EDITORIALE DEL MESE

Novembre-Dicembre 2020 (nn. 179-180) – L’icona Maradona

Dieguito incarnava la bellezza, la genialità, la tecnica, la gioia del calcio; ma, per il resto, molte ombre. E la più cupa è la sua elevazione a simbolo popolar-ideologico

Uno dei dettami più antichi e civili del vivere comunitario è quello di rispettare i morti. Il loro corpo e il loro ricordo. Purtroppo, la nostra Repubblica è nata dallo scempio di cadaveri, tra cui quello di una donna innocente… E c’è chi ancora inneggia alla vergognosa macelleria del 29 aprile 1945 di piazzale Loreto a Milano, risposta ad altro orrendo eccidio di un anno prima. Purtroppo, anche pochi giorni fa vi sono state le parole inadatte, e che comunque si prestavano a malintesi, del senatore pentastellato Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia, su Jole Santelli, presidente della Regione Calabria, morta per cancro, e sui calabresi che votano male. A prova che non vi sono limiti alla cattiva educazione e al cattivo gusto.

Del resto, non potrebbe essere altrimenti, in una società che ha ulteriormente perso i princìpi e i valori del rispetto, del pudore, della dignità, della riservatezza… Nella quale anche l’intimità e l’interiorità si mostrano palesemente (per strada, in tv, soprattutto sui social). Pertanto, nessuno si può meravigliare se un personaggio come l’asso del calcio Diego Armando Maradona, volente o nolente, ha sempre occupato grandi spazi sui media, e non solo quelli sportivi, né soltanto per le imprese calcistiche. E che, pertanto, anche, e tanto più, la sua morte sia divenuta un evento mondiale di massa. Con lui è difficile attenersi a quei princìpi di silenzio e di riguardo per i defunti che abbiamo enunziato all’inizio di questo nostro editoriale. Però cercheremo di recare rispetto alla persona che non c’è più e di parlare soltanto dell’icona, del simbolo Maradona, in vita e in morte. Come calciatore è stato certamente uno dei più grandi, forse il più fantasioso e il più gioioso nel giocare nel proprio sport. E paradossalmente favorito, allo stesso modo del connazionale Leo Messi, da caratteristiche fisiche che sarebbero impedienti per altre discipline sportive.

Sebbene persino scorretto e disonesto in campo, almeno nell’occasione più celebre, il gol realizzato di mano in Argentina-Inghilterra (Coppa del mondo del 1986, disputata in Messico e alla fine vinta proprio dai sudamericani); e, a dimostrazione degli scherzi del destino, nella stessa partita ancora Maradona realizzò uno dei gol più belli di sempre. Come persona, presentava certo tratti di umanità e generosità. Però, al contempo, tante sono le imputazioni etiche, ma persino penali, che gli si potrebbero addossare. Le dipendenze da droga e alcool, le evasioni fiscali, i frequenti contatti con personaggi camorristici o opachi, e, forse più di tutto, da buon machista latinoamericano, l’assoluta mancanza di rispetto per le donne, ingravidate a profusione, spesso senza riconoscimento della prole indesiderata, né almeno sostegno alle mamme. Ma di tutto ciò, per chi crede nelle divinità, dovrà rendere conto altrove, per chi, come lo scrivente, è ateo, se in vita la giustizia umana non si è mossa, ormai è troppo tardi.

Ciò di cui si può e si deve parlare è la mitologia maradoniana, in vita, e oggi, anche in morte. Per giorni tutti i media gli hanno dedicato ore e ore di trasmissioni, abbiamo visto milioni di persone disperate e piangenti, manifestazioni collettive di “santificazione” dello scomparso… Da un lato eroe del popolo becero, dall’altro delle sinistre: in una sintesi, eroe popolare delle sinistre (alla faccia del disprezzato populismo). È comprensibile che i reietti del Sud del mondo lo abbiano santificato: Buenos Aires, Barcelona e Napoli sono state le città, tutte di mare, tutte loro stesse fantasticamente mitologiche e contraddittorie, dove si è principalmente svolta la vita di Dieguito. È ovvio, pertanto, che lì avesse potuto incarnare l’ansia di riscatto, di successo, di ricchezza, anche volgare, di popolazioni spesso costrette a una vita misera e precaria: ed ecco, una volta defunto, il delirio popolare, specie in realtà da tempo prive di bussole di riferimento (Maradona, icona di una società senza ideali). Meno giustificabile la sua collocazione entro il pantheon delle sinistre, magari quelle più terzomondiste e immigrazioniste, sciamannate e spinellate. Cosa aveva in comune l’asso argentino con Mazzini, Garibaldi, Bakunin, Marx, Engels, Costa, Kuliscioff, Turati, Prampolini, Salvemini, Matteotti, Gobetti, Gramsci, Nenni, Di Vittorio, Brodolini, Pertini, Berlinguer, Craxi?

