Nell’Europa attuale sono molte le somiglianze coi contesti economico-sociali che determinarono negli anni Venti e Trenta del secolo scorso l’ascesa in quasi tutte le nazioni del Vecchio Continente dei totalitarismi di destra. Ma sono molte di più le differenze che dovrebbero tranquillizzare gli antifascisti, mobilitati e strumentalizzati per motivi elettoralistici. E qual è il programma delle sinistre?
Da decenni, prima soprattutto la cultura del politicamente corretto, poi quella, ancora più aggressiva, del wokeismo, hanno reso popolari neologismi come omofobia, transfobia, islamofobia, xenofobia, ecc. Le fobie sono patologie di tipo psichiatrico. Pertanto, pur uscendo dall’ambito della malattia mentale, sì, sarebbe anche giusto applicarle a chi teme qualcosa di inesistente o non pericoloso (sebbene qualche timore per un futuro dominato dall’imposizione della sharia o dalla sostituzione etnica non sia poi così immaginario).
Allora, applicando il suddetto concetto dell’irrazionale timore verso “qualcosa di inesistente o comunque non pericoloso”, sarebbe da valersi di un neologismo finora poco o nulla impiegato come fascismofobia per indicare la paura irrazionale di un ritorno al regime mussoliniano.
Corsi e ricorsi della Storia
In effetti, l’attuale contesto economico-sociale e politico assomiglia per molti versi a quello che, negli anni Venti e Trenta dello scorso secolo, fece da brodo di coltura per le vittorie elettorali (pur tenute in un clima intimidatorio) o violente dei totalitarismi di destra in quasi tutta Europa.
L’iniziatore, come sappiamo, fu il fascismo italiano già nel 1922. Ma fu essenzialmente negli anni Trenta, pur in tempi diversi e con varie differenze e modalità, che i movimenti fascisti e nazionalisti più o meno totalitari si affermarono in Austria, Bulgaria, Croazia, Grecia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Ungheria. Fino alla tragedia della Germania col nazismo hitleriano, che per molti versi si differenzia dal fascismo per la sua ideologia spiccatamente razzista e anticristiana e non solo nazionalista (e con orientamento clericale).
In quegli anni pochi erano gli Stati rimasti con un’impalcatura liberaldemocratica. Ricordiamo il Belgio, la Francia, i Paesi bassi, il Regno unito (peraltro responsabili delle terribili atrocità commesse col colonialismo e l’imperialismo in Africa e Asia; e, in quanto potenza extraeuropea, qui tralasciamo il violento espansionismo degli Stati uniti), la Cecoslovacchia e i Paesi scandinavi. Ma anche in queste nazioni nacquero ed ebbero un notevole seguito vari partiti di estrema destra, che poi, durante la Seconda guerra mondiale, collaborarono con gli occupanti tedeschi.
Torniamo alla similitudine dei contesti di quegli anni coi nostri: crisi economica, precarietà e povertà, insicurezza, crisi identitaria, paura del futuro, depressione generalizzata, disordine diffuso, guerre vicine e lontane, antisemitismo… Inoltre, in tutta Europa i partiti in testa in elezioni e sondaggi con la maggioranza relativa dei voti (intorno al 30%) appartengono all’area della destra conservatrice. Mentre, intanto, molto forti sono pure partiti e movimenti di estrema sinistra, che cercano una forte e talora violenta contrapposizione politica.
Per non far andare al Governo i conservatori, i partiti cosiddetti democratici s’inventano di tutto, formando coalizioni e alleanze innaturali (vedi Urne ribaltate e Viviamo davvero in regimi democratici?).
Le enormi differenze col secolo scorso
Ma qui iniziano e qui finiscono le analogie. Le difformità sono molte di più. Proviamo ad elencarne qualcuna:
- Non vi sono masse bellicose, forgiate e abituate alla violenza militare, come avvenne dopo la Prima guerra mondiale.
- Che piaccia o no, l’intera Europa è inserita nel sistema militare-politico-economico dominato da capitalismo, neoliberismo, Alleanza atlantica (Nato) con gli Stati uniti, Unione europea e i suoi trattati-capestro [leggi C’è la Costituzione (italiana) e ci sono i Trattati (europei)], ecc.
- Anche e non solo per questo, i partiti di destra, accusati a volte di “neofascismo”, non sono nazionalisti (semmai patriottici) e tanto meno totalitari.
- Non si sognano di fare guerre contro chicchessia (anzi i partiti più guerrafondai sono quelli di centrosinistra, corresponsabili delle aggressioni ad Afghanistan, Jugoslavia, Libia, Iraq, ecc. targate Nato, fino alla recente guerra russo-ucraina).
- I partiti di destra accettano le regole democratiche: se vincono, bene; altrimenti restano all’opposizione.
- Non rimpiangono affatto le dittature fasciste: se, per assurdo, vi fosse una soluzione politica autoritaria, rimpiangerebbero, come tutti, la libertà, la democrazia e i relativi diritti.
- Non sono schierati coi “padroni”, anzi dimostrano una sensibilità sociale e verso le classi lavoratrici talora superiori a quella delle sinistre (leggi Se la sinistra fa la destra (e viceversa) e il centro perde la fede…e Destra e sinistra? Relitti della storia).
- Non hanno l’appoggio delle Chiese cattoliche o protestanti, da tempo schierate più a sinistra.
- Non sono razzisti e non seminano odio o intolleranza verso minoranze etniche, religiose o sessuali.
- I loro militanti non aggrediscono quelli di segno opposto (anzi accade più spesso il contrario).
