EDITORIALE DEL MESE

Settembre-Ottobre 2020 (nn. 177-178) – Biden/Trump… vinca il peggiore!

Tra insulti, coronavirus e reciproca delegittimazione, martedì 3 novembre si voterà per eleggere il presidente Usa

Mentre scriviamo questo modesto editoriale non siamo ovviamente in grado di prevedere ulteriori colpi di scena nella competizione – pardon, guerra – tra il presidente uscente degli Stati uniti, il repubblicano Donald Trump, e lo sfidante, il democratico Joe Biden. Chi poteva immaginare la rissa nel primo faccia a faccia televisivo tra i due anziani – forse troppo anziani – candidati? E chi la positività alla Covid-19 e la miracolosa guarigione di Trump? Intanto, martedì 3 novembre, data delle elezioni, si sta avvicinando.

Una prima vittoria c’è. Ed è di noi italiani, dei nostri politici, del nostro tanto bistrattato sistema. Per anni abbiamo invidiato la compostezza, il patriottismo, il rispetto dell’avversario politico, tipici del mondo anglosassone e in particolare statunitense. Oggi possiamo ritenere scontri e volgarità dei nostri politici dei veri e propri fioretti intellettuali rispetto al penoso spettacolo mostrato dai due candidati alla presidenza del più potente e – secondo la vulgata – democratico stato della terra. Certo, quattro anni fa ne avevamo avuto un anticipo con i dibattiti Trump-Hillary Clinton, ma quello dello scorso 30 settembre è stato davvero riprovevole. A parziale giustificazione di Biden, possiamo immaginare che egli sia stato consigliato dai suoi consulenti per la campagna elettorale di adeguarsi ai toni aggressivi e schernenti di Trump. E, infatti, secondo i sondaggi, pare sia stato premiato: il che dimostra a che livello sia caduta pure l’opinione pubblica. Volendo compiere una considerazione più generale, si può dire che oggi, con una sinistra che non fa più la sinistra e una destra che ha occupato molte tematiche sociali prima quasi del tutto appannaggio delle sinistre, ma che, viceversa, resta poco sensibile verso le tematiche civili e ambientaliste, è difficile schierarsi per qualcuno.

Se qualcosa di interessante ha mostrato lo scontro in atto negli Usa, è che esso rispecchia pari pari quello presente in tutte le problematiche democrazie dell’Occidente in crisi. Da un lato le destre, spesso guidate da personaggi sfrontati, ma che ben incarnano e interpretano le paure e i bisogni delle popolazioni “autoctone”: la disoccupazione e il precariato, la globalizzazione e, ancor peggio, l’ideologia globalista, la pandemia venuta dalla Cina e per cui sta pagando solo l’Occidente, un’immigrazione quasi del tutto selvaggia e incompatibile con gli stili di vita liberali…

Dall’altra le sinistre, sempre più vicine ai radical chic e lontane da operai, artigiani e piccolo borghesi, prone ai potentati economici neocapitalisti e agli organismi sovranazionali, al pensiero unico neoliberista politicamente corretto e impegnate solo a difendere “simbolicamente” minoranze rumorose come immigrati, neri, gay, donne violentate, o a sbandierare battaglie su tematiche inesistenti (il razzismo) o sulle quali le possibilità di intervenire sono complicatissime, se non impossibili (i cambiamenti climatici), attribuendo alle destre incredibili patenti di fascismo, giacché è considerato tutto fascista ciò che non è allineato. Insopportabili la distanza dalla realtà e la spocchia delle sinistre quanto l’assurdo e retrogrado disinteresse delle destre verso i legittimi diritti delle donne e dei gay, verso la libera scelta di aborto ed eutanasia, o verso le problematiche ambientali e le varie forme di intolleranza. In questo quadro, e visto il voluto degrado delle masse e quindi degli elettori, chiunque vincerà negli States non potrà che essere il peggiore. E viva la gerontocrazia! Un notevole contributo all’abbruttimento e all’involgarimento generale l’hanno dato gli strumenti telematici e i social media. Su LucidaMente 3000 se ne occupa Alessia Ruggieri con il suo approfondimento “Influencer” e politica: dal like al voto il passo è così breve? In un’epoca in cui il raggiungimento dei followers è più facile di quello del quorum, ecco i rischi e le potenzialità della politica sul web.

