Devono gestire manifestazioni violente senza adeguati strumenti e tutele, arrestare ladri, rapinatori, scippatori, violentatori, quasi sempre poi lasciati liberi dai magistrati. Sono schernite e odiate da una certa parte politica. Eppure la maggioranza degli italiani (e non solo) più indifesi le apprezza, le rispetta e le ama
Le riflessioni che andiamo scrivendo “non hanno scadenza”. Nel senso che valgono sia per gli ultimi decenni e per le ultime settimane, caratterizzate da manifestazioni di piazza violente, con corollario di vere e proprie devastazioni e saccheggi (nel periodo della contestazione o negli Anni di piombo denominati “espropri proletari”). E, purtroppo, temiamo varranno anche per i prossimi, che prevediamo ancora più tumultuosi.
Le Forze dell’Ordine, chiamate a gestire la sicurezza di tutti, invece di essere ringraziate, sono odiate dai soliti noti e divengono il primo bersaglio di ogni manifestazione convocata per qualsiasi motivo. Questo odio nasce dall’identificazione di poliziotti e carabinieri come “braccio armato” (?) di una fantomatica repressione, specie se i governi non sono guidati dalle sinistre.
Corpi preparati e disponibili verso i cittadini
Certo la storia d’Italia è stata segnata anche da repressioni violente e con vittime causate dalle Forze dell’Ordine, con azioni violente magari pure verso manifestanti non aggressivi. Tuttavia, da molti decenni, si sono avute la loro sindacalizzazione e democratizzazione, l’introduzione delle donne nei vari reparti e soprattutto l’elevazione del livello di studio (diplomi e lauree), l’adeguata preparazione (corsi ad hoc) e conseguente professionalità, con l’aggiunta di norme ipergarantiste che sembrano voler favorire più i teppisti e i delinquenti che i tutori dell’Ordine. Sicché lo stereotipo del poliziotto o del carabiniere ignorante, arrogante, violento, con annesse barzellette, non ha alcuna ragione di esistere (e forse non l’aveva neanche prima).
Chiunque abbia avuto a che fare con carabinieri e poliziotti si è trovato di fronte persone dialoganti, disponibili, cordiali, spesso sorridenti, preparate nello svolgere il loro difficile compito. E poco o nulla si ricordano i loro interventi, spesso fuori servizio e mettendo a repentaglio la propria vita, per salvare persone in pericolo, ferite o che rischiano di annegare, che intendono suicidarsi, o in disperata difficoltà alimentare (con immediate collette di solidarietà degli operatori a proprie spese). La maggior parte degli agenti delle Forze dell’Ordine svolge il proprio mestiere, oltre che per combattere mafie e criminalità, per amore della gente e per essere utili alla cittadinanza. Sebbene spesso i criminali arrestati vengano rilasciati dai magistrati poche ore dopo un fermo che ha magari richiesto enormi rischi personali.
Che vi siano tra di loro eccezioni e “mele marce” fa parte della natura umana. Quale settore è composto interamente da persone perfette?
Eppure, specialmente nelle manifestazioni di piazza, ma anche negli interventi in alcuni quartieri “difficili”, essi sono bersaglio di violenze, cui reagiscono con una misura e una professionalità che nessuno di noi avrebbe rispetto a un’aggressione e a un dolore fisico.
I “cattivi maestri” e i nostalgici della violenza
Durante manifestazioni, cortei, scioperi, le Forze dell’Ordine sono chiamate solo a sorvegliare che tutto si svolga in modo pacifico e sicuro, anche per gli stessi manifestanti. Invece, alla loro vista, partono insulti e peggio. E le regole d’ingaggio prevedono, praticamente, solo di prendere le botte passivamente, senza alcuna tutela.
Quale cultura sta alla base di tale immotivato, anzi ingiusto atteggiamento aggressivo? Come fanno studenti minorenni ad avercela con qualcuno che non hanno mai conosciuto?
Crediamo che i postsessantottini (oggi magari docenti che si schierano in classe apertamente per una parte politica e per tesi aberranti, contrariamente a ogni codice deontologico) e i figli da loro indottrinati abbiano ancora in testa il Maggio francese e il mito del Sessantotto (che è una mistificazione di sinistra, come la Resistenza a tutto tondo, senza luci e ombre) [leggi Il sessantottismo odierno: vincente e peggiore di quello originario]. E vogliano replicare gli scontri con la polizia, gli anni di piombo, le Brigate rosse (tuttora quasi difese da taluni). E in Italia negli slogan si richiama ancora la barbara macelleria messicana di Piazzale Loreto: un terribile atto fondativo per un nuovo regime che doveva essere democratico.
