Nel proprio volume edito da Byoblu, Massimo Franceschini riprende la “Dichiarazione universale” del 1948 come arma per combattere l’attuale deriva capitalista neoliberista tendente al transumanesimo
Esistono brevi periodi storici – purtroppo rari – nei quali l’umanità prova a uscire dalla condizione violenta nella quale abitualmente opera. Uno di questi è costituito dagli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale. Un mondo disgustato dagli orrori del conflitto, dalla carneficina di esseri umani, pensò che la retorica del “mai più” potesse divenire realtà.
Ne sono testimonianza molte Costituzioni nazionali, tra le quali quella italiana. Per di più, la nostra Carta fondamentale anticipa di quasi un anno uno straordinario documento internazionale, la Dichiarazione universale dei diritti umani. Essa, costituita da 30 articoli, fu approvata a Parigi il 10 dicembre 1948 nella terza sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni unite (Onu).
Una Dichiarazione che è rimasta per lo più lettera morta
I Paesi favorevoli furono 48, ma con ben 8 astensioni. Tra le varie critiche vi fu quella secondo cui essa rispecchiava una mentalità filosofica e giuridica eminentemente occidentale e liberale. È significativo che nel 1981 l’Organizzazione della cooperazione islamica abbia approvato una Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo. Questa limita molto i traguardi civili che la Dichiarazione universale avrebbe voluto raggiungere e comunque reputa il proprio valore giuridico inferiore rispetto al Corano e alle tradizioni musulmane.
Già fu grave che i Paesi islamici, quelli un tempo comunisti e oggi la stessa Cina (tra marxismo e confucianesimo) non accettarono e non accettano e quindi non applicano il documento del 1948. Ma ancora più tragico è il fatto che negli ultimi decenni pure l’Occidente, nella sua deriva capitalista, globalista, neoliberista e tecnocratica, faccia poco riferimento ai nobili princìpi e ideali contenuti dalla Dichiarazione universale.
Pertanto, per evitare la catastrofe bellica, umanitaria, economica, sociale, culturale, civile, verso cui ci stiamo avviando a rapidi passi, occorre recuperare e applicare davvero i diritti umani originari proclamati dall’Onu. È questa la tesi centrale di Massimo Franceschini espressa nel suo volume I diritti umani e lo stato della civiltà. Confrontiamo la Dichiarazione universale dei diritti umani con la direzione verso cui stiamo portando la nostra civiltà (Byoblu Edizioni, Milano 2024, pp. 360, € 22,00; vedi anche spot).
L’involuzione dell’Onu e della situazione globale: la mistificazione dei diritti umani
Franceschini riproduce e commenta, uno per uno, i 30 articoli della Dichiarazione, confrontandone i contenuti e gli obiettivi con la catastrofica realtà planetaria che stiamo vivendo. Il problema, come abbiamo scritto sopra, è che essi – come buona parte di quelli della Costituzione italiana – sono rimasti lettera morta. Se attuati, migliorerebbero la vita dell’umanità.
Il contrario accadrebbe con il programma distopico elaborato sempre dall’Onu nel 2015 e denominato Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Questa cela dietro i vari «obiettivi», infarciti di termini buonisti da neolingua ripetuti fino alla nausea quali “resilienza”, “inclusione”, “sostenibilità”, “transizione”, ecc., dei fini malvagi e antiumanitari (leggi Agenda 2030, il grande inganno). Dunque, la loro realizzazione sarebbe una iattura. Insomma, l’Onu (e le sue articolazioni) non è più quella del 1948 e si è ridotta a essere strumento di potentati ed élite.
Infatti la strategia tentacolare dei cosiddetti poteri forti, sempre più influenti rispetto a istituzioni democratiche, politica, Stati nazionali, è riuscita non soltanto a disapplicare, ma pure a inquinare e deviare i diritti umani. Scrive infatti Franceschini che non solo essi agonizzano, ma il loro richiamo avviene «per scopi irrazionalmente utilitaristici, violenti e mistificanti» (si pensi, ad esempio, alla cancel culture e al woke, alla teoria gender, allo scientismo e alla tecnocrazia, all’assistenzialismo al posto di un lavoro dignitoso, al fanatismo femminista, alla sessualità irresponsabile, all’esaltazione dell’aborto, all’utero in affitto, al razzismo al contrario, all’immigrazionismo e all’impossibile accoglientismo, al terrorismo ecologista, alla digitalizzazione della moneta, all’eliminazione della privacy e quindi al controllo etico, alla sottrazione della piccola proprietà privata, alla spinta verso droghe e farmaci, alla tutela dei criminali ai danni delle vittime).
In altre parole, si fa passare come «ampliamento dei diritti “fondamentali” una loro totale mistificazione in senso progressista, di fatto tendente al “transumano”» (vedi anche L’ideologia dei diritti umani ci distruggerà).