- Sono molto più tolleranti delle sinistre da Santa Inquisizione su alcune questioni (ad esempio, gli obblighi vaccinali, la vita privata, gli stili di vita, il linguaggio).
Allora perché la fascismofobia?
Intendiamoci bene. I partiti di destra rappresentano tutt’altro che la perfezione. E tanto meno i loro esponenti, con le loro magagne. Forse l’unico aspetto che gli si può riconoscere senza doversene poi pentire è un residuo amore per la propria patria, per le tradizioni e per i connazionali. Allora, perché demonizzarli? Perché, addirittura, fondare un movimento Antifa, ai limiti della legalità? Perché insistere con la retorica dell’antifascismo in assenza di un pericolo neppure lontano di una dittatura di quello stampo, mentre ben altre sono le minacce reali, già in atto, ammantate di buonismo, contro la pace, la libertà, la dignità dei popoli?
L’antifascismo senza fascismo non è un fenomeno del tutto nuovo. Già Ennio Flaiano (con umorismo), Pier Paolo Pasolini (con sdegno) e Leonardo Sciascia (con amarezza) lo denunciarono e non stiamo a ripetere qui le loro notissime parole. Oggi è divenuto l’unica arma di propaganda delle sinistre e l’unico modo per compattare i loro militanti ed elettori e spingerli al voto. Insomma, con la paura (appunto, fascismofobia). Non per votare a favore di qualcosa, ma contro qualcosa. E magari contro la premier Giorgia Meloni (antimelonismo). E anche odiare il leader avversario non é un fenomeno nuovo per le sinistre: dall’anticraxismo all’antiberlusconismo… Però non sarebbe meglio definirsi e caratterizzarsi in positivo e con modalità propositive?
Ma oggi più che mai paura e odio sono necessari alle sinistre perché non hanno più neppure idealmente un programma politico-economico in favore delle masse popolari e lavoratrici. Anzi, vige un atavico livore verso chi produce e crea ricchezza. Un’ostilità che si manifesta con l’imposizione di nuove tasse, fino alla patrimoniale, contro chi già le paga. Insomma, guai a chi lavora e si arricchisce onestamente senza inventarsi regalie, posti pubblici e cooperative improduttive e per di più col regime fiscale agevolato.
Il distacco col popolo e il programma radical chic
Oggi essere di sinistra significa aderire non al marxismo e a un programma anticapitalista, ma alla cultura woke radical chic. Nessuna battaglia per i diritti sociali e la sicurezza della povera gente, ma europeismo come appoggio alle élite burocratico-finanziarie targate Ue, le guerre imposte da Usa-Nato, la fine di agricoltura e allevamenti nazionali, la dieta mediterranea col semaforo rosso, la carne artificiale, la farina di insetti, i vaccini sperimentali obbligatori, l’eutanasia imposta, le auto elettriche insicure e costose, l’ecoterrorismo, l’ideologia gender, il Gay Pride e il clamore lgbtqia+, l’abolizione o sterilizzazione laica del Cristianesimo e della secolare cultura cristiana, la fine di ogni spiritualità e trascendenza, il programma della Open Society di George Soros…
E, ancora. Significa dividere i cittadini tra donne/uomini; giovani/vecchi; omosessuali/eterosessuali; bianchi/neri; immigrati/autoctoni, ecc. Elevare a portavoce della politica cantanti magari un po’ spompati, attorucoli, attricette, influencer. Mettere i bastoni tra le ruote ad artisti, scrittori, comici non allineati. Far firmare agli editori una dichiarazione di antifascismo per partecipare a una fiera del libro, intitolata, paradossalmente, Più libri più liberi. Non poter esporre un cartello con una citazione dei versi finali della poesia Piemonte (1890) di Giosuè Carducci, «l’Italia agl’italiani», anzi, esserne puniti. Odiare le forze dell’Ordine. Far eleggere pregiudicati con condanne per malversazione di soldi pubblici o occupazione abusiva di case. Demolire la famiglia naturale. Occupare le case sottraendole ad altri poveri. Imporre dappertutto Bella ciao e volerla elevare a inno nazionale.
Come vincere le elezioni col bau bau dell’antifascismo
Così, nella confusione e nella contraddizione (leggi i nostri due articoli su Il doppiopesismo dei “progressisti”), e nel nulla programmatico, per provare a vincere le elezioni, le sinistre devono accogliere e radunare tutto e il suo contrario: femminismo e islamismo, pacifismo e bellicismo, Propal e retorica dell’Olocausto, immigrazionismo e difesa dei salari dei lavoratori, ecc. ecc. E ripetere allo sfinimento l’unica parolina magica che li può far vincere: antifascismo e fascisti tutti gli altri.
C’è chi afferma che ripetere all’infinto il bau bau “antifascismo” non faccia vincere le elezioni. Invece noi crediamo che, avendo i progressisti ben poco altro da asserire per entusiasmare le masse, può risultare ancora una modalità unificante e vincente, com’è successo con molti appuntamenti elettorali, con risultati che hanno ribaltato i sondaggi. Il tutto sempre con una spocchiosa, arrogante, carica repressiva verso chi la pensa diversamente e verso la libertà di tutti in generale. Pertanto, ci sa tanto che oggi, se si vuol essere davvero libertari e quindi davvero antifascisti, occorra essere anti antifascisti…
E, per concludere, consigliamo a tutti e tutte, di ogni parte politica, la versione umoristica e dissacratoria dei totalitarismi del secolo scorso, morti e sepolti, di uno straordinario video spagnolo/catalano, con protagonisti i vecchi dittatori ridicolizzati: Franco, Mussolini i Hitler canten “Staying Alive”…
Le immagini: elaborate con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)
















