Esce oggi, 16 ottobre, “Real Life” (La Tempesta Dischi), la nuova creazione della musicista pavese: struggenti palpiti di vita e di bellezza
La pavese Mimosa Campironi (o, più semplicemente, Mimosa) è attrice teatrale e cinematografica, drammaturga, compositrice, musicista, performer… Tutte le sue attività sono caratterizzate dalla creatività, dall’originalità, da un’estetica magica.
Lungo questo meraviglioso solco si colloca pure il suo terzo disco, in uscita oggi, 16 ottobre 2026. Il suo titolo è Real Life (etichetta La Tempesta Dischi) e prende forma attraverso 14 brevi, talvolta brevissimi, “componimenti-gesti”, eseguiti non solo al pianoforte, ma in alcuni casi anche coi “contributi” di fisarmonica e organo meccanico.
Improvvisazioni, vita, ambiente circostante
Il lavoro di Mimosa è suggestivo, colto, emozionante, fin dalla suddivisione in tre parti (I. Accensione, tre brani; II. Memorie, tre brani; III. Materia, cinque brani; IV. Albe, tre brani) e dai titoli di alcune composizioni come la splendida L’assenzio con il ghiaccio, Il salice dalla finestra, Debussy sulla stufa, Portapillole, Nostalgia medicina, l’infantile Asbrubulandus). La registrazione è avvenuta nel seminterrato della casa di Davide Toffolo, a Pordenone.
È Capodanno e per quattro giorni la musicista è circondata da amici, produttori, persone arrivate per caso o rimaste ad ascoltare. C’è il camino acceso, e i brindisi, le voci, i rumori, l’intero ambiente, divengono parte integrante delle esecuzioni: non una musica separata dalla vita, ma la vita che entra nei componimenti e nelle improvvisazioni musicali.
Le esecuzioni di Mimosa non hanno quindi una partitura prestabilita: sono gesti, memorie (proustiane?), melodie estemporanee, occasioni conviviali. Del resto, cos’è l’improvvisazione se non una scrittura sonora che accade mentre viene eseguita e che non potrà mai più essere riprodotta nello stesso modo? Inoltre, Mimosa tratta il pianoforte come un corpo con cui entrare in relazione, da usare anche in maniera non convenzionale. E il pubblico è parte della performance.
La trasognata, lenta creazione/contemplazione della bellezza
Le composizioni di Mimosa sono sì minimaliste e fragili da sembrare soltanto piccoli palpiti di vita, eppure colgono, con un senso di trasporto, stupefazione e meraviglia, la sensibilità insita nei gesti e nelle cose che ci circondano, la straziante bellezza dell’esistenza e del mondo.
È musica ermetica, colta, che riporta echi dei pianoforti di Claude Debussy, Erik Satie (si ascolti il commovente connubio pianoforte-fisarmonica in Nostalgia medicina) e Keith Jarrett. Il presente s’insegue e gioca a nascondino col passato, i ricordi con le emozioni di oggi, le lacrime con la gioia, la riflessione con l’ebbrezza del vivere.
La lentezza, la pacatezza, i quieti respiri, gli stessi silenzi, ci ricordano che le nostre vite dovrebbero tendere alla bellezza, al sublime e al mistico e non farsi travolgere dal caos, dalla frenesia, dal chiasso, dalla brama del profitto e dalla bruttezza. Così, ascoltando, appunto con calma, le musiche magiche e trasognate di Real Life, provate a non commuovervi…
Le immagini: la copertina di Real Life e la foto di Mimosa sono state fornite dall’ufficio stampa di SferaCubica.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)