Contro il diritto umano «di sposarsi e di fondare una famiglia»
Pertanto, come può conciliarsi un reale rispetto dei diritti umani in un mondo dove, anche nella sua parte che li ha propugnati, l’Occidente liberaldemocratico, prevalgono totalitarismi ideologici intolleranti, si scatenano infinite guerre a più o meno bassa intensità, si alimentano continue emergenze (sanitarie, ambientali, economiche) dal valore terroristico e annichilente, ecc.?
Sicché i diritti proclamati dagli articoli della Dichiarazione non solo restano lettera morta, ma vengono di fatto contrastati dall’organizzazione socioeconomica e dalla cultura predominante, per di più propagata dai media mainstream. Facciamo di seguito solo qualche esempio.
L’articolo 16 dichiara la libertà «di sposarsi e di fondare una famiglia», che viene definita «nucleo naturale e fondamentale della società» col «diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato». Tale libertà, però, è limitata o addirittura del tutto annullata dall’attuale regime economico. Scrive, infatti, Franceschini: «L’odierna economia globalizzata, in mano a soggetti privati più potenti degli Stati nazionali, ostacola di fatto la formazione di nuclei familiari e la nascita di figli». Così i Paesi industrializzati soffrono una contrazione delle nascite, che «“giustifica” lo sradicamento di mano d’opera a basso costo da paesi del Sud del globo: una deportazione drammatica e immorale, da qualsiasi punto di vista».
A tutto ciò vanno aggiunti costumi e stili di vita disumani: «Lo “stress” che si riversa su individuo e famiglia è amplificato da tutta una cultura apparentemente dedita alla protezione a all’ampliamento dei diritti individuali, mentre in realtà favorisce una visione edonista e consumista della vita e dei rapporti personali, una visione che insinua e determina, da varie angolazioni, un sostanziale inasprimento del rapporto tra i sessi, spesso una guerra vera e propria che, di fatto, distrugge la famiglia».
Esistono ancora la libertà di pensiero e la democrazia fondata sulla volontà popolare? E i diritti sociali? E una scuola valida e pluralista?
Gli articoli 19, 20 e 21 sanciscono la libertà di pensiero, d’informazione, di riunione e fanno risiedere il governo di un Paese nella «volontà popolare» espressa attraverso libere elezioni svolte a suffragio universale e voto segreto.
Ma oggi i media non incoraggiano l’informazione pluralista e la riflessione, ma stimolano la faziosità, l’arroganza, con una visione spettacolarizzata e unica della realtà, la semplificazione e l’impoverimento del linguaggio. Intanto «i sistemi elettorali astrusi e maggioritari» escludono le minoranze politiche, quindi alternative ai partiti collusi coi Poteri transnazionali, allontanano le persone dall’andare a votare, da cui il fenomeno sempre maggiore dell’astensionismo elettorale.
Ancora più disattesi sono i diritti sociali, proclamati negli articoli 22, 23, 24 e 25. Posto di lavoro sicuro per tutti/e? Stipendio minimo dignitoso in grado di assicurare una vita dignitosa a lavoratori e loro famiglie? «Soddisfacenti condizioni di lavoro»? Riposo e svago? Cure mediche? Tutela della maternità e dell’infanzia? Sappiamo bene come questi diritti tipici dello Stato sociale siano stati massacrati dal neoliberismo.
A Franceschini sta molto a cuore la scuola e l’istruzione/educazione «indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali» (articolo 26). Purtroppo è evidente che sempre più la scuola pubblica è diventata di basso livello, non cura la ricchezza del linguaggio, insegue smanie tecnologiche, è permeata da un’unica ideologia, quella dominante del politicamente corretto. Tutto ciò, insieme alle influenze del mondo che ci circonda, crea «individui impoveriti culturalmente, eticamente e spiritualmente».
Una piovra da combattere
Completa l’ampia trattazione di Franceschini la «Parte due» del libro, che raccoglie i vari articoli pubblicati dal 2013 al 2024 nel proprio blog https://www.massimofranceschiniblog.it/. Una serie di interventi che spesso prendono spunto da fatti di attualità o altri articoli, ma tutti caratterizzati da un visione antagonista verso l’attuale sistema di Potere politico, economico e culturale.
Una piovra e un cancro da contrastare con la piena attuazione dei diritti umani della Dichiarazione universale del 1948, preziosi, ma, come abbiamo ribadito più volte in questa nostra recensione, dimenticati, osteggiati, avversati, abrogati.
Le immagini: a uso libero e gratuito da Pixabay secondo la Licenza per i contenuti (foto di geralt e ArienneThuringer).
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)
















