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Quello che nessuno osa dire su Lampedusa

Il Centro di prima accoglienza per migranti della celebre isola è internazionalisticamente illegale. Lo affermano alcune recenti sentenze della Corte europea dei Diritti dell’uomo

Andrea Baiguera Altieri by Andrea Baiguera Altieri
1 Luglio 2026
in ATTACCO FRONTALE, GIURISPRUDENZA-DIRITTO DEL LAVORO, MONDO E GLOBALIZZAZIONE, TEMATICHE CIVILI
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Quello che nessuno osa dire su Lampedusa
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Il Centro di prima accoglienza per migranti della celebre isola è internazionalisticamente illegale. Lo affermano alcune recenti sentenze della Corte europea dei Diritti dell’uomo

Nel 2016, la Corte europea dei Diritti dell’uomo (Corte Edu, con sede a Strasburgo) si era già occupata delle pessime condizioni in cui sono detenuti i migranti clandestini che sbarcano a Lampedusa. In particolar modo, il vaso di Pandora era stato sollevato dal signor Khlaifia e da altri suoi compagni di sventura, barbaramente richiusi nell’hotspot siciliano in questione come se si trattasse di delinquenti senza dignità.
Tuttavia, nel 2016, il ricorso alla Corte Edu di Khlaifia contro l’Italia venne respinto, poiché, com’è noto, fa comodo essere forti con i deboli e deboli con i forti. Invece, sette anni dopo, nel 2023 i magistrati di Strasburgo, nella Sentenza J.A. e altri contro lo Stato italiano, non hanno più potuto tacere su quelle che sono vere e proprie torture morali e psicologiche perpetrate presso il Centro di prima accoglienza di Lampedusa.

Cos’è successo nel 2017
Nuovo caso nel 2017. Il 15 ottobre, J.A. e altri due tunisini, in cerca di un futuro migliore in Europa, sono salpati da un porto tunisino verso la Sicilia. Dopo poche ore, una nave li ha salvati dalla morte per fame e sete, triste destino di centinaia di altri migranti africani e asiatici. Condotti a Lampedusa, sono stati rinchiusi presso il locale Centro di prima accoglienza in regime di detenzione amministrativa, senza contatti né con avvocati, per inoltrare la richiesta d’asilo, né con le autorità consolari tunisine, che avrebbero potuto tradurre o redigere la necessaria documentazione.

Ai tre malcapitati venne consegnato un semplice volantino, generico e insufficiente, che conteneva talune vaghe indicazioni su come poter diventare asilanti (richiedenti asilo) in territorio italiano. Dopo dieci giorni di permanenza in mezzo alla sporcizia e senza un letto per dormire, i ricorrenti vennero fatti salire sull’aereo che, da Lampedusa, li riportò a Tunisi, ove, peraltro, i tre uomini rischiavano di essere incarcerati senza giusta causa per motivi politici.
Il ricorso del signor J.A. e dei suoi due compagni e la sentenza del 2023 della Corte Edu (articoli 3, 4 e 5 Cedu)
Tecnicamente parlando, davanti alla Corte Edu, J.A. e gli altri due migranti tunisini hanno denunziato lo Stato italiano perché nell’hotspot di Lampedusa le condizioni igienico-sanitarie sono «inumane e degradanti», il che è proibito dall’articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo (Cedu). Inoltre, i decreti di espulsione emessi dalla Questura di Agrigento erano costituiti da moduli prestampati, il che configura, ex art. 4 protocollo n. 4 della Cedu, l’illecito di «espulsione di massa di stranieri».

Infine, alla luce dell’art. 5 Cedu, la Corte Edu ha riconosciuto pure che i tre migranti non avevano commesso alcun reato. Pertanto, la privazione della loro libertà personale nel Centro di accoglienza è stata illegittima, non proporzionata e, soprattutto, è stato impedito loro di uscire da Lampedusa per cercare la necessaria assistenza legale per poter inoltrare domanda d’asilo.
Il divieto di espulsioni di massa (art. 4 protocollo n. 4 Cedu)
La violazione internazionalistica più grave abitualmente commessa nei confronti dei migranti clandestini è quella di «espulsione collettiva». Essa è espressamente e severamente vietata dall’art. 4 protocollo 4, entrato in vigore il 2 maggio 1968. Come precisato dalla Corte Edu anche in altre Sentenze, come quella che ha riguardato, nel 2012, il signor Hirsi Jamaa e altri contro l’Italia, lo Stato ospitante è sempre tenuto a una scrupolosa analisi delle specifiche esigenze di ciascun migrante. Questo perché molti stranieri che passano il confine italiano sono in fuga dal pericolo di esecuzioni capitali, torture, stupri, persecuzioni religiose o etniche o trattamenti inumani e degradanti nel loro Paese d’origine.

L’art. 4 protocollo 4 vieta severamente agli Stati che aderiscono alla Cedu di disporre provvedimenti di espulsione inadeguatamente o insufficientemente motivati. È dovere degli Stati ascoltare personalmente e dettagliatamente il/la migrante, facendo attenzione a tutte le sue esigenze personali, specialmente se lo straniero proviene da Ordinamenti ove la guerra, le discriminazioni e la tortura costituiscono la norma. Viceversa, nel caso J.A. e altri verso Italia, la Questura di Agrigento si è resa responsabile di una mass expulsion frettolosa ed inaccettabile.
La verità: non turbare i turisti
La Corte Edu ha accolto il ricorso dei tre stranieri tunisini anche perché, all’interno dell’hotspot di Lampedusa, sono state accertate insalubrità igienico-sanitaria, mancanza di spazio, ammassamento indiscriminato degli stranieri detenuti, impossibilità di contatti con l’esterno a causa di cancelli, sbarre e recinzioni metalliche.

Tutto ciò si può facilmente collegare al fatto che l’eventuale presenza dei clandestini turberebbe le quiete vacanze dei numerosi turisti che affollano, in estate, le spiagge di Lampedusa. Nel nome delle esigenze dei turisti, l’Italia giustifica trattamenti inumani e degradanti nei confronti di persone colpevoli solo di essere nate in zone povere e disagiate del pianeta.
L’hotspot di Lampedusa viola la libertà personale di migranti incensurati
L’art. 5 Cedu vieta ogni limitazione non giustificata della libertà personale e, in effetti, il signor J.A. e i suoi due connazionali chiedevano di poter uscire dal Centro di Lampedusa non per delinquere, bensì solo per poter contattare un avvocato o un funzionario consolare che li assistesse nel presentare domanda d’asilo allo Stato italiano. All’opposto, nel girone infernale di Lampedusa, è vietata ogni possibilità di recarsi all’esterno del perimetro sorvegliato, anche se lo straniero asilante non costituisce affatto alcun pericolo per l’ordine pubblico.

La detenzione amministrativa dei migranti a Lampedusa è eccessiva, non proporzionata e non supportata da una reale pericolosità sociale degli immigrati. Sicché, la Corte Edu ha condannato l’Italia per la detenzione “arbitraria” del signor J.A. e degli altri suoi sfortunati compagni.

Le immagini: elaborate con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.

Andrea Baiguera Altieri

(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

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Tags: CeduConvenzione europea dei diritti dell'uomocorte europea dei diritti dell'uomodetenzione arbitrariadiritti umanilampedusamigranti
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