“La crociera di Ramiro” (Laurana editore) di Nunzio Primavera è un romanzo colto e brillante, intriso di malinconia e speranza, che narra le vicende dei passeggeri di un transatlantico turbati da un’insidiosa epidemia influenzale
Lo scrittore e saggista siciliano Nunzio Primavera ha pubblicato nei primi giorni dello scorso settembre il suo nuovo romanzo intitolato La crociera di Ramiro (Laurana editore, p. 392, € 19,00). La narrazione si sviluppa quasi interamente a bordo della Lighea, il transatlantico più grande del mondo, ed esplora con ironia il contrasto tra l’effimera gloria televisiva e la precaria condizione umana del protagonista Guido Ricci, un attore romano che ha raggiunto la notorietà globale interpretando nella telenovela di successo denominata Gli Splendidi il “cattivo e tenebroso” Ramiro Carlucci.
La caduta di una star televisiva… e la sua rinascita
Guido, in seguito a un calo di ascolti Auditel, viene improvvisamente rimosso dalla serie e abbandonato dal suo agente pubblicitario: da un giorno all’altro, si ritrova senza lavoro, dimenticato dal pubblico e quasi sul lastrico. Per evitare la rovina economica, egli accetta un ingaggio poco chiaro sul transatlantico Lighea (che prende il nome dalla sirena figlia di Calliope, sorella di Partenope e Leucosia), scoprendo solo all’imbarco di non essere più trattato da star internazionale e di dover lavorare come intrattenitore di bordo.
Durante la traversata verso New York, l’attore deve confrontarsi con la rigida autorità della commissaria Laura Drago, responsabile di tutta la gigantesca macchina logistica della nave. Mentre Guido cerca faticosamente di adattarsi alla sua nuova e umiliante realtà di bordo, la nave viene colpita da un’epidemia influenzale che fa sospettare la presenza del Covid e costringe quindi l’intero equipaggio e i passeggeri a una quarantena preventiva nelle cabine.
Questa clausura forzata, unita all’impossibilità di attraccare nei porti intermedi che rifiutano la nave per paura del contagio, trasforma la Lighea in una sorta di moderna Arca di Noè, sospesa sull’Atlantico, in cerca di una terra incontaminata. Il forzato viaggio cambia in profondità il destino dei passeggeri e del personale a bordo della nave e si rivela una metafora potente sulla riscoperta di se stessi, sul potere salvifico dell’arte e sulla rinascita che, come nel caso di Guido e Laura, avviene quando scocca l’amore e il destino fa incontrare «la parte viva, fuori di noi, che ci appartiene e che non sappiamo dove sia».
Il racconto indugia un po’ troppo nella descrizione delle sontuosità e dei servizi offerti ai passeggeri dalla Lighea, procedendo con un ritmo volutamente disteso, quasi a imitare l’andamento lento e cullante delle onde dell’oceano.
Un viaggio esistenziale pieno di pathos
Primavera costruisce interi capitoli secondo gli schemi del romanzo d’avventura creando un ricco e movimentato universo di finzione, carico di pathos. A volte, come nel finale, i colpi di scena seguono quasi la meccanica dell’intrattenimento dei film d’azione. Lo scrittore siciliano assume come modello narrativo il tempo cronologico e, in una sfera spazio-temporale di quindici giorni di navigazione, si mostra capace di alternare il ritmo tipico della commedia con la profonda malinconia di un viaggio esistenziale, denso di contrasti emotivi.
Egli, con uno stile molto raffinato, ironico e digressivo, fruga nei segni e nei simboli, sente in modo autentico le emozioni positive e negative dei personaggi, cercando di capire le ragioni profonde del loro agire, senza esprimere alcun giudizio morale sui loro difetti o errori.
