Diario di bordo di una settimana trascorsa nell’isola siciliana. I luoghi caratteristici consigliati
Nello scorso mese di giugno l’isola di Favignana, nelle Egadi (Trapani) è stata per noi una piacevolissima scoperta, sotto vari punti di vista. Questa è la nostra opinione dopo avervi trascorso i sei giorni che vi raccontiamo: acqua cristallina ma anche cultura marittima, soprattutto quella relativa alla “tonnara”, che per lungo tempo ha costituito la principale fonte di sostentamento locale.
Lunedì 1° giugno: l’arrivo sull’isola e l’ambientamento
Decollati dall’aeroporto di Bologna, atterriamo a Trapani intorno alle 9,15. Con alle spalle l’insegna Aeroporto Internazionale Vincenzo Florio Trapani Birgi (ricordatevi questo nome e cognome, li riprenderemo in seguito), notiamo alcune palme ai lati della strada. Siamo atterrati in Sicilia!
Ad attenderci c’è Luca, che ci accompagna in taxi al porto di Trapani, in largo anticipo rispetto all’orario di partenza dell’aliscafo per Favignana. Possiamo pertanto allungare fino al centralissimo corso Vittorio Emanuele; e sederci al tavolo di una rinomata pasticceria, situata di fronte alla particolarissima Chiesa del Collegio dei Gesuiti. Gustiamo, accompagnata da un caffè, la deliziosa “genovese”, originaria di Erice: una piccola cupola di pasta frolla a base di farina di grano duro e tenero, con ripieno di crema pasticcera, cosparsa di zucchero a velo.
In poco più di mezz’ora siamo a Favignana. Dal porto raggiungiamo il vicinissimo Bed & Breakfast prenotato da tempo, gestito da Giovanna insieme al figlio. Sperimentato il vicino supermercato – abbiamo scelto una location con uso cucina –, prendiamo confidenza con l’isola, camminando per vie e piazze centrali.
Martedì 2 giugno: giornata all’insegna delle spiagge
Su consiglio di amici, prenotiamo uno scooter per quattro giorni, favoloso per muoversi in libertà sull’isola. Le automobili non possono infatti circolare e preferiamo farci trasportare da un motore piuttosto che pedalare sotto i cocenti raggi solari. Al mattino raggiungiamo le spiagge di Faro di Punta Marsala e quelle rinomatissime di Cala Azzurra e Cala Rossa; il cui colore, secondo una leggenda, rievoca il sangue versato durante lo scontro finale tra Romani e Cartaginesi nella Battaglia delle Egadi (del 241 a.C.).
Il pomeriggio è la volta dapprima di Cala Trapanese: ambientazione selvaggia circondata da pareti di tufo e bagnata da trasparenti acque di colore turchese, simili a una piscina naturale.
Approdiamo poi a Cala Faraglioni, caratterizzata da grandi blocchi di roccia che emergono dall’acqua, il cui colore varia fino al blu intenso. Prima del rientro a casa attendiamo che il sole tramonti e che i sassi si tingano di tonalità dorate e rosee, lasciandoci senza fiato.
Mercoledì 3 giugno: la giornata dedicata alla cultura
Il mare di Favignana, che pare una piscina a cielo aperto, non è tutto a Favignana. Questa è la giornata riservata alla cultura della “tonnara” che, per secoli, ha costituito la primaria fonte di sostentamento per gli isolani.
Dedichiamo la mattinata alla visita guidata alla “Tonnara di Favignana”, ora Museo archeologico della Tonnara Florio, sito nella centralissima via Amendola. In realtà dovremmo chiamarla ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica, secondo la denominazione dell’epoca in cui era attiva. Approfondiamo la sua storia nel successivo paragrafo.
Alla sera, una guida ci accompagna poi nella suggestiva location di Camparìa, il cui nome richiama la necessità di “campare”. Infatti, vi è l’ex cantiere navale della Tonnara Florio, ora trasformato in uno spazio multifunzionale con annesso un museo con reperti storici relativi alla mattanza.
