EDITORIALE DEL MESE

Luglio-Agosto 2020 (nn. 175-176) – La perdita di dignità delle classi sociali medio-basse

Sempre più abbrutite, ignoranti, povere, senza fiducia nel futuro… Ma poco tempo fa non era così e c’è chi ha voluto il loro degrado

Qualche anno fa, qualche decennio fa, non era come oggi. La volgarità, la violenza, la vuota trasgressione obbligata che caratterizza la nostra società, e non solo nel suo segmento giovanile, non erano così imperanti. Famiglia, scuola, parrocchia, sezioni di partiti politici e centri culturali costituivano una valida diga al degrado individuale e sociale.

Le droghe erano proibite prima di tutto nella coscienza collettiva. Il teppismo era considerato un insulto e un’offesa per l’intera comunità. La coprolalia e le bestemmie erano punite. Oggigiorno, ben che vada, giovani, ma anche i genitori, sono soliti schiamazzare al cellulare, anzi, escono sui balconi per stare ore a conversare/urlare mediante smartphone e simili; tenere la musica a tutto volume in casa (disturbando i vicini) o per strada è normale; non ci si saluta più tra vicini e condòmini; essere aggressivi o assumere un look bellicoso è “figo”; a tatuarsi sono figli, papà e mammà. L’amore per la cultura, l’arte, la bellezza, lo studio e i libri? La dignità personale? Il rispetto dell’onore e della parola data? Roba scomparsa. Si esalta l’ignoranza, la rozzezza, la volgarità, la furbizia, il tradimento, si disprezza la cultura. E questo è il meno. Dominano il narcisismo, l’egocentrismo, la vanità e la spudoratezza, con selfie diffusi senza limiti. Sono tanti a guidare automobili, motorini, biciclette e ora pure in monopattini in maniera folle, irrispettosa della vita altrui. Il consumo di droghe è considerato talmente normale che un docente che stigmatizzi tale costume viene deriso dai suoi stessi allievi; idem se qualcuno accenna alla possibilità di avere rapporti sessuali responsabili, consapevoli, maturi e basati sull’amore e sull’attenzione verso l’altra/o. Il rispetto degli altri, delle forze dell’ordine e delle leggi? Non parliamone neanche.

A simboleggiare la barbarie avanzante è sufficiente enumerare alcuni agghiaccianti episodi. Gli adolescenti che cercavano – e trovavano – sul deep web sevizie di animali e bambini. La mamma del ragazzino trapiantato insultata sulla spiaggia di Massa perché chiedeva alle turiste straniere vicine di ombrellone un minimo di distanza anti Covid. Quei mostri che sono stati a guardare una donna arsa viva a Crema – poi morta – e che pensavano a filmare coi maledetti smartphone piuttosto che tentare di salvarla. È un abbrutimento generale, che, dopo le infinite crisi economiche e la pandemia, non potrà che aggravarsi. E interessa le due classi che più sono state massacrate dalla globalizzazione a trazione turbocapitalista e finanziaria: la medio-piccola borghesia e il proletariato (operai e lavoratori manuali).

Pur nelle differenze sociali, economiche, culturali, antropologiche, le famiglie di tali classi della società del Novecento trasmettevano alla discendenza dei princìpi e dei valori fondamentali. La pulizia e l’igiene personale. Il decoro. Il pudore. L’ordine. La dignità. L’impegno a migliorarsi, a progredire, attraverso lo studio e il lavoro. Anche un genitore semianalfabeta insegnava ai figli il rispetto per la cultura, per le grandi personalità del passato, per la bellezza, per le tradizioni e per la patria, a partire dall’amore per il proprio paese, il proprio quartiere, la propria cittadina. Scuola e pratica lavorativa costituivano veri e propri ascensori sociali attraverso i quali milioni di persone hanno compiuto un salto qualitativo rispetto ai propri genitori. 2020 d.C: famiglie sgangherate, tessuto comunitario dissolto, anche per l’arrivo di immigrati che non si integrano, volgarità, violenza, spaccio, una scuola ridicola che insegue le mode giovanilistiche e prona ai folli dettami del politically correct… Una disperata allegria, un’insana superficialità, l’idiozia elevata a stile di vita, avvolgono tutto. I segni di una civiltà in piena decadenza, alla fine del proprio percorso…

Dopo questo triste editoriale e, viste le vacanze, cercheremo di essere i più brevi possibili nel delineare alcuni degli articoli più significativi usciti su LucidaMente in questo primo scorcio d’estate. Non lontano dalla sgangheratezza e dall’insania che abbiamo appena descritto è il movimento radical chic Black lives matter, che abbiamo analizzato in tre articoli molto, molto critici: Razzismi, colonialismi, schiavitù: condanniamoli, ma tutti, La società americana è violenta, Black lives matter, quale cultura c’è dietro?

Come accade quasi sempre, la nostra rivista si è occupata di problemi etici e ambientalisti, spesso intrecciati tra loro. Alessia Ruggieri con Giusto o sbagliato? La risposta consiste nel porsi interrogativi (ogni nostra scelta può avere conseguenze sugli altri, pertanto l’etica e i suoi dubbi sono attuali e ci riguardano tutti da vicino; non sempre è sufficiente rispettare la legge) e con Consumo etico, come cambiare mentalità può salvare il mondo (è il momento di ripensare in maniera critica l’industria moderna e riflettere sullo scandalo che la convenienza di un individuo si basi sullo sfruttamento di altri). Prendendo spunto da una fortunata pubblicazione di Jonathan Safran Foer, secondo Arianna Mazzanti Per fermare le imminenti catastrofi, la parola chiave è «decisione». Chi vi scrive ha denunciato Lo spietato traffico di animali selvatici, un’ignobile attività che arricchisce gruppi criminali e terroristici e crea le condizioni per nuove epidemie. Abbiamo ospitato le riflessioni di Paolo D’Arpini del Comitato per la spiritualità laica (Religioni: dalla padella alla brace; dai politeismi ai monoteismi, dal giudaismo al cristianesimo all’attuale espansione musulmana, alla faccia della laicità e di un ipotetico sincretismo).

Infine, due articoli permeati dalla consueta, vasta sensibilità sociale di Edoardo Anziano: Penny Wirton, la scuola per migranti, scoperta attraverso la sua intervista al fondatore, il docente e scrittore romano Eraldo Affinati; e Fattoria senza padroni, il caso di Mondeggi, ovvero come l’occupazione di un’antica tenuta nobiliare ha ridato nuova vita alle colline fiorentine. Non ci resta che augurarvi una bella estate, magari né troppo torrida, né rovinata da acquazzoni e devastanti grandinate.

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno XV, n. 176, agosto 2020)

Comments 1

  1. Roberto Bosi says:

    Come al solito… anzi di più… articoli interessanti! Complimenti!

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