Non importa che le manifestazioni siano per una scuola migliore o pro Pal o per l’ambiente o contro i femminicidi o un fantomatico fascismo prossimo venturo e comunque sempre contro il (pur discutibile e imperfetto) Governo Meloni, presunta causa di ogni male (le opposizioni usano qualunque pretesto per cercare di provocarne la fine extraelettorale). I contestatori hanno certo validi motivi per protestare (aberranti spese militari, disoccupazione, bassi salari, affitti di case a prezzi proibitivi, costo della vita, ecc.). Tuttavia sbagliano bersaglio. Non si sono resi conto che l’Italia ha perso da tempo ogni residuo di sovranità e che dovrebbero avercela con l’Unione europea e i grandi Poteri economico-finanziari globali neoliberisti (leggi I nemici dell’umanità).
Ma l’importante è “fare casino”: distruggere arredi urbani, mezzi pubblici (e privati: povero chi ci capita!), vandalizzare, anche saccheggiare.
Settori di sinistra, intellettuali compresi, centri sociali, sbandati di ogni tipo e ora anche giovani immigrati islamici hanno teso una rete di alleanze più o meno implicite, con lo scopo di creare a ogni costo disordini e violenze. Pronti, dopo, a giustificare qualsivoglia teppismo con la scusa del “dobbiamo comprendere il disagio”.
Lavoratori e teppisti: l’ipocrisia di fondo
Chi picchierebbe un netturbino, un impiegato o un infermiere mentre sta compiendo il proprio lavoro? E, allora, chi sono le vittime? I lavoratori che fanno il proprio mestiere oppure i figli di papà o i maranza o gli intellettualoidi? Vogliamo ricordare le celebri parole di Pier Paolo Pasolini, che aveva ben identificato, negli scontri tra studenti e poliziotti, i prepotenti e le vittime, i veri privilegiati e i veri proletari? Chi stringeva la cinghia per arrivare a fine mese e chi se la spassava tra sesso, droga, rock ’n roll, strampalate discussioni politiche e cazzeggiamenti vari? Così come forse vi erano più poveracci tra i missini neofascisti che tra i militanti delle sinistre barricadere.
Ipocrisia sociale. Ma non solo. I manifestanti urlano slogan contro le armi e lanciano bombe carte, pietre e bottigliate. Sono per la pace e scatenano la guerriglia urbana. Dicono di lottare per una scuola migliore e le danneggiano gravemente. Ma i primi che eviterebbero ogni violenza sono proprio gli operatori delle Forze dell’Ordine, che non desiderano fare a botte e finire in ospedale dopo ogni corteo. I primi a volere una scuola migliore sono sempre donne e uomini delle Forze dell’Ordine che hanno dei figli studenti.
Ora, grazie soprattutto ai “maranza”, c’è pure la bella novità che l’anticapitalismo (ma sanno di che si stratta?) si mescola col contraddittorio desiderio tutto consumista di possedere i più biechi oggetti di lusso. Come? Rubandoli con un bel saccheggio collettivo (come detto, altrimenti definito “esproprio proletario”) ai danni di altri lavoratori (commessi, impiegati, cassieri, ecc.).
I più amati dagli italiani (e non solo)
Tutto l’odio scatenato da intellettuali, snob, radical chic contro carabinieri e poliziotti (qualcuno/a di loro vuole abolire le Forze dell’Ordine!) dovrebbe far sì che, per coerenza, quando questa gente si trova in difficoltà, molestata, aggredita, rapinata, non chiamasse il 112 ma “dialogasse con l’aggressore per capire le motivazioni di fondo e il disagio sociale” di chi li sta massacrando.
Tuttavia i sondaggi pongono carabinieri e poliziotti, insieme ai vigili del fuoco, tra le istituzioni più amate e rispettate dagli italiani. Anzi, è significativo che siano proprio alcuni giovani cittadini di origine straniera a girare per le strade regalando foto (come Daniel Sorza, ormai premiatissimo per le sue “imprese”) o distribuendo fogliettini di ringraziamento alle Forze dell’Ordine, come il colored Bass Blacko. E le donne e gli uomini che lavorano per la nostra sicurezza si sciolgono in sorrisi di gratitudine o lacrime di commozione. Finalmente qualcuno che riconosce il loro prezioso e impegnativo lavoro. E quel qualcuno non è nato in Italia (e forse proprio per questo ammira la professionalità e l’equilibrio delle nostre Forze dell’Ordine).
Le immagini: elaborate con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)
















