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Togliere (tutti) i figli alle famiglie

Al di là del recente caso di Palmoli, le riflessioni sulla triste sottrazione dei figli ai propri genitori vanno estese su un piano più generale e un orizzonte più ampio. Ma dove sono finite le sinistre ambientaliste, antisistema, anticapitaliste e anticonsumiste?

Rino Tripodi by Rino Tripodi
30 Novembre 2025
in ATTACCO FRONTALE, DALL'ITALIA, FAMIGLIA-EDUCAZIONE-SCUOLA, GIURISPRUDENZA-DIRITTO DEL LAVORO, IL PIACERE DELLA CULTURA, LIBRI, SOTTO I RIFLETTORI, TEMATICHE CIVILI
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Togliere (tutti) i figli alle famiglie
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Al di là del recente caso di Palmoli, le riflessioni sulla triste sottrazione dei figli ai propri genitori vanno estese su un piano più generale e un orizzonte più ampio. Ma dove sono finite le sinistre ambientaliste, antisistema, anticapitaliste e anticonsumiste?

In Italia i casi di bimbi sottratti dai Tribunali dei minori al proprio nucleo familiare originario sembra siano – non vi sono dati ufficiali precisi, che strano! – circa 8.000 all’anno. Ma, poiché a tali bambini e alle loro famiglie, quasi sempre povere, non viene data voce sui media, è come se non esistessero (leggi Luciano Mola, Bambini strappati alle famiglie. Il ricorso alla forza è atto di inciviltà, in avvenire.it, 1 luglio 2025).
Occorrono casi eclatanti, come quello di Bibbiano (peraltro conclusosi in sede giudiziaria con poche e blande condanne degli imputati), oppure quello balzato sulle prime pagine dei giornali in questi giorni, perché se ne parli.

Palmoli e dintorni
Non vorremmo soffermarci troppo sulla vicenda della “coppia del bosco” anglo-australiana di Palmoli (Chieti), composta da Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, ai quali il Tribunale dei minorenni de l’Aquila ha strappato tre figlioletti (una bambina di otto anni e due gemellini di sei). Sia perché il contenzioso è ancora in corso, la responsabilità genitoriale è stata solo sospesa ed è probabile vi saranno novità a breve. Sia perché ci si augura che, con qualche accomodamento per venire incontro alle pur ragionevoli problematiche evidenziate dalla giudice (la Redazione de Il Giornale d’Italia ne traccia un particolare ritratto, in ilgiornaleditalia.it, 29 novembre 2025), i bimbi possano presto tornare presso la loro casetta e i loro genitori.

Desidereremmo, invece, formulare alcune considerazioni generali su interventismo/oppressione statale, ideologia consumistico-capitalistico dominante, libertà individuale…
Uno Stato che funziona, quindi una società armoniosa, dovrebbe essere pressocché invisibile. Come ci insegna Alessandro Manzoni, più sono le norme, le leggi, le «gride», più le cose van male. È certamente giusto proteggere i minorenni quando le loro famiglie sono responsabili nei loro confronti di maltrattamenti, violenze sessuali, degrado o induzione di reati o alla prostituzione.
Ma sembra che molti bimbi siano sottratti alle famiglie solo perché queste sono povere o anticonformiste (come quella di Palmoli). Nel primo caso non si dovrebbero sostenere economicamente tali nuclei familiari offrendo loro lavoro, casa, assistenza? (Tra l’altro, costerebbe meno dare soldi al nucleo originario che mantenere dei bimbi in una casa-famiglia, pagando pure tutto il personale addetto). Nel secondo caso, è così grave non accettare il conformismo sociale?
L’infelicità dei costumi dominanti
Per “accettabilità” di un nucleo famigliare, peraltro ai nostri tempi sempre più “liquido”, oggi si intende che esso viva in una casa pulita abbastanza ampia, mandi i figli a scuola, li curi secondo i canoni della Medicina ufficiale, a partire da innumerevoli vaccinazioni, e poco altro. Non importa se i bimbi vengono lasciati per ore da soli davanti alla tv o allo smartphone, mangino porcherie quali merendine, patatine, hamburger e altro cibo-spazzatura, non abbiano alcun contatto con la natura, vivano sprofondati nella volgarità, tra immagini violente o pornografiche, idioti videogames, nessuna lettura di libri, con genitori litigiosi o depressi. Ovvero omologazione completa e acritica a un sistema socioculturale e a una società inique e infelici.

