini: la copertina del saggio di Dobrilla; elaborazione con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
Maria Daniela Zavaroni
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)


















