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Home TEMATICHE CIVILI

Mai più «mai più»

Le varie “giornate della memoria” sembrano ottenere quasi un effetto opposto rispetto a quello auspicato e, pertanto, appaiono ipocrite. Specie in una società che ha perso il ricordo delle proprie radici e della propria Storia. Intanto, le guerre, le ingiustizie, la precarietà aumentano…

Rino Tripodi by Rino Tripodi
1 Marzo 2024
in ATTACCO FRONTALE, DALL'ITALIA, INTERVENTI/RIFLESSIONI, STORIA, TEMATICHE CIVILI
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Le varie “giornate della memoria” sembrano ottenere quasi un effetto opposto rispetto a quello auspicato e, pertanto, appaiono ipocrite. Specie in una società che ha perso il ricordo delle proprie radici e della propria Storia. Intanto, le guerre, le ingiustizie, la precarietà aumentano…

Negli scorsi due mesi sono state celebrate le giornate per la memoria più note, almeno per l’Italia. Il 27 gennaio l’ormai consolidata Giornata della Memoria e il 10 febbraio il più recente nonché meno riconosciuto unanimemente Giorno del Ricordo.

Come si sa, la prima ricorrenza intende commemorare le vittime del genocidio subìto dagli ebrei durante la Seconda Guerra mondiale. L’Italia lo fa dal 2001 (e vi si ricorda al contempo anche i deportati militari e politici italiani nei campi nazisti – ma questo non viene mai rammentato). L’Assemblea generale delle Nazioni unite l’ha fissata solo nel 2005.
La seconda celebrazione (in atto dal 2005) riguarda i massacri delle foibe e l’esilio forzato – una vera e propria pulizia etnica – cui, dall’8 settembre 1943, furono sottoposti gli italiani in Istria, Dalmazia, Fiume, da parte dei partigiani comunisti jugoslavi. Lo scorso 10 febbraio per la prima volta un presidente del Consiglio – Giorgia Meloni – si è recato presso la foiba di Basovizza.
Mentre, anche da parte degli ex neofascisti, è generale la condanna della persecuzione degli ebrei e quindi l’unanimità civile sulla necessità e sul valore della Giornata della Memoria, le sinistre, soprattutto quelle estreme, non riconoscono i massacri avvenuti nel settore adriatico ex italiano e, quindi, neppure la ricorrenza. Anzi, qualcuno ne parla ancora come di poche decine di fascisti “giustiziati”. Ne sono dimostrazione le “contromanifestazioni” antifasciste concomitanti e gli atti di sfregio e vandalismo (leggi Firenze, vandalizzata la targa commemorativa per i martiri delle Foibe, in Sky Tg24).
Il rifiuto della condivisione storica e dell’umana pietà
È quasi incredibile come, soprattutto in Italia, e da parte delle ormai intolleranti e disorientate sinistre, si continui a sbandierare un antifascismo in assenza di fascismo. Impedendo, per di più, a quasi ottanta anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, una ricostruzione storica condivisa di quegli eventi. Vicende talmente terribili che, se non si sottostà alla logica vincitori/vinti, secondo la quale soltanto i primi hanno il diritto di scrivere la Storia, e a senso unico, è difficile comprendere che non esistono mai sul piano storico i totalmente buoni e i totalmente cattivi. Come vediamo anche oggi nei conflitti attualmente sotto i riflettori, in Ucraina e in Palestina
La motivazione delle sinistre per tale rifiuto divisivo, pericoloso, oltre che antipatriottico, è una sola. Ancora oggi crearsi dei nemici inesistenti è l’unico modo per compattare e cercare di portare al voto un elettorato che non ha più alcun motivo per aderire a partiti antipopolari, se non quello di votare “contro” un nemico inventato, piuttosto che “a favore” dei princìpi sociali, d’altra parte traditi e dissoltisi con l’adesione delle sinistre al capitalismo finanziario neoliberista globalista e la sottomissione ai poteri sovranazionali in cambio di diritti “cosmetici”.
Ma servono davvero a qualcosa? Le 140 (!) “giornate” dell’Onu
