Una riforma attesa e sacrosanta che da decenni radicali, socialisti, liberali e veri libertari hanno proposto e sostenuto. Chi invita a votare “no” lo fa solo per smanie giustizialiste a senso unico, per garantirsi un uso politico della Magistratura e per contrastare il Governo Meloni
In questi giorni i vari comitati per il sì al referendum popolare del 22-23 marzo 2026, ossia per la conferma della legge di revisione costituzionale approvata dal Parlamento, stanno spiegando civilmente le ragioni della riforma della Magistratura.
Si tratta di contenuti giuridici molto tecnici: separazione delle carriere dei magistrati (scelta tra essere giudici o pubblici ministeri); conseguente sdoppiamento del Consiglio superiore della Magistratura (Csm); istituzione dell’Alta Corte disciplinare (per giudicare i magistrati che commettono gravi errori o superficialità nel loro lavoro, oggi pressoché impuniti); sorteggio per nominare i componenti del Csm (per limitare il potere delle correnti politiche dei magistrati). [Per comprendere in sintesi i punti della riforma, cliccare sui “volantini” che corredano il presente articolo].
Ragionevolezza contro odio
A favore della riforma sono ovviamente schierati i partiti (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia) del Governo che l’ha promossa. A essi si aggiungono Azione, +Europa, il Partito socialista italiano e i radicali, storici promotori delle riforme della magistratura. Ma anche molti esponenti o ex del Partito democratico (leggi Paola Sacchi, Chi a sinistra dice Sì al referendum sulla giustizia, in starmag.it, 13 gennaio 2026).
I partiti di sinistra (Partito democratico, Movimento 5stelle, Alleanza verdi sinistra) contrari a tale ragionevole riforma non scendono nei dettagli, ma, forse per mancanza di argomentazioni, la buttano in caciara e facili slogan dietrologici. “Si intende indebolire la Magistratura”; “Si vuole sottomettere la Magistratura alla politica”; “Si aiutano i mafiosi”; infine, immancabile, “È una riforma fascista!”.
Se, sul piano della propaganda scorretta, i favorevoli alla riforma si comportassero allo stesso modo, basterebbe affiggere per le strade migliaia di manifesti coi volti devastati delle vittime di malagiustizia, da Enzo Tortora (giudici che sbagliano e vengono premiati) a Beniamino Zuncheddo (33 anni di ingiusta detenzione). Oppure coi visi strazianti delle decine di italiane o italiani uccisi o massacrati da persone per la quasi totalità straniere o di origine straniera, lasciate libere di circolare pericolosamente nel nostro territorio dopo decine di reati gravissimi senza condanne e/o provvedimenti cautelari e restrittivi.
Per una Giustizia giusta
O, ancora, enfatizzare celebri casi (come quello di Garlasco) di sentenze opposte tra Tribunali di primo grado, Corti d’appello e Corte di Cassazione e, magari, riapertura dei processi. Ed enumerare i milioni di risarcimenti – pagati dallo Stato, quindi da noi – dovuti a cittadini per sentenze errate e ingiusta detenzione, spesso preventiva (vedi anche Malagiustizia: “Tutti dentro!”; Quando le istituzioni umiliano il cittadino; “Mio figlio è morto di malagiustizia”; «Io e la giustizia italiana: dalla condanna per pedofilia all’assoluzione»).
Oppure, ancora, si mostri una foto della “famiglia nel bosco”, coi bimbi sottratti a una famiglia sana, ma colpevole di essere “diversa”. Tuttavia, anche evitando la bassa propaganda, la questione è semplice. Vogliamo una Giustizia migliore? Vogliamo che i magistrati paghino gli errori commessi per indagini superficiali, dolo o colpa grave? Vogliamo che sia applicato il vecchio motto latino in dubio pro reo? Vogliamo eliminare le correnti politicizzate dalla Magistratura, con scambi di favore per promozioni, carriere, trasferimenti? Appunto, vogliamo abolire correntismo, spartizione e scambio di appoggi per l’assegnazione di nomine a incarichi di vertice (Metodo Palamara)?
L’ultracasta
E come mai la maggioranza delle correnti dei magistrati è di sinistra? (Ma cosa c’entra la politica con la Giustizia? Come fa un esponente politico imputato a sentirsi tranquillo e cautelato se sa che chi lo giudicherà è posizionato ideologicamente al suo opposto, che sia destra o sinistra? Il magistrato non dovrebbe essere imparziale?).
Uno stipendio più alto di quello dei colleghi europei, sentenze scandalose, una possibilità molto bassa (2,1%) di incappare in sanzioni disciplinari, guadagni extra, 51 giorni di ferie all’anno, assenteismo, avanzamenti attraverso concorsi benevoli (il 99,6% è promosso). Lo denunciava più di 15 anni fa non Carlo Nordio, ma una firma del più venduto settimanale di sinistra, L’espresso, il compianto Stefano Livadiotti – autore anche de L’altra casta. L’inchiesta sul sindacato (Milano, Bompiani, 2008, pp. 236, € 15,00) – nel suo Magistrati. L’ultracasta (Milano, Bompiani, 2009, pp. 260, € 17,00).
