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L’ex proletario è divenuto sottoproletario, ma le sinistre, non più marxiste, non lo sanno

È vero: votano a destra soprattutto i meno agiati, i meno istruiti e chi abita nelle periferie urbane o in provincia. Ma non è una colpa esserlo. Ed è un merito non votare per i partiti di centro e di sinistra immigrazionisti, filocapitalisti, guerrafondai

Rino Tripodi by Rino Tripodi
10 Settembre 2026
in ATTACCO FRONTALE, MONDO E GLOBALIZZAZIONE, SOTTO I RIFLETTORI, TEMATICHE CIVILI
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L’ex proletario è divenuto sottoproletario, ma le sinistre, non più marxiste, non lo sanno
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È vero: votano a destra soprattutto i meno agiati, i meno istruiti e chi abita nelle periferie urbane o in provincia. Ma non è una colpa esserlo. Ed è un merito non votare per i partiti di centro e di sinistra immigrazionisti, filocapitalisti, guerrafondai

Nelle ultime settimane molti sono stati gli eventi importanti sul piano politico che hanno riguardato vari Paesi occidentali. Il rifiuto degli elettori islandesi di instaurare colloqui con l’Unione europea per l’adesione dell’isola al carrozzone targato von der Leyen. Il trionfo in Germania di Alternative für Deutschland. In Spagna la crisi pre e post Ceuta del Governo Sanchez (nuovo punto di riferimento delle sinistre fucsia), già in difficoltà per numerosi scandali e corruzioni.
In Italia il record di longevità raggiunto dal Governo Meloni e l’ascesa – almeno nei sondaggi – del partito Futuro nazionale del generale Vannacci. Tutti successi, seppure non decisivi, per la destra e l’estrema destra.
Prima e dopo alcuni esponenti di sinistra come Stefano Bonaccini e giornalisti delle testate “progressiste” hanno accusato gli elettori di votare male e le destre di prendere i voti dalle classi sociali meno istruite, più povere e residenti ai margini delle grandi città. Quasi fosse un crimine essere appoggiati da ceti che, particolare non secondario, un tempo votavano in massa per i partiti socialisti e comunisti (leggi Elettori di destra ed elettori di sinistra: un mutamento epocale).

Non conoscono neppure un po’ di marxismo…
Il fatto che esponenti e intellettuali di sinistra disprezzino i poveracci non è solo indice della totale mutazione degli ex comunisti con la loro cieca adesione a un generico progressismo e soprattutto all’ideologia radical chic che privilegia i diritti civili di minoranze chiassose ai diritti sociali delle masse dei lavoratori. In pratica il Potere capitalista ti concede “liberi costumi” in cambio dell’accettazione dell’ingiustizia sociale globale.

Ma l’aspetto più grave e significativo, e che dimostra come gli ex comunisti abbiano abbandonato del tutto la questione sociale, è che non hanno capito che i nuovi elettori di destra non sono più quelli che una volta erano definiti “proletari” (del resto, in Occidente chi fa più figli?), ma i “sottoproletari”. Non l’hanno capito perché sono a digiuno di studi sociali e socialisti.
I progressisti del woke non hanno mai letto Karl Marx, neppure in sintesi. Altrimenti, appunto, avrebbero posto l’accento sulla categoria sociologica marxista di sottoproletariato. Nel tedesco del filosofo di Treviri originalmente è Lumpenproletariat, letteralmente “proletariato straccione”: il che significa che già allora si provava un po’ di schifo per gli sporchi, brutti e cattivi. Si potrebbe aggiungere che forse le “avanguardie rivoluzionarie” hanno sempre disprezzato il popolo e lo hanno manipolato per il loro tornaconto.
Infine, dal Sessantotto in avanti, è avvenuta la presa al potere degli intellettuali borghesi radical chic, con ulteriore distacco dalle classi basse.
Sottoproletarizzazione del proletariato e proletarizzazione dei ceti medi
Il sottoproletariato costituisce la fascia più povera, degradata ed emarginata della società. Ed è distinto da Marx dal vero e proprio proletariato industriale, cosciente promotore della rivoluzione socialista. Un tempo, infatti, gli operai erano compatti, ingenuamente credenti in una svolta socialista della società. Spesso talmente orgogliosi del proprio lavoro e abbastanza ben pagati da essere definiti “aristocrazia operaia”.

Ma non è certo colpa loro se i proletari di idee socialiste di un tempo si siano “abbruttiti”. La sottoproletarizzazione del proletariato, così come la proletarizzazione dei ceti medi, sono dovute all’avanzata e al trionfo, non contrastato dalle sinistre, del neoliberismo capitalista globalista e finanziario. Salari sempre più bassi. Lavori più precari. Orari disumani. Disoccupazione incombente, anche per l’arrivo dell’“esercito industriale di riserva” (altro concetto marxista di cui i sinistrorsi attuali sanno poco o niente) costituito dagli immigrati, il cui arrivo è sponsorizzato dagli sfruttatori capitalisti, oltre che dagli “utili idioti” immigrazionisti di sinistra e cristiani, a volte anche per interessi economici (leggi A chi i profughi? A noi!).
Il vantaggio di essere “ignoranti”
Essere “ignoranti”, nel senso di non aver compiuto studi di alto livello non è una vergogna o un limite. Anzi… L’istruzione impartita dal Potere dominante nelle scuole e nelle università infonde e inculca una visione del mondo artefatta, funzionale al mantenimento dello status quo, con le sue ingiustizie e violenze, guerre comprese.

