Le edizioni di Panorama hanno ristampato “Il Campo dei Santi”, il libro maledetto dello scrittore francese Jean Raspail, che denunciava già nel 1973 la catastrofe che sarà causata dall’immigrazione di massa. Non bello, apocalittico, sgradevole, ma… profetico. La tematica più importante è l’autodisprezzo dell’Occidente
«Date testimonianza di cosa? Della vostra fede? Della vostra religione? Della vostra civilizzazione cristiana? Nulla di tutto questo. Voi testimoniate contro voi stessi, da disillusi dell’Occidente che siete. Credete che i miseri che vi circondano abbiano dei dubbi? La vostra mancanza di convinzione, che corrisponde al colore della vostra pelle, loro l’hanno perfettamente interpretata come debolezza, un abbandono e, come se non bastasse, li avete anche aiutati. L’unica cosa che a loro rimane del vostro proselitismo è solo l’idea della ricchezza occidentale».
(Jean Raspail, Il Campo dei Santi, Presentazione di Maurizio Belpietro, A cura di Francesco Borgonovo, Traduzione di Gianni Correggiari, Società editrice Panorama, Milano 2025, pp. 384, € 12,90, p. 70)
Un libro visionario, violento, apocalittico, ma anche acre, bilioso, astioso
Sono le disperate, ultime ma lucide parole che il console del Belgio a Calcutta rivolge a un vescovo cattolico terzomondista e immigrazionista (oggi potremmo dire pure “bergogliano”). Qualche pagina dopo, nel tentativo di opporsi all’imbarco di centinaia di migliaia di persone che vogliono salpare verso le coste dell’Occidente, il belga viene massacrato dalla folla e di lui non resterà che una macchia rossa di sangue in terra. Siamo intorno alla Pasqua del 1990. È l’inizio dell’emigrazione da tutto il mondo dei disperati, milioni, decine di milioni, verso le rive degli Stati ricchi, a cominciare dalla Costa Azzurra francese.
L’autore preferì che l’onda umana partisse dall’India per schivare le accuse di razzismo e/o islamofobia qualora, più realisticamente, avesse scelto «immigranti» africani, arabi, islamici. L’arrivo/invasione di milioni di disperati senza alcuna voglia di “integrarsi” si salda con le rivolte e il livore, repressi per decenni, degli immigrati già presenti, con il masochista fanatismo ideologico di estremisti di sinistra, di sessantottini, di terzomondisti, nonché con buona parte della Chiesa cattolica. La catastrofe finale è facilmente immaginabile: è il saccheggio illimitato, la rivoluzione, l’anarchia, il caos assoluto.
Crudeltà, asprezza, odio, violenza, particolari raccapriccianti, oltre che una miriade di personaggi, caratterizzano dunque i 50 capitoli de Il Campo dei Santi, romanzo maledetto dello scrittore cattolico e tradizionalista francese Jean Raspail (1925-2020). Ruvidità, toni rabbiosi e livori simili a quelli che caratterizzano anche molte opere di Louis-Ferdinand Céline. Ma in Raspail vi è anche ironia, sarcasmo, senso del paradosso, umorismo, satira. Aggiungiamoci pure la visionarietà, i toni fortemente apologetici (verso cristianesimo e civiltà occidentale) e apocalittici.
Una citazione dell’Apocalisse di san Giovanni
Appunto, il titolo è tratto da un versetto (20, 9) dell’Apocalisse di san Giovanni. A leggerlo, fa venire i brividi: «Il tempo dei mille anni giunge alla fine. Ecco, escono le nazioni che sono ai quattro angoli della Terra, il cui numero eguaglia la sabbia del mare. Esse partiranno in spedizione sulla faccia della Terra, assalteranno il Campo dei Santi e la Città diletta». Che si potrebbe interpretare: “I mille anni del dominio della civiltà cristiano-occidentale volgono al termine. I popoli degli altri continenti, coi loro miliardi di individui, emigrano in Occidente e conquistano Roma”.
E, ancora, Il Campo dei Santi è caratterizzato dalla volontà apodittica di scrivere comunque un forte romanzo a tesi, per cui il messaggio sotteso non traspare con delicatezza o, almeno, senza forzature. Al contrario, continui, a volte ridondanti e noiosi, e persino abietti, sono i commenti e le esplicitazioni dell’ideologia dell’autore; che un tempo si sarebbe unanimemente definita reazionaria, oggi realistica.
