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Home VECCHI ARTICOLI ATTACCO FRONTALE

Rendere giustizia a una vita passata

Dalla redazione by Dalla redazione
2 Giugno 2008
in ATTACCO FRONTALE
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In pochissime pagine Vincenzina Fiorentino è riuscita a costruire un piccolo, grande romanzo e, soprattutto, un libro affascinante, dalle cadenze elegiacamente musicali. La vera storia di Giuseppe Alba (inEdition editrice/Collane di LucidaMente, pp. 42, € 8,00) costituisce un vero gioiellino narrativo, un’autentica sorpresa, una denuncia imperniata sulla rivalutazione dei valori umani ed etici.
Leggiamo di seguito la
Prefazione di Ennio Masneri all’opera della Fiorentino.

Durante il Novecento moltissimi italiani emigrarono verso l’estero, alla ricerca di situazioni completamente diverse da quelle in cui vivevano. Nuove terre e al tempo stesso nuove prospettive colme di speranze si aprivano a quanti lasciavano la madrepatria e mettevano piede in un suolo straniero. Uomini e donne, chi soli chi con intere famiglie al seguito, per sfuggire alla fame e alla mancanza di lavoro, calpestarono suoli semivergini facendone, nel bene e nel male, la storia. Quanti attori, uomini politici, persone semplici ci capita di trovare con nomi e cognomi italiani: sono questi i cosiddetti italoamericani.
Sono essi gli eredi, i figli, di quanti emigrarono in cerca di fortuna. Sono loro i continuatori di quelle radici italiane, che con la storia, cultura, musica e tradizioni, hanno permesso di unire gli emigranti italiani come un’arma contro la fame, le illusioni, le carestie, le prepotenze e le avversità dovute alle difficoltà di vivere in un nuovo paese.

Chi emigra lascia sempre qualcosa di sé nel proprio luogo natio. Lascia il suo cuore e il rammarico di non poter vivere e morire nella terra che gli diede i natali. Nelle stive delle navi si raccontano le storie, i motivi, le speranze, e quando toccano un terreno nuovo, ecco che arriva la nostalgia della propria terra. C’è chi fonda nuovi paesi con nomi italiani, c’è chi vive nei ricordi e nei racconti. Non è un caso che le navi che trasportarono gli emigranti italiani (e irlandesi e francesi e tedeschi…) erano chiamate le navi della speranza.
E’ nel contesto di tutti questi avvenimenti che viene ambientata la storia di Giuseppe Alba. Partito giovane quando le campagne si svuotano, lasciata la fidanzata che lo ama e amerà ancora malgrado le abissali distanze, va incontro a un mondo tutto nuovo, alla riscoperta di se stesso, del suo ruolo in quel mondo costellato di difficoltà ma anche di speranze, per guadagnare qualche soldo in nome del futuro, suo e della sua ragazza che lo aspetta in un paesino sperduto tra le colline, di nome Camino.

Coprotagonista della storia è uno storico in pensione, Guido Veraldi che, dopo la morte dell’amata moglie, si trasferisce da Torino e compra una casa proprio in quel piccolo paesino. Alla ricerca di uno spunto per continuare il libro che da tempo aveva iniziato a scrivere senza riuscire a trovare la chiave giusta, riceve all’improvviso una lettera che gli darà una svolta decisiva. E qui inizia la storia, la vera storia del giovane di belle speranze dal nome Giuseppe Alba.
Il passato fa visita al presente per essere testimoniato e raccontato. Tutto in nome della verità.
Una storia carica di speranza, di giovinezza e di amore che vede distruggere tutto non da eventi funesti o atmosferici, né da nemici esterni o, men che mai, da destini compiuti.
È una storia basata sul destino avverso, sui sentimenti sinceri e poi ingannati. Una storia in cui le speranze non trovano posto perché vedono il loro cammino sbarrato senza possibilità di ritornare indietro e ritentare ancora. L’uomo, nella sua millenaria storia, si è sempre rialzato ogniqualvolta un evento o uno schiaffo, fisico, naturale, lo faceva abbassare. E’ la storia di un coraggio violato, di una testardaggine commossa tesa a raccontare a tutti i costi la verità contro le convenzioni altrui, contro un paesino che preferisce non sapere né parlare per quieto vivere. Ma il cuore di Giuseppe resta. Resta, malgrado sia fatto di tutto per umiliarlo. E Guido Veraldi è chiamato a testimoniare, come noi lettori del resto, della sua avventura, ma soprattutto del suo coraggio nell’offrire la propria verità, calma, tenace, sincera, senza nemmeno un filo di rancore.
Semplicemente pura.

Veraldi, nel quale, a un certo punto, tutti noi ci identifichiamo, non giudica. Affronta la storia, il viaggio emotivo, di un uomo, un giovane, che, senza colpa, viene trattato come un criminale per di più senza essere nemmeno difeso dai propri cari. Noi lettori, nella persona di Veraldi, siamo chiamati a difendere questo giovane, perché come lui ce ne possono essere tanti nel mondo. Tanti uomini e donne che vengono trattati in maniera disumana e pregiudiziale da altre persone in nome del potere e del dio denaro. Uno scontro tra la mera materia e il vero sentimento, tra il pregiudizio becero dei vecchi paesini e il coraggio di guardare avanti. Una ribellione di chi non vuole farsi mettere nessuna catena.
Forse raccontare la vera storia non servirà a nulla, forse la verità è meglio che sia e resti morta. Ma l’anima raccontata in quella lettera, in quelle parole scritte da una mano ferma e ormai rassegnata nelle sue condizioni, quell’anima che cercava un futuro nuovo, l’amore amato, sognato, desiderato al di là di ogni stupida convenzione sociale, l’anima di un giovane e fiero uomo italiano, resta. Resta per noi, per quelli delle generazioni presenti e future. Resta per essere un monito ai compaesani e agli ipocriti che preferirono vivere nel loro egoismo e nella loro prerogativa assurda del quieto vivere. La storia di Giuseppe assume valore per noi, e il protagonista Guido Veraldi ne è testimone.

È una denuncia contro la filosofia dei paesini e di quelle famiglie che, per non vedere sminuito il proprio rispetto, tradiscono tutti gli ideali. E’ una denuncia contro chi calpesta con banali giustificazioni, l’istinto materno, l’amore di due giovani, contro chi ama il male credendolo il bene, contro chi si cela dietro l’amore e lo sfrutta per ingannare.
E Giuseppe Alba è il nostro giovane martire, un semplice uomo che voleva soltanto amare e creare con il lavoro un futuro con la propria compagna. Come tutti noi.

(Ennio Masneri, Prefazione a La vera storia di Giuseppe Alba di Vincenzina Fiorentino, inEdition editrice/Collane di LucidaMente)

L’immagine: la copertina dell’opera della Fiorentino.

Ennio Masneri

(LucidaMente, anno III, n. 32, agosto 2008)

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Tags: FiorentinoGennaro VenturaGiuseppe VenturaLamezia Termelupara biancamafiaMasneri
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