Doveva sciogliersi dopo il disfacimento dell’Urss. Invece ha prima calpestato, poi in pratica abrogato l’articolo 5 che prevedeva reazioni belliche solo nel caso di attacco a uno dei membri. Il cambio di strategia è illustrato da Manlio Dinucci in un suo recente volume
C’è ancora chi si illude che la Nato sia una necessaria e indispensabile alleanza difensiva? E magari a tutela delle pseudodemocrazie occidentali? Purtroppo sono ancora in tanti a credere che lo sia e che valga ancora il celebre principio dell’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico (1949), secondo il quale la Nato reagisce con azioni belliche solo se vi è stato un attacco armato a uno o più membri dell’alleanza.
Nel 1989-1991 è avvenuta la dissoluzione dell’Unione sovietica e il suo smembramento, nonché il disfacimento e l’asservimento dell’economia nazionale russa al capitalismo occidentale fino all’avvento (1999) di Vladimir Putin. Tutto ciò ha causato lo scioglimento dell’altra alleanza bellica contrapposta, quella comunista, ovvero il Patto di Varsavia (1955). Pertanto, in mancanza del vecchio nemico antioccidentale e anticapitalista, si sarebbe dovuta avere come logica conseguenza la simmetrica fine della Nato.
Le aggressioni targate Nato
Sappiamo che non è stato così, anzi la Nato ha invaso e bombardato più volte, come non era mai avvenuto prima. A cominciare dalle guerre nella ex Jugoslavia (1992-1999), in Bosnia ed Erzegovina (1992-1995) e nel Kosovo (1999, con l’infame appoggio del Governo D’Alema ai bombardamenti Nato, anche da parte di 54 aerei italiani, sulla popolazione civile in Serbia).
Nel 2001 gli eventi, ancora poco chiari, dell’11 settembre, sono stati interpretati come attacco agli Stati uniti, per cui la Nato ha attivato per la prima e unica volta il suddetto articolo 5 e si è sentita autorizzata a intervenire in Afghanistan (2001-2021) in quanto covo dei terroristi di al-Qaeda e degli integralisti islamici talebani, col risultato finale di scappare lasciando il Paese in condizioni economiche e di tirannide islamica fondamentalista peggiori di prima. Da quel momento in poi è stata un’escalation militare.
Ricordiamo brevemente le azioni belliche intraprese dalla “alleanza difensiva”. L’invasione dell’Iraq (2003), da molti analisti e giuristi considerata illegittima perché condotta senza il mandato del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e sulla base di motivazioni (le armi di distruzione di massa) rivelatesi false o, peggio ancora, falsificate. Nel 2011 il disastroso intervento militare in Libia, che ha danneggiato soprattutto l’Italia nelle sue ottime relazioni col Paese dell’Africa mediterranea. Le operazioni navali e antipirateria, ancora in corso. Le attività di esercitazioni e addestramento militare in vari paesi.
Infine, sebbene in Ucraina la Nato non sia direttamente in guerra con la Russia, i Paesi membri forniscono un massiccio quanto costosissimo supporto militare, finanziario e di intelligence all’esercito e alla nazione presieduta da Volodymyr Zelens’kyj, a capo di un Paese dove la corruzione e la malversazione dilagano sfruttando persino la guerra e gli aiuti occidentali.
La strategia Usa post Guerra fredda
La realtà è che la Nato non ha rispettato, non rispetta e ancor meno rispetterà in futuro il suo originario ruolo di alleanza difensiva per divenire sempre di più alleanza offensiva, soprattutto piegata agli interessi degli Usa, anche nominando alla presidenza della Nato uomini-fantoccio obbedienti alla prepotenza della nazione dalla bandiera a stelle e strisce.
I motivi che stanno alla base del completo cambio di rotta della Nato sono spiegati nel volume di Manlio Dinucci dal titolo L’altra faccia della storia. Come per secoli l’Occidente ha dominato il mondo (Byoblu Edizioni, Milano 2025, pp. 490, € 40,00), già da noi segnalato lo scorso marzo. Scrive Dinucci: «La nuova strategia viene ufficialmente enunciata nella National Security Strategy of the United States (Strategia della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti), pubblicata dalla Casa Bianca nel 1991», nella quale si afferma che dopo la fine della Guerra fredda gli Usa sono rimasti la sola potenza politica, economica e militare globale e quindi si è «entrati in una nuova era».
