Nel romanzo d’esordio della scrittrice la sapienza del Paese dell’Estremo Oriente permea il racconto non come semplice ambientazione, ma come chiave di lettura dei personaggi, delle relazioni e delle loro trasformazioni
Può esistere un giardino Zen senza vivere la filosofia che lo ha generato? È uno dei temi affrontati dal romanzo Il giardino Zen (Via Margutta Edizioni, Roma 2026, pp. 130, € 9,00) di Teresa Frasca.
A un certo punto del romanzo si legge: «Un giardino zen avrebbe potuto idearlo soltanto una persona che abbracciava e viveva secondo quella filosofia orientale e questa, all’epoca, poteva essere essenzialmente giapponese». È una riflessione che spiega anche la determinazione di Egle nel voler incontrare Yamada Yakusho.
Il giardino Zen è solo un luogo o rappresenta un modo di vivere?
Il giardino Zen non viene descritto solo come un elemento decorativo o un semplice richiamo estetico al Giappone, ma come il risultato di una filosofia vissuta. La protagonista comprende che, dietro quel luogo, esiste una visione del mondo che non può essere separata da chi la incarna. Sicché esso diventa il simbolo di una ricerca interiore e dell’incontro autentico con una cultura capace di trasformare il modo di osservare la realtà.
Un’altra immagine significativa riguarda la comunità giapponese sul lago di Como: «I laboriosi giapponesi costruivano le loro casette, all’esterno secondo i parametri di edificazione italiani, invece, all’interno, avveniva un’incredibile trasformazione».
L’immagine è semplice ma molto evocativa. Le abitazioni rispettano l’aspetto esteriore richiesto dal contesto italiano, mentre gli spazi interni conservano gli elementi della tradizione giapponese.
Il romanzo suggerisce quindi che adattarsi non significa necessariamente rinunciare alle proprie radici. L’incontro tra culture può diventare un equilibrio tra ciò che si mostra all’esterno e ciò che si continua a custodire nella propria dimensione più intima.
Che cos’è il Ko no Yokan?
Nel rapporto tra Denise e Yamada Yakusho compare uno dei concetti giapponesi più affascinanti presenti nel romanzo: «La storia che stavano vivendo insieme era una “premonizione d’amore”; essa significava incontrare qualcuno e sentire d’essere destinati ad innamorarsi a vicenda».
Allora il Ko no Yokan è il nostro “colpo di fulmine”? No, nel romanzo viene presentato come qualcosa di diverso. Non racconta un amore che nasce all’improvviso, ma la percezione che un incontro sia destinato, con il tempo, a trasformarsi in un legame profondo.
È questo il significato che accompagna la relazione tra Denise e Yakusho, rendendo il loro amore non soltanto un sentimento, ma il compimento di qualcosa che sembrava già esistere.
Quando una cultura diventa parte di una storia
Ne Il giardino Zen la cultura giapponese non resta sullo sfondo. Attraverso il giardino Zen, l’incontro tra Italia e Giappone e il concetto di Ko no Yokan, Teresa Frasca costruisce una narrazione in cui i due mondi dialogano continuamente.
Non per cancellare le loro differenze, ma per mostrare come possano arricchirsi a vicenda attraverso le persone, i luoghi e le relazioni.
Le immagini: in apertura elaborazione con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito; entro il testo l’autrice e la copertina del suo libro (gentilmente concesse da Dora Carapellese).
Serena Inchingolo
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)
















