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Calcio: come evitare i “biscotti”

“Modesta proposta” di riforma dei campionati per contrastare scommessopoli e combine di fine anno. Play-off e play-out, con tutti i punti acquisiti

Rino Tripodi by Rino Tripodi
7 Giugno 2012
in CULTURA SPORTIVA, IL LABORATORIO
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“Modesta proposta” di riforma dei campionati per contrastare scommessopoli e combine di fine anno. Play-off e play-out, con tutti i punti acquisiti

Iniziano i Campionati europei di calcio, ma quello italiano è di nuovo nella bufera. Per un excursus sugli ultimi casi giudiziari, rimandiamo, in questo stesso numero di LucidaMente, al resoconto di Giuseppe Licandro, Il football italiano di nuovo in manette… Quella che invece noi vorremmo formulare è un’ipotesi su come prevenire le situazioni di rilievo penale che puntualmente si ripetono. Un tentativo realista, pragmatico, senza illusori idealismi. Per rimuovere alcune cause di corruzione e non per cambiare l’uomo e la società, secondo la consueta logica astratta, perversa, perdente, che punta su moralismo e repressione, e procura più danni che benefici sociali. È più efficace cambiare le regole, puntando sul contesto in cui avvengono i fatti, che gli uomini, per definizione imperfetti ed esposti alle “tentazioni”.

Differenza tra “aggiustamento” del risultato a titolo gratuito e corruzione vera e propria – In via preliminare è necessario operare una distinzione tipologica di “partite vendute” (in gergo, “biscotti”). Quadrupla. Caso 1: dirigenti e/o giocatori (e magari arbitri) determinano il risultato finale a vantaggio di una delle due squadre; si tratta, evidentemente, di un reato sportivo e penale gravissimo. Caso 2: calciatori e/o scommettitori “combinano” le partite per determinare una vincita di gioco; anche in questo caso è un pesante reato. Caso 3: senza particolari accordi preliminari, la squadra che non ha bisogno di punti si impegna poco nel match, favorendo quella più “bisognosa”; diffusissimo – specialmente nelle ultime giornate di campionato – comportamento antisportivo, che danneggia le altre società interessate. Caso 4: ancora senza specifiche intese, le due squadre “convengono” per un pareggio, favorevole a entrambe (in genere un 1-1, perché lo 0-0 sarebbe troppo “smaccato”).

La vittoria del pragmatismo – Nella comunicazione – e, ci pare, anche nella giurisprudenza sportiva – i quattro casi vengono confusi e si parla, genericamente, di “scommessopoli” e “partite vendute”. Noi, invece, evidentemente intendiamo riferirci al “caso 4” (e, forse, un po’ al “caso 3”). Per capirci, cambiamo scenario. Immaginate dei lavoratori che non venissero pagati (o, meglio, venissero pagati indipendentemente dall’efficienza della loro attività) e si recassero al lavoro senza alcun incentivo, anzi sapendo che alcune loro azioni possono danneggiare dei terzi. Con quale spirito e impegno pensate affronteranno la loro attività? Mutatis mutandis, perché una squadra di calcio dovrebbe impegnarsi a vincere una partita che non cambierebbe la propria situazione di classifica, mortificando avversari che serberebbero rancore, vendicandosi alla prima occasione?

Una sequenza di risultati “incredibili” – Così, specie verso la fine dei tornei di ogni divisione, assistiamo ogni anno a una successione di partite dall’esito finale che sarebbe normalmente imprevedibile: squadre di alta classifica che perdono in casa con altre di caratura inferiore, risultati eclatanti, pareggi al “volemose bene”. “Imprevedibile”, dicevamo: non tanto, se le società che gestiscono le scommesse lecite abbassano a quote irrisorie (1,15) il pronostico sui risultati di partite che in altri frangenti sarebbero incertissime e, quindi, con quote alte (da 2,5 in su). Sarebbero centinaia gli esempi da recare a sostegno. Basti pensare ai risultati delle ultime giornate dei campionati di serie A e B. E non è solo un “vizio” italiano. Avrete notato, in Inghilterra, l’incredibile rovesciamento di risultato durante i minuti di recupero di Manchester City-Queens Park Rangers (da 1-2 a 3-2), che ha assegnato il titolo in extremis ai citizens? E le vittorie “scontate” di Montpellier e Paris Saint-Germain, contendenti per il titolo (e Ajaccio, che doveva salvarsi) nell’ultima giornata della Ligue 1 francese?