Tuttavia, quello su cui vorremmo soffermarci in questo nostro contributo e che desidereremmo approfondire, uscendo dalla retorica istituzionale, a dire il vero alquanto stucchevole, è se tali ricorrenze servano a qualcosa. Perlomeno sul piano civile, se non su quello effettuale e pratico. Il loro scopo conclamato è il «mai più». Mai più guerre, mai più genocidi, mai più stragi, mai più violenze… Il problema è che, con il moltiplicarsi di tali “giornate”, gli orrori planetari non sono diminuiti. Anzi…
Lasciando perdere le celebrazioni nazionali, sapreste indovinare quante sono le giornate internazionali istituite dall’Onu? Ben 140 (qui l’elenco)! Riguardano donne, animali, ambiente, cultura, medicina, agricoltura, alimentazione, giustizia sociale, scienza, mass media, ecc. ecc. ecc. Se scorrerete il “catalogo”, crediamo che soprattutto alcune stupidaggini vi strapperanno una risata. È il fiabesco regno del buonismo della finta ingenuità, dell’infantilismo perenne, di celebrazioni a tutto vantaggio degli apparati e dei funzionari che vi vengono foraggiati.
Ma in quale mondo stiamo davvero vivendo? Non siamo mai stati così vicini all’olocausto militare. Se possono essere considerati eccessivi e funzionali agli apparati economico-finanziari gli allarmismi climatici, non v’è dubbio che Natura e ambiente sono maltrattati dalle attività umane e dall’insensibilità. I diritti sociali sono in costante arretramento. Le famiglie naturali sono sottoposte a un durissimo attacco. Così come le civiltà, le tradizioni, le identità delle varie Nazioni.
Di certo in Occidente viviamo senz’altro in una società disgregata, senza identità e radici, senza una scuola all’altezza, e senza vera memoria, visto che tutto induce a smarrirla nel mare magnum dell’ignoranza, dell’incultura, del consumismo, della volgarità, dell’indifferenziazione culturale, etnica, perfino sessuale.
Una realtà amarissima
Difatti, queste innumerevoli “giornate” indicano proprio che vi è bisogno di ricordare quello che, invece, ogni cittadino della Terra dovrebbe sapere e sentire nel cuore e nell’anima: che nella Storia dell’umanità sono avvenuti innumerevoli atti di barbarie e che si tratta di vergogne ripugnanti da non perpetuare assolutamente. Il che non è vero, visto che, invece, si stanno replicando, e negli ultimi decenni in modo esponenziale. Questo significa che le “giornate della Memoria” e simili non servono ad alcunché. Forse, addirittura, sono più funzionali a rimuovere e cancellare che a dolorosamente rammentare.
Fanno credere che basti celebrarle per ottenere il famoso «mai più». Sono un lavacro in cui ci si assolve per il Male passato, presente e futuro. Ci si sente dalla parte del Bene (ma come si fa a esserlo se si finanziano le spese militari, la Nato e le guerre in giro per il mondo?). Il Potere che le celebra, condannando le violenze, mostra che sta dalla parte giusta, che appartiene a una civiltà superiore a quella degli infami nazisti e fascisti, distogliendo le masse dal pensare alle possibili analogie tra massacri passati (degli altri) e massacri presenti (di chi, se non anche dell’Occidente?).
Intanto le più alte cariche dello Stato (e il pontefice cattolico) usano a profusione il congiuntivo esortativo: “Cessino le guerre”; “Si ponga fine alle violenze”; “L’umanità condanni per sempre tali orrori”. Ma è mai successo qualcosa di tutto ciò? Perché accada bisogna intervenire sul piano diplomatico, politico, o interporsi (a proposito, a che servono l’Onu e le sue agenzie?).
Così, il tutto finisce per rientrare nella società dello spettacolo, nel buonismo e nella finzione “progressista” del Festival di Sanremo, che, certo per caso, si “celebra” quasi in perfetta sintonia e cronologia con le suddette Giornate…

Le immagini: a uso gratuito da Pexels (autori Alvin & Chelsea; Ann Buht; OG Productionz).

Rino Tripodi

(LucidaMente 3000, anno XIX, n. 219, marzo 2024)

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Tags: celebrazionifocusguerramemoriaricordostoriaviolenza
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