In un’intervista gentilmente concessaci, è la stessa scrittrice bolognese a rivelarci che il romanzo (edito da Aiep) si sviluppa attorno a tre temi centrali: natura, corpi e memorie
La scrittrice Costanza Savini vive a Bologna. Ha studiato Giurisprudenza e Bioenergetica presso l’Istituto di Psicologia somatorelazionale di Milano. Il suo nuovo libro, Radice Madre. Di corpi, piante e genealogie invisibili (Aiep Editore, San Marino 2026, pp. 208, € 15,00, eBook € 7,99, con la bella immagine di copertina di Alessandra Pescetta) è frutto della necessità dell’autrice di toccare più a fondo temi già affrontati in lavori precedenti, in particolare Morte nei boschi, scritto a quattro mani con Giorgio Celli, e La stanza indaco, diventato pure un film (regista Marta Miniucchi), che ha ricevuto numerosi premi.
Radice Madre ha in sé un lieve tocco di autobiografia attraverso personaggi che l’autrice definisce non essere il ritratto di persone reali, sebbene più persone realmente esistite siano valse per costruirli: «È come un miele mio – spiega l’autrice – buono o cattivo che sia, per “farlo” sono dovuta andare su più fiori diversi».
Abbiamo fatto una chiacchierata con la scrittrice per cercare di andare oltre il libro e ciò che appare più evidente agli occhi del lettore.
Perché la scelta di questo titolo, Radice Madre?
«Perché uno dei temi del romanzo è l’essere madre (io non lo sono) e, in particolare, l’essere madre in un modo per così dire “non convenzionale”. La madre del mio romanzo, infatti, è come se comprendesse in questo suo ruolo una maternità non solo biologica “da donna a figlia”, ma un’idea ampia che comprende in sé, in un certo senso, anche il mondo vegetale e animale.
Una madre scienziata, Monica Ruiz, fuori dagli schemi, che non si limita a un’idea individualista o ristretta di “famiglia”, ma che in questa parola comprende in modo eccezionalmente ampio anche la realtà vegetale e animale che convive con la nostra. Famiglia è il Pianeta. Il Pianeta è la “casa”».
Quali sono i tre temi centrali del libro?
Direi: natura, corpi, e memorie. Memorie che passano e si trasmettono (indipendentemente da noi e a nostra insaputa, un po’ come nelle costellazioni famigliari) attraverso i corpi e le cellule e tramite il tempo (decine di anni/secoli) e le generazioni.
C’è un tema che senti particolarmente vicino e perché?
«Uomo e natura, ovvero mondo animale e vegetale: il confine è così sottile che non si può ignorare. In sostanza, noi “siamo Natura” né più né meno della foglia, del lombrico, del mio gatto ecc. Chi può affermare che la vita di un albero secolare che ha attraversato le epoche fornendoci ossigeno e smaltendo il nostro carbonio valga meno di quella di un uomo? Solo che abbiamo dei modi di percepire la realtà e comunicarlo ai nostri della stessa specie che è diverso.
Ma, se tutti quanti questi sguardi (compreso il nostro) che vedono la realtà e hanno modi diversi di percepirla (e comunicarla tra loro) si interconnettessero attraverso il rispetto reciproco (questo per me è “biodiversità”), allora, forse, tutti, uomini e non, accederemmo (e forse potremmo anche vedere) a qualcosa di unico e unitario che ci accomuna. E se fosse proprio questa la chiave per comprendere il senso del cosmo e dell’esistere? Connessione, cooperazione e il riconoscimento da parte dell’uomo della natura non solo come qualcosa da spremere, sfruttare, cementare, violentare…».
I personaggi hanno una loro complessità psicologica che si intreccia reciprocamente e sembra che ci sbattano in faccia i mali della nostra società. Spiegaci il loro rapporto con la società.
«In realtà credo che ci sbattano in faccia la complessità dell’essere umano e del suo “compito” difficile e stupefacente dello stare (e restare) al mondo. È come se alcuni di loro ci volessero dire “Ehi! Io sono così ma sono anche un’altra cosa, un altro modo di stare al mondo e te lo posso far vedere”. Penso a personaggi del mio romanzo come Vitaliano, a Monica e alla stessa Ada e Carlo: sono uomini e donne non monolitici, come del resto non lo è la vita stessa. Più in generale, la vita di ognuno di noi non è una linea retta che va dritta verso l’infinito o verso la tomba.
La vita è qualcosa di più, è “fuori agenda”, anche se c’è chi, neanche troppo sottilmente e occultamente, oggi cerca di farcelo dimenticare spezzando la nostra “connessione materna” (maternage) con la Natura, fonte della nostra origine più autentica. Con ciò intendo alludere al nostro cordone ombelicale coi mondi animale e vegetale che convivono con noi e sono portatori, anch’essi, di un linguaggio e un’intelligenza che invece vogliamo sopraffare e zittire nel nostro progetto “in agenda” (più o meno conscio e consapevole) di diventare “sempre meno naturali e sempre più tecnica”».
Le immagini: copertine di alcune opere di Costanza Savini.
Serena Inchingolo
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

