In cosa consiste questa “nuova era”, nella quale l’Onu non conta più nulla? Lo spiega un altro fondamentale documento, la Defense Planning Guidance for the Fiscal Years 1994-1999 (Guida alla pianificazione della difesa per gli anni fiscali 1994-1999), redatto nel 1992 da una Commissione del Pentagono. Tra l’altro, in esso si parla di «preservare l’accesso statunitense» in Medio Oriente e Asia, impedendo che altre potenze possano opporsi. Inoltre «tale strategia deve essere attuata nei confronti non solo di qualsiasi potenza ostile, ma anche dei paesi industriali avanzati, per dissuaderli dallo sfidare la nostra leadership o cercare di capovolgere l’ordine politico ed economico costituito». Il corsivo-grassetto è nostro e serve a evidenziare che in quel passo si sta parlando dell’Europa…
Oggi la Nato non ha più freni: il nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza
Sicché, scrive Dinucci, «il 7 novembre 1991 i Capi di stato e di governo dei sedici paesi della Nato, riuniti a Roma nel Consiglio Atlantico, varano il nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza». Tra l’altro vi si legge, testualmente, che, nonostante la scomparsa dell’Urss, «la dimensione militare della nostra Alleanza resta un fattore essenziale, ma il fatto nuovo è che sarà più che mai al servizio di un concetto ampio di sicurezza».
Anche stavolta abbiamo usato il corsivo-grassetto per mettere in luce il “nuovo concetto strategico”, Esso, tradotto in termini meno tortuosi e ipocriti, significa arrogarsi il diritto di intervenire senza che vi sia alcuna aggressione ai Paesi membri della Nato, a cominciare dalla triste vicenda delle guerre infinite nella Federazione iugoslava, cui abbiamo sopra accennato.
Ancora più esplicito è l’atto fondante della Nuova Alleanza, espresso nel summit di Washington del 23-25 aprile 1999. La nuova Nato dovrà essere «più grande, più flessibile, capace di intraprendere nuove missioni, incluse le operazioni in risposta alle crisi non previste dell’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza». Insomma, far guerra quando e come si vuole.
Dulcis in fundo, la Repubblica italiana, dopo aver violato nel 1991 per la prima volta l’articolo 11 della Costituzione («L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali») partecipando alla Guerra del Golfo, vara subito dopo il Nuovo Modello di Difesa, che ridefinisce i compiti delle Forze armate, riprendendo il già citato Nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza.
Conclusioni amarissime
Avevate avuto notizia di tali documenti che hanno stravolto interamente la funzione originaria della Nato e il pacifismo italiano? Certamente no, come quasi nessuno. Ciò che è importante non viene mai riportato o evidenziato dai mass media. Pertanto, si continua a citare e blaterare sull’articolo 5 che, in pratica, non esiste più. Oggi la Nato a guida Usa può innescare guerre e aggredire preventivamente qualunque Stato. Ormai il concetto di sicurezza è stato talmente allargato da comprendere tutto, non solo le reali minacce e aggressioni belliche, ma ogni mutamento economico o politico rispetto allo status quo. È da sottolineare infine l’ipocrisia persistente per cui si parla di Difesa, mentre, invece, si dovrebbe parlare apertamente di Guerra.
Ci attendono dunque nuovi conflitti, nuove guerre, nuove povertà, nuove sofferenze, nuovi orrori. Il capitalismo, il neoliberismo, l’egemonia anglo-statunitense-israeliana, hanno bisogno di sangue di innocenti che si traduca in profitti. Proviamo pietà non solo per le vittime civili di tutte le guerre, bambini, donne e uomini, come abitualmente si suol dire, ma anche per tutti i militari, mai citati, come sempre carne da macello per gli interessi della ristretta élite che domina il mondo (leggi pure Chi sono i più potenti del mondo?, I nemici dell’umanità e L’Occidente sotto lo stivale dell’oligarchia finanziaria).
Le immagini: la copertina del libro di Dinucci ed elaborate con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)
