Un romanzo ricco di riferimenti culturali e con un ampio repertorio poetico e musicale
Il testo si presenta straripante di citazioni colte e riferimenti artistici e poetici, spaziando dalla musica (Bach, Debussy, Gardel, Offenbach,) alla poesia (Emily Dickinson, Garcia Lorca, Kavafis, Leopardi, Shakespeare) e all’arte (i pittori Antonello da Messina e Botero). Nelle note a piè di pagina o integrate nel racconto troviamo interessanti digressioni storiche e informative: le origini della parola “jazz”, legata alla band siciliana di Nick La Rocca, il significato reale della bandiera gialla nel codice marittimo, la tradizione della danza ischitana della ’ndrezzata o le regole del vero tango argentino. In primo piano ci sono anche William Shakespeare, Federico García Lorca ed Emily Dickinson, tre grandi autori che Guido recita negli spettacoli e i cui versi gli consentono di spogliarsi della maschera cinica del personaggio di Ramiro Carlucci, facendo emergere la sua autentica umanità e sensibilità.
Guido, in particolare, recita i Sonetti 24 (Il mio occhio si è fatto pittore) e 75 (Tu sei per i miei pensieri come il cibo per la vita) di Shakespeare, le poesie Notte dell’amore insonne di García Lorca e Su questo mare meraviglioso della Dickinson, attraverso i quali esprime sentimenti intimi, dà voce a una bramosia d’amore potente e insopprimibile, e offre a un pubblico, preoccupato dalla pandemia e dalle difficoltà di attracco, un momento di speranza di un approdo sicuro per la Lighea.
Un elemento vivo e pulsante del romanzo è certamente rappresentato dalla fascinazione acustica della sua colonna sonora che, nel viaggio musicale curato dal pianista Herman Wolf per alleviare la nostalgia dei passeggeri, fonde diversi generi: lirica, jazz, melodia popolare e tango. La colonna sonora scandisce, infatti, i sentimenti, i colpi di scena e la complessa evoluzione dei protagonisti a bordo della Lighea e in particolare i momenti chiave della storia d’amore tra Guido e Laura.
Da Debussy al tango argentino
I brani di musica classica di Claude Debussy (Clair de lune e La Mer), Joaquín Rodrigo (Fantasía para un gentilhombre), Léo Delibes (Duetto dei fiori) e Johann Sebastian Bach (Aria sulla quarta corda, Jesus, Joy of Man’s Desiring, Le Variazioni Goldberg) sono rivolti a calmare gli animi dei passeggeri, preoccupati per l’epidemia. Trova spazio anche il jazz classico con le composizioni di Louis Armstrong, Duke Ellington, George Gershwin, Dizzy Gillespie e Glenn Miller, così come non mancano celebri melodie della canzone popolare italiana quali: ’A cammesella, Calabrisella, Ciuri ciuri, Munasterio ’e Santa Chiara, Funiculì funiculà, Le ragazze di Trieste, Lu cardillu, Roma nun fa la stupida stasera, Sull’Arno d’argento e Torna a Surriento.
Il tango argentino non è solo un ballo d’intrattenimento, ma anche un linguaggio silenzioso attraverso cui i personaggi si spogliano di ipocrisie e maschere della terraferma, compiendo ciascuno un proprio percorso personale di maturazione.
Dalla disperazione alla speranza
Primavera cita nel romanzo i brani El choclo (1903), La cumparsita (1916), Adiós muchachos (1927) e la triade – composta dal celebre Carlos Gardel – Cuesta abajo (1934), El día que me quieras (1935), Por una cabeza (1935), cogliendo con sapienza l’atmosfera di malinconia che il tango porta con sé, la sua natura di scena drammatica, di lamento amoroso, di ballo lento, languido e voluttuoso. Ma anche il suo essere danza audace, allegra e provocatoria, simbolo della felicità di chi sa mettere alla prova il proprio coraggio.
La crociera di Ramiro ci sembra davvero un romanzo ben scritto, soprattutto perché spinge il lettore a riflettere sul fatto che nella vita non solo si piange, ma anche si ride: la forza rigeneratrice dell’amore, infatti, è capace di fare salpare ciascuno dalla disperazione facendolo approdare alla speranza.
Le immagini: in apertura la copertina del libro di Primavera ed elaborate con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
Ugo Pietro Paolo Petroni
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)















