«Si tratta di parate dove l’esibizionismo corporeo è la norma, l’atmosfera è fluida, caotica e costantemente sotto i riflettori di media e social network. I figli vengono ridotti a scudi umani e “bandiere viventi”, cinicamente utilizzati per sdoganare e normalizzare l’agenda politica LGBTQ+»
Pubblichiamo quanto inviatoci da un nostro lettore.
L’onda d’urto dei Pride estivi in Italia porta con sé un’anomalia metodica e calcolata: il sistematico arruolamento dei bambini in piazza. Non siamo di fronte a un innocuo dibattito sulla diversità, ma a una violenta forzatura ideologica.
I minori vengono trascinati a forza dentro dinamiche ipersessualizzate e brutalmente politicizzate, modellate a uso e consumo del mondo adulto.
I bimbi devono crescere liberi e non strumentalizzati
L’infanzia esige una protezione assoluta da qualsiasi forma di propaganda identitaria. Un bambino non possiede gli strumenti cognitivi per decodificare le complessità della sessualità adulta. Per questo, la loro esibizione nei cortei si configura come una palese strumentalizzazione genitoriale: i figli vengono ridotti a scudi umani e “bandiere viventi”, cinicamente utilizzati per sdoganare e normalizzare l’agenda politica LGBTQ+.
Si tratta di parate dove l’esibizionismo corporeo è la norma, l’atmosfera è fluida, caotica e costantemente sotto i riflettori di media e social network. Gettare dei minori in un simile tritacarne mediatico, all’interno di un contesto così polarizzante e divisivo, significa marchiare a fuoco la loro immagine pubblica. Questo comportamento nega ai bambini il diritto sacrosanto di crescere liberi da condizionamenti, privandoli della possibilità di maturare, una volta adulti, una visione autonoma e consapevole su temi etici così complessi.
Gianni Toffali – Verona
Le immagini: elaborate con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)
