Occorre distinguere tra cultura, educazione e istruzione. La prima (dal verbo latino colĕre, “coltivare”) è, secondo Wikipedia-Treccani, «l’insieme dei valori, simboli, concezioni, credenze, modelli di comportamento e anche delle attività materiali, che caratterizzano il modo di vita di un gruppo sociale». Pertanto non è solo la “cultura alta”, ma tutto l’insieme che forgia un essere umano. L’educazione, come spiega l’etimologia latina (educĕre, trarre fuori), è la nobile arte di estrarre dal discente ciò che di migliore ha in sé. L’istruzione, invece (sempre dal latino, instruere significa costruire dentro, ordinare, disporre o preparare), se non accompagnata da pluralismo e tolleranza, può divenire negli studenti vittime degli insegnanti imposizione di idee, manipolazione, pensiero unico, repressione dello spirito critico e della libertà di pensiero.
Sicché, decenni fa, proprio i lavoratori socialisti e comunisti, non essendo stati manipolati dagli istituti d’istruzione statale (in Italia vigeva l’egemonia culturale cattolico-vaticana), erano i maggiori critici della società e dell’ordine allora vigenti. Lo stesso avviene oggi, ma in termini opposti, visto che nell’odierno Occidente scuola, università e centri culturali sono in mano alle sinistre progressiste. Pertanto, riescono a sfuggire all’ideologia predominante del politically correct, del woke e della famigerata cancel culture solo chi o ha una forte personalità accompagnata da un ribelle spirito critico o gli “ignoranti”.
Costoro non si bevono le fanfaluche sugli armamenti, sul finanziamento di un regime corrotto e colpevole come quello ucraino, sulla globalizzazione, sull’ecoterrorismo e il conseguente Green Deal, che ha distrutto l’industria europea, sulla mobilità dei lavoratori, sull’immigrazionismo e sugli immigrati come “risorsa”, sulla prepotenza delle lobby lgbtqia+, sull’oicofobia, sul femminismo estremo e “intersezionale” (sic!), sul continuo ricorso al bau bau antifascista e antirazzista, in assenza quasi assoluta di fascismo e razzismo, e gli idioti slogan, ripetitivo raglio di cantanti, attori e persone dello spettacolo estremamente ricchi e viziati, che divengono portavoce della “sinistra”.
Cosa vogliono i poveracci? La vecchia “normalità”!
Il rancore, il disprezzo, la rabbia delle classi popolari per i voltafaccia delle ex sinistre è ormai dilagante. Cosa vogliono i “poweri” (usando la dizione radical chic)? La vecchia normalità!

Ad esempio, un lavoro sicuro, dignitoso e pagato in modo consono. Soldi pubblici usati per sanità, scuola, alloggi popolari, e non per guerre o per armare stati corrotti. Città e quartieri senza scippatori, ladri d’appartamento, rapinatori, bivaccanti, stupratori. Strade pulite e ordinate. Una magistratura che non lasci liberi i delinquenti e metta in carcere chi reagisce alle aggressioni. La difesa dei confini da un’immigrazione incontrollata e composta quasi mai da veri profughi o perseguitati nei loro Paesi. Essere liberi dalle folli prescrizioni targate Ue. Energia, benzina, gas e bollette possibili da pagare. Affitti umani. La tutela di Patria, nazione, identità, tradizione e cultura (una volta princìpi valoriali anche per la sinistra). Un ecologismo “sostenibile” al posto di una “sostenibilità ambientale” dannosa.
Insomma, il mondo di una volta del Welfare State, che non era poi tanto male. Chi promette questo, vince le elezioni, almeno tra i ceti meno abbienti.
Da qui l’avanzata delle destre. Sicché non solo Afd è il primo partito in Germania, ma all’europarlamento il Gruppo dei Patrioti per l’Europa conta ormai 86 seggi, che sarebbero almeno il doppio, se si votasse oggi. Vi aderiscono partiti di quasi ogni Nazione europea. Tra gli altri, oltre Afd, i più noti sono il francese Rassemblement National, l’italiana Lega, il magiaro Fidesz, l’olandese Pvv, lo spagnolo Vox. E, poi, l’austriaco Fpo, il belgaVb, ecc. Fuori dall’Europa, nel Regno unito, prevale il Reform UK di Nigel Farage. Ma non sono lontani da tali gruppi molti partiti iscritti al Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti europei (Ecr), come Fratelli d’Italia, e persino, a titolo individuale, molti parlamentari di centro iscritti al Partito popolare europeo.
In mancanza di qualunque progetto e succubi di Ue, Bce, Fmi, Oms, Ong e tutti gli altri poteri sovranazionali, le sinistre parlano di imminente pericolo di nuove dittature fasciste o naziste. Si tratta solo di meschini metodi per spaventare e mobilitare i propri elettori e costringerli a votare ancora i consunti partiti di centro e di sinistra. Per capire perché è del tutto impossibile il ritorno a regimi autoritari di destra (delle pseudodemocrazie di sinistra siamo già vittime da decenni), leggi Fascismofobia.

Le immagini: elaborate con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.

Rino Tripodi

(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

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Tags: AfdelezionieuropafocusGermaniaMelonineofascismoneonazismoOccidente Unione europeapoliticaproletariatoradical chicsanchezsocietàsottoproletariatoVannacci
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