I genitori e i bimbi della famiglia Trevallion-Birmingham vi sembrano depressi? I piccoli non sono amatissimi da mamma e papà? Forse le condizioni esteriori appaiono poco igieniche (ma così si rafforzano gli anticorpi), ma volete mettere cibarsi di cibo naturale, stare a contatto con natura e animali, lontani dal chiasso e dal caos urbano, dalle tecnologie che quasi sempre rappresentano più un problema che una soluzione ai nostri veri bisogni, soprattutto interiori e spirituali?
Del resto, chiunque sia stato giovanissimo negli anni Cinquanta/Sessanta/Settanta del secolo scorso, secondo i criteri odierni sarebbe stato sottratto ai genitori. Vivevamo quasi tutti per strada e in giro tutto il giorno; ci recavamo a mare senza creme solari, bagnini e previsioni meteo; organizzavamo partite a pallone per strada, nelle piazzette o su terreni impossibili; facevamo a botte; salivamo sugli alberi e rubavamo la frutta…
A quei tempi, così come oggi dalla famiglia di Palmoli, si diffondeva gioia di vivere, vitalità e bellezza. Ma cosa emana da una famiglia che va in pizzeria (o “hamburgeria”, sob!) per conformismo ogni santo sabato sera, dopo una settimana di frustrante lavoro, insieme ad altre famiglie identiche, e tutti che passano il tempo, invece di comunicare (se aprono bocca, parlano di oggetti da acquistare e soldi), a chattare allo smartphone, bimbi compresi? Sono più seguiti, amati e felici questi bimbi o quelli sottratti alla “famiglia del bosco”?
Allora, una provocazione: dobbiamo togliere i figli a tutte le famiglie? O, addirittura, per il bene dei bimbi, più a quelle “perbene” che ai nuclei “strani”?
Uno Stato soffocante: cultura libertaria o statalista
I cittadini di uno dei Paesi più poveri, il Bhutan, sono i più felici al mondo, sempre sorridenti e gioiosi di vivere la propria esistenza (leggi Viaggio in Bhutan, il Paese più felice al mondo, in elledecor.com, 12 ottobre 2022).

I nostri Stati occidentali non ci offrono più neanche il cosiddetto welfare: non ci curano, non ci danno una casa popolare, lavoro, pensioni, scuole decenti, e neppure la sicurezza e la protezione dai delinquenti. Però ci tormentano con tasse, obblighi, assurdi adempimenti, green pass, burocrazia, multe a ogni sciocchezza. E, in tanti casi, ci pone in balia di medici, assistenti sociali, sociologi, psicologi, magistrati insensibili.
La distinzione, che supera ogni confine destra/sinistra (categorie, che, peraltro, non hanno più senso), è tra cultura libertaria e cultura statalista. Tra chi ama la libertà, la bellezza, la vitalità, e chi si sente sicuro se protetto/oppresso da uno Stato etico soffocante, interventista, che codifica e sanziona tutto. La sottomissione allo statalismo è politicamente trasversale e accomuna fascismo, nazismo, comunismo, ma oggi anche, sempre più, il progressismo, lo scientismo, la cultura del politically correct e dello squadrismo woke, tutto ciò che è di lontana ascendenza illuminista.
La famiglia anglo-australiana somiglia molto a quelle hippie delle comuni tanto celebrate dalla sinistra fricchettona del Sessantotto e dintorni. E viene incontro anche alle tendenze ecologiste, anticonsumiste, anticapitaliste. Eppure le sinistre si sono schierate in massa per l’allontanamento dei bimbi dai Trevallion-Birmingham.
Libertari di destra e di sinistra: il “passaggio al bosco” di Jünger e Thoreau
E, allora, concludiamo affermando che il pensiero libertario, l’amore per la Natura, la volontà di distacco dagli orrori della cosiddetta civiltà moderna sono stati presenti in pensatori variamente collocati a destra o a sinistra.

Nel Trattato del ribelle (1951) lo scrittore rivoluzionario-conservatore Ernst Jünger, oltre a svelare le «finzioni democratiche», per cui le elezioni devono andare nel modo in cui vuole il Potere vigente, afferma che l’unica scelta per le minoranze antisistema è quella di «passare al bosco». Essa va intesa non solo in termini reali, ma pure in termini simbolici: una resistenza morale e spirituale, un rifiuto del conformismo e delle sue storture.
E uno dei pensatori più amati dalla sinistra ecologista e libertaria è stato il filosofo statunitense Henry David Thoreau, ambientalista e apostolo della disubbidienza civile. «Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza» dichiara in Walden ovvero Vita nei boschi, scritto autobiografico nel quale narra la propria reale esperienza di vita in una piccola capanna da lui stesso costruita presso il lago di Walden presso Concord (Massachusetts).
Quale scelta ha compiuto la famiglia di Palmoli se non quella del “passaggio al bosco”? Ma oggi le sinistre non hanno più un’anima libertaria e il loro presunto ambientalismo è solo ideologico…

Le immagini: a uso libero e gratuito da Pixabay secondo la Licenza per i contenuti (foto di juanchoareiza10; ersi; wilsontalib; ka_re; Nowaja).

Rino Tripodi

(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

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Tags: educazionefamigliafigliJüngerlibertàPalmolistatoThoreautribunale
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Comments 2

  1. Lucilio Santoni says:
    4 mesi ago

    Una trentina di anni fa, un tale Ken Loach fece un film capolavoro sull’argomento in questione: “Ladybird, Ladybird”. Un’amica di sinistra mi ha detto che era stato influenzato da Salvini.

    Rispondi
    • Rino Tripodi says:
      4 mesi ago

      La vicenda del film di Loach, uno dei pochi che nelle sue opere parla davvero di proletariato duro e puro, affronta il nodo centrale della questione: non togliere mai o quasi mai i bimbi alle persone povere o svantaggiate, ma aiutarle, innanzi tuto economicamente. Anche a voler essere venali, coi soldi spesi per una cosiddetta casa famiglia e le ineffabili persone impiegatevi, si potrebbero mantenere decine di famiglie povere coi loro pargoletti.
      Da ragazzino ho visto famiglie poverissime con figli amati e felici e famiglie borghesi “perbene” con figli fuori di testa. Ma le sinistre non si sono mai liberate dalla mentalità stalinista/statalista, per cui lo Stato deve immischiarsi in tutto (come un elefante in un negozio di porcellane).

      Rispondi

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