Ma erano tempi nei quali i periodici di sinistra denunciavano le malefatte del sistema e non obbedivano ai poteri “progressisti” radical chic.
Le attuali “sinistre” che hanno dimenticato la propria natura e i propri ideali in tema di Giustizia
Del resto, le battaglie contro l’intoccabilità – e onnipotenza – dei magistrati e per una Giustizia giusta non risalgono agli ultimi 50 anni, con l’impegno soprattutto dei radicali di Marco Pannella e dell’ex partigiano socialista Giuliano Vassalli, ma costituiscono un patrimonio storico di tutte le sinistre socialiste e marxiste. Oltre all’imborghesimento dei partiti “progressisti”, con la piena accettazione del sistema capitalista e dell’ideologia woke dei diritti civili a scapito dei diritti sociali, cosa è successo ai “compagni”?
Innanzi tutto, fino al Sessantotto la magistratura era prevalentemente “destrorsa”. È noto che nell’Italia fascista – ma anche nei Paesi liberaldemocratici – scioperanti, sindacalisti, esponenti di partiti marxisti, venivano regolarmente arrestati e condannati, mentre i loro persecutori e in generale i potenti assolti. Anche nel Secondo Dopoguerra poveri braccianti, operai e manifestanti, erano malmenati impunemente da picchiatori neofascisti e dalle forze dell’ordine e poi magari sanzionati nei tribunali.
I magistrati amici delle “sinistre”, che sperano di vincere per via giudiziaria
Poi, qualcosa è cambiato. Oggi giudici e pubblici ministeri vengono classificati per lo più come “rossi”. E la Magistratura ha provocato la caduta della Prima Repubblica, con la criminalizzazione di quasi tutti gli uomini politici appartenenti alla Democrazia cristiana, al Partito socialista italiano e ai loro alleati liberali, repubblicani e socialdemocratici. Chi non venne toccato, o quasi, dalle inchieste di Mani pulite fu il Partito comunista italiano. Ancora: dagli anni Novanta dello scorso secolo a oggi le inchieste dal sapore politico si sono rivolte più verso il centrodestra o verso le sinistre? Ne sapeva qualcosa il pur non cristallino Silvio Berlusconi.
E, beh, ogni tanto la riconoscenza esiste. Le sinistre, in particolare il Pd, oggi uno dei partiti più assetato di Potere onnicomprensivo (settori economici, cooperative, mass media, cultura, spettacolo, cinema, scuola, università, ecc. ecc.) e allineato ai Poteri forti sovranazionali, da un lato difendono la casta a esse amica e la sua intoccabilità, dall’altro sperano che essa operi per affondare il Governo di centrodestra. Vale a dire un esecutivo pienamente legittimato dal voto popolare, nonché liberale e democratico, e la cui premier, Giorgia Meloni, è pressoché inattaccabile sotto il profilo di reati e affarismi vari (leggi “Meloni è un pericolo: non ha inchieste e non agisce per interessi personali”, in giovannidonzelli.it, 21 ottobre 2024). Tutto qui.
Votare sulla riforma con serenità e non per odio politico
Altro che difesa della Giustizia! No, per le sinistre si tratta di difesa a oltranza dei magistrati e dei loro privilegi, a scapito di ogni loro stesso vecchio ideale. Il loro “no” non è per abolire una riforma ingiusta, ma, al contrario, per difendere l’iniquità e cercare di far cadere, magari per via giudiziaria, un Governo votato dagli elettori italiani. La questione, per loro, non è tra un sì o un no a una sacrosanta riforma della Magistratura, ma un referendum sì/no sul Governo Meloni. Per gli interessi di potere molto concreti del Pd è essenziale tornare ancora per l’ennesima volta al Governo senza, come sempre, una netta vittoria elettorale.
Ma chi voterà sì non lo deve fare per lo stesso ignobile motivo, cioè per sostenere l’attuale Governo, ma guardare alla sostanza della Riforma e alle sue positive conseguenze. Quindi sceglierà per amore della nostra Nazione e dei nostri cittadini, per una società più civile e sicura, per inquisiti che devono trovarsi di fronte a un giudice davvero neutrale, e per la Giustizia e la Verità.
Le immagini: in apertura elaborazione con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini; riprese dal materiale scaricabile dal sito del Partito socialista italiano e di Forza Italia (cliccarvi per ingrandirle e leggerne i contenuti).
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)



















Trovo che sia una valutazione superficiale l’iniziale accusa alla sinistra di buttare tutto in caciara, nonché espressione di pregiudizi molto rivelatori.