L’Iva al 22% sul cibo e sulle prestazioni veterinarie per i nostri beniamini è una palese ingiustizia. Inoltre, nel caso si riducessero tali aliquote, occorre considerare le ricadute positive sociopsicologiche e persino economiche. Lo studio e la petizione della Lav
Gli italiani hanno scoperto l’amore per gli animali: infatti, circa il 40% delle famiglie ha adottato almeno un animale domestico. Ciò comporta sempre più un legame affettivo profondo. E sono documentati gli effetti positivi sul benessere psicofisico delle persone.
Per esempio, secondo una Ricerca Assalco Zoomark del 2025, gli anziani che vivono con un animale riducono del 15% il ricorso alle visite mediche. E il risparmio annuo stimato per il Servizio sanitario nazionale è di circa 4 miliardi di euro.
Le spese per gli animali domestici contribuiscono all’economia italiana
Pertanto non si capisce perché siano mantenute le assurde aliquote Iva del 22% sia sugli alimenti per animali domestici sia per le spese veterinarie. Anche perché la sensibilità verso tale tema e l’animalismo in generale attraversa tutti i partiti politici, sia di maggioranza, sia d’opposizione. Si potrebbe pensare che, abbassando le suddette aliquote, si creerebbe un buco nelle entrate statali. Ma, come vedremo, non è così.
Vediamo alcuni numeri e considerazioni ricavati soprattutto da La convivenza con cani e gatti: il valore sociale ed economico. Si tratta di uno studio commissionato dalla Lav (Lega antivivisezione) a Ref Ricerche che analizza l’impatto sociale, sanitario ed economico della presenza di animali familiari nelle case italiane e quindi fa chiarezza su molte questioni dibattute quando si parla di animali domestici.
Innanzitutto, la presenza di animali in famiglia non dipende da reddito, età, condizione sociale. Tuttavia, a causa del peso economico della cura degli animali il 23% delle persone rinuncia ad accogliere un nuovo animale per timore dei costi (mediamente oltre 600 euro annui per animale tra alimentazione e cure sanitarie). Così, dolorosamente, il 10% ha dovuto separarsi dal proprio cane o gatto per ragioni economiche (Eurispes: Rapporto Italia 2025).
La ricaduta economica sul Paese è notevole: in Italia la spesa per beni e servizi legati alla cura di cani e gatti è poco meno di 7 miliardi di euro l’anno. Ossia, circa lo 0,4% al Pil nazionale e l’attivazione di circa 96.000 posti di lavoro.
Aliquote assurde su alimenti per animali e visite veterinarie: abbassarle non inciderebbe sul bilancio statale
Cosa accadrebbe se si allineasse l’Iva sui cibi per animali a quella applicata all’alimentazione umana (4%) e la si azzerasse sulle prestazioni veterinarie, così come per le cure mediche rivolte alle persone? Quali sarebbero le conseguenze sulle entrate dello Stato?
Apparentemente invisibili, esistono esternalità positive. Si stima che tali misure comporterebbero sì un costo per la finanza pubblica pari a circa 577 milioni di euro. Ma esse genererebbero un aumento del valore aggiunto di circa 500 milioni di euro e 6.500 nuovi occupati. Pertanto l’intervento legislativo sarebbe sostanzialmente neutrale per il bilancio pubblico.
Le ricadute positive su benessere animale, randagismo, salute delle persone e società in generale
Con l’Iva la 4% l’indice dei prezzi della pet economy si ridurrebbe dell’8,7%, migliorando l’alimentazione e la salute dei nostri beniamini. E con l’azzeramento dell’Iva sulle cure veterinarie avremmo anche animali più sani. Ancora più importante, diminuirebbero gli abbandoni dovuti a precarietà economica, e quindi il pericoloso e crudele randagismo e le relative spese per canili e gattili pubblici (più di 60 milioni di euro annui).
Incalcolabile, poi, è la ricaduta positiva dell’amicizia con gli animali su psiche e salute fisica delle persone di ogni età e condizione sociale.
Son già undici i Paesi europei che applicano un’Iva agevolata sugli alimenti per cani e gatti. Come si è già detto, in Italia sono state presentate proposte di legge bipartisan per la riduzione dell’Iva anche sulle spese veterinarie, così come per garantire cure veterinarie gratuite a cani e gatti che vivono con persone socialmente fragili. Occorre però avviare l’iter parlamentare di queste proposte di legge e giungere a una loro rapida approvazione.
In tale direzione può costituire una positiva spinta firmare le petizioni del Partito animalista italiano (clicca qui) o della stessa Lav (clicca qui).
Le immagini: il logo della Lav ed elaborate con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
Maria Daniela Zavaroni
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)


