Big Other
Ecco perché il romanzo di Raspail venne subito bandito dai circoli letterari progressisti e radical chic, per poi raggiungere nel tempo un successo legato al passaparola dei lettori più entusiasti e, quindi, riemergere negli ultimi anni, quando ciò che aveva profetizzato il baffuto scrittore nato nel minuscolo Comune di Chemillé-sur-Dême sembra si stia realizzando punto per punto.
Un libro scomodo, antipatico, spesso sgradevole (ma verosimile), intriso di sangue e sporcizia, di particolari crudeli e spiacevoli, anzi disgustosi e ripugnanti, repellenti e ributtanti, che, come abbiamo visto nella citazione iniziale, le Edizioni del settimanale Panorama (e del quotidiano LaVerità) hanno pubblicato all’interno della collana «Pensiero forte» (curata da Borgonovo), proprio nello scorso agosto. E allegandolo nelle edicole – le poche ancora vive – ai due periodici, tanto per rovinare le ferie ai vacanzieri.
Inoltre, il romanzo è preceduto (pp. 17-40) da un altro “scandaloso” scritto di Raspail: il breve saggio Big Other (“Il Grande Altro”), Prefazione all’edizione del 2011 de Il Campo dei Santi. È evidente il richiamo al Big Brother del 1984 di George Orwell. Ma, più che strumento di un regime totalitario assoluto, il Big Other raffigura la nuova dittatura ideologica “dolce” del pensiero conformista politicamente corretto (nel tempo, per definirlo, con la sua sempre maggiore aggressività, si sono aggiunti i termini cancel culture e woke).
La canea radical chic
Scrive Raspail (p. 28): «Big Other vi vede. Big Other vi sorveglia. Big Other ha mille voci, degli occhi e delle orecchie dappertutto. […] è il Figlio Unico del Pensiero dominante […]. Egli s’insinua nelle coscienze. Circuisce le anime caritatevoli, Semina il dubbio nei più lucidi. Niente gli sfugge. Non lascia passare nulla. Come Lenin in altre circostanze, egli dispone d’una massa “d’utili idioti”».
Il Big Other è sostenuto ciecamente, irrazionalmente, fanaticamente, spietatamente, dalla «canea mediatica, dello showbusiness, artistica, droit de l’hommiste, universitaria, insegnante, sociologica, letteraria, pubblicitaria, giudiziaria, cattoprogressista, episcopale, scientifica, psichiatrica, militante umanitaristica, politica, associativa, assistenzialistica». Se guardiamo al blocco compatto, spocchioso, prepotente, invadente, all’assoluta egemonia culturale, che permea tutti i Paesi occidentali, come non dargli ragione?
Il Campo dei Santi non è un capolavoro
Tuttavia, come traspare da quanto abbiamo finora scritto, Il Campo dei Santi è un romanzo con parecchi difetti, acuiti da questa edizione, in cui son presenti tanti refusi, tra i quali addirittura la “E” maiuscola, terza persona singolare del verbo essere, con l’accento costantemente errato (“É” e non il corretto “È”). Ma, a volte, il Vero è più importante del Bello (per non dire del Buono e del Giusto, quando queste categorie morali divengono impraticabili). Lo stesso Raspail ammetteva (p. 23) che «è un libro impetuoso, furioso, tonico, quasi gioioso nella sua angoscia, ma selvaggio, talora brutale e repellente per le belle coscienze che si moltiplicano come un’epidemia».
Ci ripugna utilizzare categorie politiche per l’arte, che si misura solo in base al proprio valore estetico. Però possiamo affermare che, come in molta letteratura “di destra”, anche in Raspail tanto vi appare di sgangherato o sconnesso (la costruzione narrativa) o enfatico (a cominciare dallo stile). Eppure, quanta vitalità, libertà, anticonformismo, spirito anarchico, vi è presente (così come in molte vite e opere di questi “anarchici di destra”: si pensi ad Hamsun o a Landolfi, al già citato Celine o a Malaparte, a D’Annunzio o a Jünger, a Pound o a Cioran, a Borges o a Ionesco)!
È, infatti, una letteratura che non si fa condizionare da ideologie e speranze utopistiche ma mostra la realtà più crudele o crea inedite visionarietà, talvolta con modalità stravolte e stravolgenti (leggi in Fata Morgana Web, 11 luglio 2022, la recensione di Tommaso Tuppini a Giovanni Raboni, I grandi scrittori? Tutti di destra, De Piante Editore, Busto Arsizio 2022).
Ma sta accadendo davvero!
Asserire che in Europa sia in atto una sostituzione etnica da parte di persone non solo estranee, ma che non comprendono, non apprezzano, anzi disprezzano, costumi, stili di vita, cultura e civiltà occidentali, scatenando una persino comprensibile, reciproca, reazione di rigetto ed estraneità, è politicamente scorretto. Ma è un problema di linguaggio o di realtà? Come si può altrimenti definire un tale fenomeno con un termine gradevole? Se la realtà non ci piace, non affrontiamo quella realtà, ma ne cambiamo la definizione?