La “scorrettezza” degli onesti – Paradossalmente, se una squadra si comportasse correttamente, impegnandosi al massimo anche quando demotivata, sarebbe “scorretta” perché immetterebbe un elemento “irregolare” nella “regolare irregolarità” diffusa. Così il Grosseto, nel campionato di B italiano, imponendo alla 41ª giornata l’1-1 in Maremma all’Empoli, ha costretto gli avversari ai play out col Vicenza. Le altre contendenti dell’Empoli (Ascoli e Livorno) per il sestultimo posto, valido per salvarsi, hanno invece compiuto roboanti imprese (ad esempio, nella stessa giornata, Brescia-Livorno 1-3; e, nell’ultima, Padova-Ascoli 0-2, per non dire di Reggina-Vicenza 0-3. E l’impegno dei padroni di casa già retrocessi in Albinoleffe-Verona 1-1 (40ª giornata) ha indirizzato i veneti verso i play-off, piuttosto che verso la promozione diretta, con Sampdoria-Pescara giocata successivamente – coi risultati delle altre partite già noti, altra irregolarità calcistica –, che terminava 1-3 per gli abruzzesi, determinando la promozione in A, peraltro meritatissima, della squadra allenata da Zeman.

Le magiche “motivazioni”, in grado di sconvolgere le partite – In questi casi, per spiegare il risultato “a sorpresa”, allenatori e calciatori ripetono lo stucchevole ritornello (indottrinato?) delle “diverse motivazioni” da parte delle due squadre, che avrebbero sovvertito gli apparenti valori in campo, grazie all’impegno straordinario dei calciatori della squadra più bisognosa di punti. La realtà è che la squadra già “tranquilla” (perché promossa, salva, già retrocessa o che, comunque, non ha più bisogno di punti) “regala” la partita all’avversaria, sapendo che, negli anni venturi, a parti invertite, l’altra si comporterà allo stesso modo. Sì, si può parlare di lealtà, impegno, onestà, rispetto del pubblico pagante, ecc. Idealismi e utopie. Ma non sarebbe meglio un sano pragmatismo? Occorre che, come è “normale” nelle competizioni sportive, la vittoria sia sempre l’unico obiettivo. Ma come fare?

Ogni partita deve contare – Ecco che, come Jonathan Swift, anche noi formuliamo una “modesta proposta”. Per evitare i “biscotti”. Ovviamente, essa può essere analizzata, discussa, modificata, sperimentata, rivoluzionata. Ma crediamo che il principio che ne sta alla base, vale a dire che ogni partita debba contare, dalla prima all’ultima, possa essere condiviso a priori. Secondo presupposto: la causa dei “biscotti” sono i campionati troppo lunghi (42 giornate per la serie B, 38 per la serie A), con decine di partite, specialmente verso la fine dei tornei, che si prestano all’amichevole “combine”.

Una “modesta proposta” di riforma dei campionati – Nostra idea: dopo il girone d’andata (prima fase del torneo) le squadre dal primo al 10° posto in serie A e dal primo al 12° posto in serie B faranno un altro torneo (seconda fase del campionato) con partite di sola andata per le prime posizioni; le restanti per non retrocedere. Importante: ogni società si porta dietro i punti già acquisiti, quindi nessuna può essere intenzionata a mollare. Dopo la seconda parte del campionato, si disputano i play-off/play-out (terza fase del campionato; quarti, semifinali e finale) per definire le posizioni finali, al meglio delle quattro partite (due di andata e due di ritorno). Altro aspetto fondamentale: ogni club affronta l’ultima fase partendo dai punti complessivi acquisiti (nella prima e nella seconda fase) fino a quel momento, che stabiliscono le teste di serie per un tabellone di scontri diretti tipo tennis. Quindi la squadra che è rimasta indietro ha a disposizione 12 punti per scavalcare l’altra; altrimenti, il play-off/play-out non si disputa. Si arriva così alla finale del campionato e alle altre partite per i vari obiettivi (Champions League, Europa League, salvezza). Il numero delle gare non calerebbe di molto, con buona pace dei diritti tv, ma rimarrebbe pressoché uguale (in serie A, 19 giornate la prima fase, altre 9 la seconda, più al meglio delle 12 la terza). E, in ogni modo, visto che da più parti si dice che dovrebbe diminuire per tutelare la stessa salute degli atleti, non sarebbe un male. E nessuna partita sarebbe da “freguntubo”.

