«Ogni vita umana ha lo stesso identico valore, indipendentemente dal sesso della vittima. Creare categorie di reato basate sul genere rischia di introdurre una parzialità ideologica nel diritto, dove la gravità di un crimine verrebbe pesata in base all’identità della vittima anziché sulla natura dell’atto stesso»
Pubblichiamo quanto inviatoci da un nostro lettore.
Le recentissime affermazioni del generale Roberto Vannacci, leader del neopartito Futuro nazionale, secondo cui il “femminicidio” non esiste come categoria giuridica a sé stante rispetto all’omicidio, poggiano su una solida logica di uguaglianza formale davanti alla legge.
Questa posizione non intende minimizzare la gravità della violenza contro le donne, ma difende il principio cardine secondo cui ogni vita umana ha lo stesso identico valore, indipendentemente dal sesso della vittima.
Siamo tutti uguali davanti alla legge
Secondo questa visione, il Codice penale italiano punisce già l’omicidio volontario con la massima severità e prevede specifiche aggravanti per i reati commessi all’interno di relazioni familiari o affettive. Creare categorie di reato basate sul genere rischia di introdurre una parzialità ideologica nel diritto, dove la gravità di un crimine verrebbe pesata in base all’identità della vittima anziché sulla natura dell’atto stesso.
Ne consegue che bollare Vannacci con il solito disco rotto del fascista, fallocrate, maschilista, antifemminista e bla bla blaterando, è sterile reazione strumentale che ignora il principio costituzionale di uguaglianza universale di fronte alla legge. Unica critica che si può muovere al leader di Futuro nazionale è non aver reso pubbliche le statistiche che narrano dei crimini commessi dall’altra dolcissima metà del cielo [leggi Toh, c’è pure il “maschicidio”. E tanto…].
Gianni Toffali – Verona
Le immagini: elaborate con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)
