O criminalizziamo chi ha aperto gli occhi accusandolo di “xenofobia”? Ma le “fobie” sono termini psichiatrici per indicare paure immotivate (degli spazi aperti o chiusi, degli insetti, della sporcizia, ecc.), mentre ci stiamo trovando davanti a uno stravolgimento/pericolo sempre più reale e concreto.
E a poco serve asserire che sono stati prima gli europei a invadere il mondo perché è in parte falso. Anche nei maggiori periodi di imperialismo occidentale, tranne che in rari casi, gli europei trasferitisi in Africa o Asia non superavano il 2% della popolazione totale, mentre oggi gli stranieri raggiungono il 10-20% e con uno sviluppo demografico esorbitante rispetto agli autoctoni.
Intanto in varie zone del Regno unito si combattono già piccole guerre civili tra autoctoni britannici e immigrati responsabili di vari crimini, mentre il Governo laburista sta dalla parte dei secondi con censure, repressioni, arresti. In Belgio, Francia, Germania, Olanda, Svezia, ecc. alcuni quartieri cittadini, in preda a mafie di ogni tipo e/o sottoposti alla legge islamica, sono off limits per i “nativi” e le forze dell’ordine.
Le civiltà si autodissolvono per le debolezze e le viltà interne
Le sinistre chiudono gli occhi davanti ai crimini e agli stupri commessi da immigrati e incoraggiano al vittimismo e alla ribellione i bravi immigrati che vorrebbero semplicemente lavorare onestamente e magari davvero integrarsi o, addirittura, assimilarsi. E condannano all’automortificazione e ai sensi di colpa gli autoctoni europei. Ancora peggio, i “progressisti” disprezzano la civiltà e la cultura occidentale, e il cristianesimo, colpevolizzando i poveri cittadini impauriti, di tutte le infamie storiche passate, presenti e future, come se gli altri popoli e civiltà non ne avessero commesse di uguali!
Le civiltà non si spengono per i nemici esterni, ma perché si suicidano. Ne Il Campo dei Santi, all’arrivo della valanga straniera, i cittadini del Sud della Francia abbandonano le proprie case e fuggono, i militari disertano, i politici abdicano. Il disarmo peggiore è quello morale: l’ignavia, l’inettitudine, la mancata consapevolezza di cosa si è e qual è la vitale posta in gioco. Un Occidente tanto più imbelle quanto più si arma contro nazioni appartenenti allo stesso ceppo cristiano.
Scrive ancora Raspail: «Se si vuole capire qualcosa dell’opinione pubblica occidentale, […] occorre ficcarsi in testa una nozione essenziale, e cioè che essa se ne frega bellamente di tutto… È una cosa strana da constatare, ma la sua ignoranza insondabile, la fiacchezza delle sue reazioni, la volgare vanità e il cattivo gusto dei suoi slanci sempre più rari, non fanno che crescere al ritmo della sua informazione. […] Lo spettacolo del mondo, servito a domicilio dalla puttana chiamata “mass media”, viene semplicemente ad animare il niente in cui essa si è inabissata da lungo tempo».
Dal degrado, dalle baraccopoli, dalla violenza diffusa, si salvano solo i Paesi considerati illiberali o, tout court, “fascisti”: Croazia, Polonia, Serbia, Slovacchia, Ungheria e pochi altri (e non citiamo Bielorussia e Russia per non passare per “putinisti”). In realtà, si tratta di nazioni dove è vivo il senso della patria e delle proprie radici e tradizioni e che ancora conservano la fede cristiana.
Maledetto Raspail, avevi dannatamente ragione!
Sul suicidio della civiltà occidentale hanno scritto autori anche di diversa provenienza ideologica quali Emil M. Cioran, Michel Houllebecq ed Éric Zemmour. Ecco alcune nostre segnalazioni di loro scritti:
– Cioran sull’autodistruzione della civiltà europea
– Houellebecq e le sue profezie nel romanzo Sottomissione: potrebbero valere anche per l’Italia?
– Il crepuscolo dell’Occidente tra edonismo e sesso
– La crisi dell’universo maschile secondo Éric Zemmour
– Dalla Francia all’Europa, come ci siamo ridotti così
– La Francia di Hollande sotto la lente di Éric Zemmour
Le immagini: le copertine di alcune edizioni del romanzo di Jean Raspail.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)


