Tra le altre cose, ci viene mostrato l’ufficio del “rais”: il “maestro”, esperto supremo delle abitudini dei tonni da pescare e delle correnti, che guidava il lavoro dei tonnaroti e coordinava le manovre in mare. Ci viene poi illustrata la tecnica di posizionamento delle reti in mare – sette chilometri – fissate per catturare i tonni e per la loro mattanza.
La visita all’ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica
Lo stabilimento Florio fu attivo dal 1841. In quell’anno la famiglia Florio affittò la tonnara dalla famiglia Pallavicini di Genova. L’ultima mattanza avvenne nel 2007, anno della chiusura definitiva dopo svariati anni di “pesca magra”.
Visitandolo abbiamo la misura della fatica e del sudore spesi da innumerevoli lavoratrici e lavoratori impegnati nell’intero processo, dalla pesca dei tonni all’inscatolamento. Ammiriamo le barche originali con cui i pescatori uscivano in mare nel periodo della tonnara (un mese e mezzo in primavera); e le 24 grandi caldaie in cui il tonno – che a Favignana ha una carne tipicamente rossa – veniva cotto.
La Sala “Torino” ci offre l’ascolto di aneddoti raccontati da alcuni protagonisti della tonnara, la cui figura è proiettata su singoli schermi. Tra loro c’è il citato “rais”.
Favignana non può prescindere dalla famiglia Florio, la più influente del XIX secolo. Grazie all’intuizione dell’imprenditore industriale Vincenzo Florio – che assume la gestione delle tonnare di Formica e di Favignana – l’isola si sviluppa economicamente e artisticamente. A lui si deve la creazione di un laboratorio che utilizza nuove tecniche industriali di pescaggio (i “montaleva”), nonché l’utilizzo dell’olio per la conservazione del pesce.
Dopo la sua morte, il figlio Ignazio acquista lo sfruttamento delle isole Egadi, le tonnare e i mari circostanti: il commercio del tonno vive così il periodo di massimo splendore.
Una dimostrazione della grandezza della famiglia è, appunto, la statua di Ignazio Florio che impera in piazza Europa, di fronte al palazzo del Municipio; ma anche la loro villa in stile liberty, eretta quasi di fronte allo stabilimento.
Giovedì 4 giugno: al mare a Lido Burrone
La giornata è interamente dedicata alle bellezze del mare favignanese. Lo scooter e l’uso della cucina nell’appartamento locato ci offrono la possibilità di cambiare agevolmente spiaggia e di mangiare a casa, in relax. Le spiagge dell’isola, anche le più rinomate, non sono infatti attrezzate come quelle della costa adriatica; se non con qualche chiosco qua e là, che offre soprattutto la granita. Passiamo la mattinata a Lido Burrone: il bagno è d’obbligo, nonostante la temperatura dell’acqua sia bassa (ci dicono sia così anche in agosto).
Al pomeriggio torniamo invece a Cala Faraglioni: amiamo molto il suo aspetto selvaggio e la natura ancora incontaminata, unita al fatto che non è ancora alta stagione.
Venerdì 5 giugno: Favignana via mare
Il grande giorno è arrivato: cosa c’è di meglio che circumnavigare un’isola scoprendone calette e spiagge accessibili solo dal mare?
Grazie a un prezioso suggerimento di Giovanna, ci affidiamo alla competenza e alla simpatia di Andrea: durante la navigazione, il capitano condisce la narrazione di alcune località con aneddoti divertenti. A metà della gita ci fermiamo per un delizioso pranzo a base di antipasti di mare e “penne alla trapanese”, con pesto di pomodori maturi, mandorle pelate, foglie di basilico fresco, aglio, pecorino siciliano grattugiato e olio extravergine d’oliva. Il piatto che tradizionalmente sposa questo condimento sono le busiate, a forma di lunghi cavatappi; ma su una barca, con il piatto poggiato sulle gambe e con le onde del mare, è preferibile la pasta corta.