Certo, se oggi le sinistre hanno come personaggi di riferimento Asia Argento, Alba Parietti, Roberto Saviano, Laura Pausini, Greta Thunberg, Mimmo Lucano, Carola Rackete, Mattia Santori, il duo Ferragni-Fedez e i (t)rapper, entro il pantheon può starci pure Maradona… Il vero nemico delle sinistre è la realtà; non la si vuol vedere mai, a causa di un eterno infantilismo che discrimina, divide, contrappone con odio tutto in buoni/cattivi e immagina un mondo cui manca sempre pochissimo (l’eliminazione dei “cattivi”) per divenire un paradiso senza guerre, inquinamento, povertà, fame, violenza… Siccome si è sempre fermi a utopie, millenarismi e sogni palingenetici, cioè al nulla, si inneggia a miti frusti e nostalgici (Lenin, Ho Chi Min, Fidel Castro, Che Guevara) o, forse peggio, alla congerie di personaggi diseguali e dallo scarso spessore intellettuale e culturale che abbiamo su nominato.

Ora, come al solito, dedicheremo la seconda metà dell’editoriale per segnalarvi alcuni articoli tra i più interessanti pubblicati su LucidaMente nelle ultime settimane, e cercando di ordinarli per tematiche. Ma stavolta iniziamo con una struggente lettera giunta in redazione, di una studentessa che ha così inteso denunciare il grave disagio psicologico che gli studenti stanno affrontando con la cosiddetta dad: Scuola e didattica a distanza: il disagio degli studenti di fronte alla webcam. Anche il nostro Edoardo Anziano aveva notato che questioni come le conseguenze della pandemia sulla mancanza di relazionalità e sulla qualità della formazione risultano quasi assenti nel dibattito pubblico (Le tristi voci dalla scuola malata). Sugli scenari geopolitici internazionali si è soffermato Paolo Marraffa (Cina, gli oppositori in Italia: gli attivisti Dalù e Nathan Law e il cardinale Zen), in particolare sulla necessità di maggiore trasparenza nelle relazioni pubbliche e diplomatiche di Italia e Vaticano col colosso asiatico. Ma molto di quello che oggi è diventata la Cina era stato preconizzato già nel 1986 da un celebre saggio: Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale (Gli scenari di Samuel P. Huntington: errati o profetici?).

Intanto, l’ideologia globalista s’impone dappertutto, dai mass media alle réclame (Le nuove pubblicità subliminali). In molti spot il messaggio linguistico-visivo è completamente staccato dal prodotto che si vuole vendere… Allora, qual è il loro vero scopo? Di cosa deve essere persuaso il destinatario? E, in generale, come opporsi alla nuova dittatura, al nuovo totalitarismo “dolce”? Una modalità consiste nel sottrarsi ai ritmi frenetici che si vuol far passare come normali (La lentezza, ovvero opporsi a come ci modella il potere). E, sempre in una visione globale, non sarebbe male porsi una piccola domanda: Perché la donna è libera solo in Occidente? Infatti, non è un caso: è la conclusione, sempre in divenire, di un lungo percorso, che parte dalla cultura classica e cristiana per giungere, attraverso molteplici percorsi culturali, come l’amor cortese o il romanticismo, al femminismo delle suffragette.

Libri e cinema. Abbiamo segnalato due libri molto diversi tra loro, ma entrambi assolutamente da leggere. Il primo è il coraggioso Il “Golpe Borghese”: Quarto grado di giudizio. Le verità sulla leadership di Gelli e sulle censure di Andreotti e Maletti (Pellegrini Editore, pp. 246, € 16,00), frutto della ricerca di Fulvio Mazza, direttore dell’agenzia letteraria Bottega editoriale. A recensirlo è Alessandro Milito con Quella maledetta notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 e i successivi “malloppi”. Il secondo è il nuovo romanzo (Pimpernel. Una storia d’amore, Einaudi, pp. 198, € 16,00) dello scrittore divenuto celebre con La variante di Lüneburg (Il “manoscritto ritrovato” di Paolo Maurensig). Fiction tv: La serie televisiva ideata dall’ineffabile Roberto Saviano dopo il successo del suo libro è esteticamente affascinante quanto ambigua; di certo, non aiuta la lotta alla camorra, anzi ne moltiplica l’attrazione presso i giovani («Gomorra», a Napoli non spunta mai il sole). Infine, celebriamo il centenario, trascorso in sordina, della nascita del più grande regista italiano, ricordando tre film nei quali aveva prefigurato la decadenza culturale e morale del Belpaese (Fellini aveva visto giusto).

Rino Tripodi

(LucidaMente 3000, anno XV, n. 180, dicembre 2020)

Comments 3

  1. Roberto Bosi says:

    Come al solito… anzi di più… articoli interessanti! Complimenti!

  2. Franco mafrici says:

    Editoriale da non dimenticare! Complimenti!

  3. Simone says:

    Un pozzo di scienza…

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