Al di là dell’ideologia marxista-leninista sottesa e della rigida impaginazione, il mensile dell’omonimo partito è scritto bene, non presenta refusi, cita puntuali riferimenti bibliografici e tratta argomenti politico-economici globali che i grandi media rifuggono
Lotta Comunista è uno dei tanti piccoli partiti di estrema sinistra esistenti oggi in Italia. Di matrice marxista-leninista, è stato fondato a Genova nel 1965 da Arrigo Cervetto e Lorenzo Parodi.
Nel presente articolo non rientra nelle nostre intenzioni tracciare la storia di questo gruppo politico (al riguardo, vedi il quadro che ne dà Wikipedia), né dibattere sull’ideologia di fondo, per molti aspetti lontana dallo scrivente (sebbene non si possa che essere d’accordo sulla contrarietà a ogni guerra, vista come macelleria di stati e classi deboli per il profitto dei capitalisti). Invece intendiamo elogiare alcuni aspetti dell’omonima rivista mensile (sottotitolo: «organo dei gruppi leninisti della sinistra comunista»). Tra l’altro, essa non fruisce di pubblicità o finanziamenti esterni, afferma di essere autofinanziata dai militanti ed è venduta “porta a porta” o davanti a fabbriche, supermercati, università, ecc.
Un mensile ben fatto
Sarà capitato anche a voi di imbattervi nei “distributori umani”, con le suonate al campanello di casa o in giro per la città e annesso il garbato invito all’acquisto del giornale (€ 2,00 più eventuale contributo volontario). Un aspetto originale dei militanti: sono in genere giovani ben vestiti, educati, dalla faccia pulita. Insomma, tutto il contrario di quello che ci si aspetterebbe da “estremisti” comunisti.
Sappiamo tutti che il mondo del giornalismo e soprattutto dell’editoria ha subito negli ultimi anni una decadenza impressionante. È sgradevolissimo imbattersi a ogni pagina in imprecisioni, refusi, errori proprio di grammatica. E nei libri si trova anche di peggio. Ebbene, Lotta Comunista è scritto in un ottimo Italiano, non presenta errori tipografici, documenta le proprie affermazioni, offre notizie che non trovereste da nessuna parte o, al massimo, relegate in fondo alle ultime pagine.
Ogni numero del mensile, giunto al numero 673 (anno LXII), si compone di 24 pagine. Formato tabloid, carta grezza, dalla grafica molto rigida e un po’ noiosa: cinque colonne sempre identiche come impaginazione e nessuna immagine, però con molte tabelle con statistiche, grafici e dati.
Gli argomenti, sottoposti al vaglio di un rigoroso/rigido socialismo scientifico, riguardano soprattutto l’economia internazionale, ovvero ciò che davvero ci coinvolge tutti e da cui dipendono le nostre povere vite, ma di cui i media mainstream non parlano, propinandoci una visione superficiale, parziale e edulcorata della realtà.
I grandi conflitti economici del sistema capitalista
Tra le problematiche affrontate con rigore e competenza, la guerra ibrida, gli sviluppi dell’intelligenza artificiale, la battaglia mondiale dell’energia o delle telecomunicazioni, i trattati economici e i relativi scambi commerciali, spesso trappole per i popoli, i robot cinesi, il decollo indiano, il riarmo, i grandi gruppi industriali ed economici (assicurazioni, banche) europei e mondiali, il declino americano, le tensioni geopolitiche ignote alle masse, i grandi media statunitensi, l’industrializzazione della scienza, le strategie aerospaziali di Elon Musk, la Nato, gli scogli della transizione energetica, Caraibi, Mercosur e crisi dell’ordine (n. 665, gennaio 2026, pp. 6-7), i costi dell’innovazione, dazi e metalli nella contesa globale, i colossi della petrolchimica, il riarmo giapponese, ecc. Parecchi articoli sono estratti di pubblicazioni delle collegate edizioni.
Continue sono le citazioni riprese dai grandi organi di stampa internazionali e, a volte nazionali, o da testate e pubblicazioni dissidenti di stampo marxista di vari Paesi, che ci aiutano a comprendere le strategie più o meno occulte del sistema capitalistico e dei grandi Poteri sovranazionali.
Dal passato al presente
Molti articoli vanno indietro nel tempo e parlano di Storia, ovvero di avvenimenti che hanno riguardato le classi umili della società. Un bel ripasso. Ad esempio, le guerre e le rivoluzioni del XX secolo (vedi Federico Dalvit, L’assassinio di Luxemburg e Liebknecht, n. 663, novembre 2025, p. 8), la triste vicenda della guerra civile spagnola, il colonialismo e l’imperialismo tra XIX e XX secolo. Ma si va anche molto indietro nel passato (Luca Lisciotto, Stato d’assedio a Milano [del 1898, ndr]; Carlo Avalli, La legge agraria di Tiberio Gracco, entrambi pubblicati nel n. 673, settembre 2026, p. 11 e p. 9).
Tuttavia, c’è da porsi una domanda finale. Gli articoli di Lotta Comunista e gli argomenti trattati sono davvero importanti, ma pure complicati, difficili, faticosi. D’accordo che le avanguardie politiche sono importanti e guidano le masse, ma un povero lavoratore, dopo una giornata di dura fatica, come farà a concentrarsi sulle 24 ardue pagine del mensile?
Le immagini: la testata di Lotta Comunista e alcune pubblicazioni delle collegate edizioni.
Rino Tripodi
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)
