Rientriamo al porto dopo le 17, appagati da tanta bellezza e felici di aver fatto la conoscenza dei compagni di questa avventura.
Sabato 6 giugno: le grotte di Marettimo
Sempre su consiglio di Giovanna, visitiamo le grotte di Marettimo, un’altra isola delle Egadi. Avevamo contattato da qualche giorno Flavia per una gita sulla sua barca ma le condizioni meteo ci permettono di partire soltanto oggi.
Arrivati a Marettimo con l’aliscafo da Favignana, oggi il nostro “capitano” si chiama Giuseppe: è poco più che ventenne ma è già espertissimo. Insieme ad altre tre coppie, ci conduce all’entrata dei luoghi più suggestivi: la Grotta del Cammello (per la forma dello scoglio); la Grotta della Ficaredda (per un antico albero di fichi cresciuto sulla sommità delle sue rocce); la Grotta Presepe (per la forma a statuine della natività assunta dalle stalattiti e dalle stalagmiti); e la Grotta della Bombarda (dal fragore prodotto dall’acqua che, unita all’aria, penetra in una piccola fessura).
Segue un pranzetto in centro su una terrazza dalla quale ammiriamo i caratteristici colori delle case isolane, che ricordano quelle greche: mura bianche e finestre azzurre.
Nel tardo pomeriggio torniamo in aliscafo a Favignana, ove ci attende la nostra ultima serata.
Domenica 7 giugno: la partenza e il rientro a Bologna
La nostra vacanza è giunta al termine: oggi è il giorno del nostro rientro a Bologna. Salutati Giovanna e il figlio nonché le persone con cui avevamo piacevolmente scambiato quattro chiacchiere durante il nostro soggiorno, l’aliscafo ci porta a Trapani.
Abbiamo giusto il tempo per una passeggiata sul lungomare e per un pranzo tipico siciliano a base, fra l’altro, di gustosissime arancine. Luca ci viene a prendere e ci accompagna in aeroporto con il proprio taxi.
Decolliamo a metà pomeriggio e atterriamo a Bologna prima di cena. Fisicamente siamo tornati a casa ma un pezzetto del nostro cuore è rimasto a Favignana.
Le immagini (della stessa autrice dell’articolo): Cala rossa, alcune grotte di Marettimo, imbarcazione della “tonnara”, lattine per il tonno inutilizzate dallo stabilimento Florio, un locale di Camparìa e Villa Florio.
Emanuela Susmel
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

















Favignana.
Favignana è il sogno che ti accarezza,
è il soffio del vento con la sua brezza.
È una esplosione di multiformi colori,
che portano la pace dentro ai cuori.
È il luogo dove i sogni si affidano al mare,
perché la nostra anima torni ad amare.
Sogni che abbiamo sempre accarezzato
e che dividiamo con chi abbiamo amato.
Gli odori i sapori e le bellezze del creato,
sono in questo luogo un concentrato.
L’Ulisse che tutti noi portiamo nel cuore,
trova qui la forza di procedere con ardore,
verso le mete che la dolce natura ci offre
e che leniscono ogni animo che soffre.
Favignana è il sogno finalmente realizzato
di chi con amore lo ha da sempre coltivato.
Un sogno che ti regala una dolce carezza
e che ti dona tutta la sua infinita bellezza.
Vittorio Banda
Gentilissima,
mi spiace non sia riuscita ad arrivare al Giardino dell’impossibile: avrebbe apprezzato il percorso storico, culturale e naturalistico di questo giardino costruito all’interno di vecchie cave di calcarenite dismesse.
https://www.giardinodellimpossibile.it/
Gentile lettrice,
la ringrazio per il suggerimento, ne terrò conto per la prossima volta.
Cordialmente