Un esempio – Per far capire meglio la nostra proposta, facciamo un esempio pratico. Alla fine del girone d’andata del campionato di serie A appena concluso, la graduatoria era la seguente: 1) Juventus; 2) Milan; 3) Udinese; 4) Inter; 5) Lazio; 6) Roma; 7) Napoli; 8) Palermo, 9) Chievo, 10) Genoa; 11) Catania; 12) Cagliari; 13) Parma; 14) Fiorentina; 15) Atalanta; 16) Bologna; 17) Siena; 18) Cesena; 19) Lecce, 20) Novara. Nella seconda fase le squadre dalla Juventus al Genoa si scontrano tra loro per i primi posti (chiamiamolo “Gruppo A”); quelle dal Catania al Novara (chiamiamolo “Gruppo B”) per gli altri. Tutte portandosi la dote dei punti della prima fase. Al termine della seconda fase, le squadre giunte al 9° e 10° posto nel gruppo A e al 1° e 2° posto nel gruppo B sono salve e terminano il torneo. Le altre 16 (8 per lo scudetto e 8 per salvarsi) disputano i play-off/play-out (tabellone con la prima contro l’ultima) al meglio delle quattro gare (nel senso che se una squadra è staccata di 13 punti, la sfida non si disputa o, comunque, termina quando la squadra con più punti non è più raggiungibile). Nelle semifinali si riprende considerando sempre il punteggio delle prime due fasi. Vedrete che, organizzando così il torneo, non vi sarebbero più biscotti. Ma, forse, a qualcuno piace che si possano “combinare” certi esiti. Altrimenti, perché non si vuole la moviola in campo?

Il paradosso delle ammonizioni – Infine, denunciamo un altro paradosso, di cui nessuno parla. Una squadra paga le ammonizioni con eventuali squalifiche il turno successivo, o ancora dopo, col risultato “anitisindacale” che un lavoratore, il calciatore, non può lavorare, e, soprattutto, che viene “favorita” dalla punizione della scorrettezza non la squadra che la subisce, ma un’altra, magari concorrente di quest’ultima. Allora, perché non trasformare le ammonizioni in “espulsioni” a tempo (5 minuti), senza successive diffide e squalifiche? Vedrete che, anche in questo caso, migliorerebbe la disciplina e si vedrebbero in campo meno falli, “scene” e proteste…

Il direttore Rino Tripodi e il coordinatore editoriale Giuseppe Licandro si sono occupati spessissimo su LucidaMente del “fenomeno calcio”. Ecco alcuni loro interventi:
·        Il football italiano di nuovo in manette… (in questo stesso numero di giugno 2012)
·        Solidarietà a Delio Rossi
·        La casta del pallone
·        Non è Farina del diavolo
·        La più forte di sempre? Il Barça di Guardiola
·        Bocciata la tessera del tifoso (e tutto il resto)
·        Paraguay, ossia come sfiorare la vittoria finale senza giocare
·        Calcio malato: Lega Pro, meno 15 (club)
·        Verso un calcio-thriller sempre più esasperato
·        Trent’anni di scandali nel football italiano
·        Il caso Calciopoli rivisto e corretto
·        Dieci anni di storia di un piccolo club
·        Il calcio come evento sociale e culturale
 

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno VII, n. 78, giugno 2012)

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