Edoardo Anziano ha affrontato col suo consueto piglio investigativo la realtà di due Paesi esteri, discutibili per aspetti diversi fra loro: Bielorussia, ecco chi reprime le proteste e Malta e l’eredità di Daphne (a tre anni dall’omicidio Caruana Galizia, la situazione nella chiacchierata isola del Mediterraneo non sembra essere cambiata: corruzione, fiscalità irrisoria e istituzioni indebolite). Sull’immoralità dei politici, ma stavolta in Italia, si è soffermato Christian Corsi in riferimento alla scandalosa erogazione ad alcuni “onorevoli” dell’indennità economica prevista per i lavoratori autonomi in difficoltà a causa del lockdown e del coronavirus (Bonus euro 600,00 ed etica all’italiana).

Tornando a uno dei rovelli di chi sta scrivendo quest’editoriale, il pensiero unico globalista, ecco di seguito una serie di articoli sull’argomento, a volte prendendo spunto da vari libri. Da un caso di persecuzione politicamente corretta alla scoperta della realtà globalista: il saggio dell’antropologo Jonathan Friedman su Il conformismo morale come regime (edito da Meltemi) analizza attentamente quello che è divenuto un pericolo per la libertà di pensiero e di parola in Occidente. Nuovi squadrismi crescono: quella che una volta era considerata violenza squadrista di destra adesso è sempre più praticata dagli autodenominatisi “antifa” verso chi ha il torto di non allinearsi supinamente al dilagante conformismo radical chic. Il “sessantottismo” ha vinto (soprattutto nella Silicon Valley): i profitti miliardari dei tycoon del Gafam & C. sono la dimostrazione che alla fine una certa cultura trasgressiva e “creativa” californiana ha prevalso. L’immigrazione? Ne sono entusiasti gli ultraliberisti!: in due capitoli del suo noto libro Democrazia. Il dio che ha fallito (liberilibri), il filosofo politico anarcocapitalista Hans-Hermann Hoppe esalta il libero spostamento di manodopera a basso costo per aumentare il profitto degli imprenditori, anche se con qualche distinguo rispetto agli altri pensatori della sua corrente.

Nel mese di settembre abbiamo dedicato ampio spazio al perverso rapporto uomo-natura. Ancora Anziano ha denunciato che a Marina di Ravenna e dintorni si mangiano i mitili cresciuti sulle trivelle della multinazionale di San Donato Milanese, anche se sono inquinate da metalli pesanti (Eni e cozze contaminate nei lidi ravennati). Certo, gli interventi catastrofici dell’umanità sull’ambiente non sono solo recenti, ma ora è sempre peggio e si procede a una velocità folle verso il completo annientamento… A tal punto che Paolo D’Arpini si pone il sanguinoso dilemma O l’uomo o la natura e il sottoscritto si chiede, anche con un po’ d’ironia, Chi sono i veri “signori della Terra”? (dalle vecchie idee religiose e umanistiche, a quella politico-economica, fino a…) e ritiene che nel mondo attuale, se non si introiettano nuovamente gli antichi concetti classici di hybris, limes, nemesis, sia a livello individuale sia a livello sociale e antropologico, come abitanti del pianeta, saremo destinati alla catastrofe globale (Libertà? La più grande è porre dei limiti a se stessi, a cominciare dalle proprie azioni individuali e soprattutto evitando l’insano sfruttamento della Terra). Unica consolazione, il reportage di Dora Anna Rocca: La tartaruga Caretta caretta trova in Calabria il suo habitat ideale.

Rino Tripodi

(LucidaMente 3000, anno XV, n. 178, ottobre 2020)

Comments 2

  1. Roberto Bosi says:

    Come al solito… anzi di più… articoli interessanti! Complimenti!

  2. Franco mafrici says:

    Editoriale da non dimenticare! Complimenti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I agree to the Terms & Conditions and Privacy Policy.