Nelle opere del poeta latino si trovano le risposte più incantevoli e definitive alle domande sul vivere, amore e morire, cui la società odierna risponde con polemiche e leggi insensate
Publio Ovidio Nasone, poeta e scrittore latino nato in Abruzzo, vissuto circa duemila anni fa, nel suo libro più famoso, Le metamorfosi, racconta la vicenda di Filemone e Bauci: una coppia di anziani che accoglie a cuore aperto due viandanti di passaggio. Questi ultimi erano stati in precedenza rifiutati da tutti gli altri cui avevano chiesto ospitalità. In realtà, si trattava niente meno che di Zeus ed Ermes, scesi sulla terra per indagare il comportamento degli umani.
Morire insieme
Il re degli dei, commosso e grato dell’accoglienza offerta dai due anziani, decide di ricompensarli. Vuole esaudire il loro più grande desiderio. I due anziani chiedono di diventare custodi del tempio e, quando verrà l’ora, dopo una vita passata nell’amore, di non assistere alla morte l’uno dell’altra.
Zeus li accontenta e trasforma la loro casetta in tempio. Poi, quando arriva il momento, i due, guardandosi negli occhi e scambiandosi le eterne e sempre nuove parole d’amore, si trasformano in una quercia e un tiglio uniti per il tronco. Ecco compiuto il miracolo dell’amore.
Il pensiero di chi legge sarà sicuramente corso alla recente vicenda delle gemelle Alice ed Ellen Kessler. In loro si può riscontrare lo stesso desiderio dell’anziana coppia partorita dalla mente di Ovidio, umanissimo desiderio. In questo caso non di una coppia di amanti ma di donne di spettacolo, non il miracolo degli dei ma il risultato del progresso medico. Segno dei tempi.
L’uomo e la donna sono fatti per amarsi
E Ovidio scrisse un altro ben noto trattato in versi: L’arte di amare. Eccone un breve passaggio, quando si parla dell’evoluzione dell’essere umano che, da belva, si intenerisce: «S’incontrarono un uomo e una donna; essi, soli, appresero così, senza maestro, l’arte di amare». E poi continua sul piacere dell’una di essere incatenata all’altro. Anche qui, il pensiero non può non andare alla nuova legge italiana sul consenso da esprimere prima dell’amore e sulla educazione affettiva nelle scuole.
Segno dei tempi, certo, anche questo. Il passato, per noi progressisti e innovativi, rappresenta la nequizia ed è meglio che non torni. E allora cancelliamo pure Ovidio dalla nostra cultura, ma non cancelliamo, per favore, le domande sull’esistenza! Non cancelliamo il peso delle parole che esprimono dissenso, non dimentichiamo il sangue che scorre nell’incontro con l’altro. Non dimentichiamo che l’amore non è un gioco di specchi a norma di legge, ma un mistero nel quale ci si perde e ci si salva, incessantemente.
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Lucilio Santoni
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)
















