La Corte d’Assise di Roma ha incolpato i medici per la morte del geometra romano, scagionando gli agenti di polizia penitenziaria
La sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Roma ha condannato per l’omicidio colposo di Stefano Cucchi i dottori (cinque) dell’ospedale in cui è stato ricoverato e ha assolto i tre agenti di polizia penitenziaria, accusati di averlo picchiato: il ragazzo, sostanzialmente, avrebbe fatto tutto da solo sotto gli occhi indifferenti di quei sanitari.
La sorella del giovane, Ilaria, è incredula e costernata, ma decisa a perseguire la verità, pensando, come molti di noi, che la morte del fratello sia stata causata dal pestaggio da parte dei tre agenti di polizia, fuori da ogni regola e da ogni logica. Una bravata finita male per le precarie condizioni di Stefano (un “tossico”, si dice, certo fisicamente in condizioni non brillanti). Per cercare una spiegazione convincente di quanto accaduto, ipotizziamo una reazione scomposta del ragazzo di fronte al potere ufficiale, punita in maniera sproporzionata. C’è però di peggio: la sentenza denuncia la mancata assistenza sanitaria. È seriamente pensabile che, di fronte a un individuo in condizioni disperate, neanche uno dei cinque medici abbia cercato di portargli soccorso?
La questione è ingarbugliata: in verità, sembra che ci sia stata indifferenza, anzi disprezzo, nei confronti di un essere umano. Stefano aveva bisogno di comprensione, di aiuto e invece ha trovato un ambiente ostile e feroce. Bisogna rispettare la decisione della Corte d’Assise, ma, viste le foto e sentita la sorella, pare lecito supporre che qualche leggerezza nella sentenza ci sia stata. Il martirio di Stefano Cucchi va ad aggiungersi a quelli di Federico Aldrovandi (per cui si mosse anche Amnesty International), di Giuseppe Uva e di chissà quante altre vittime a noi sconosciute. Ma è tollerabile una società in cui succedono fatti così gravi?
L’immagine: foto di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano (fonte: www.controlacrisi.org).
Dario Lodi
(Lucidamente, anno VIII, n. 90, giugno 2013)













