I fatti di attualità stanno impattando sul mondo dell’energia e di conseguenza sulle aziende: come possono muoversi alla luce di una dinamica geopolitica così incerta? Fabio Zambelli, direttore generale del Consorzio Esperienza Energia, parla di transizione energetica come un’azione inevitabile e urgente
L’energia è tornata a essere uno dei principali fattori di instabilità per il sistema produttivo europeo. A pesare non sono soltanto i prezzi, ma soprattutto l’incertezza legata agli scenari geopolitici internazionali, la sicurezza delle forniture e la velocità con cui le aziende devono adattarsi a nuove regole e nuovi modelli energetici.
Secondo Fabio Zambelli, direttore generale del Consorzio Esperienza Energia (CEE), l’attuale fase richiede alle imprese una capacità di pianificazione molto diversa rispetto al passato: «La transizione energetica non è più solo una questione ambientale, ma una leva strategica per proteggere le aziende dalla volatilità dei mercati».
Lo stretto di Hormuz e la fragilità del mercato energetico
A oltre due mesi dall’inizio delle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran, il mercato energetico continua a essere fortemente condizionato dall’incertezza legata allo Stretto di Hormuz, punto di passaggio strategico per circa il 20% del GNL mondiale.
Il rallentamento delle spedizioni dal Qatar – che copre circa un quarto delle forniture italiane di gas naturale liquefatto – ha riportato al centro il tema della sicurezza energetica. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha definito l’attuale situazione una delle crisi energetiche più rilevanti degli ultimi decenni.
Il mercato del gas ha reagito con forte volatilità. Il TTF, riferimento europeo del prezzo del gas, ha raggiunto il 19 marzo 2026 quota 74 €/MWh, rispetto ai circa 32 €/MWh del periodo precedente alla crisi. Oggi i prezzi si sono stabilizzati intorno ai 44 €/MWh, ma secondo gli analisti la situazione resta fragile, anche a causa di livelli di stoccaggio europei ancora molto bassi in vista dell’inverno 2026/27.
I possibili scenari per il 2026
Le prospettive dei prossimi mesi dipenderanno fortemente dall’evoluzione delle tensioni internazionali. Il sondaggio condotto da Montel tra banche e società di analisi evidenzia lo scenario più favorevole, con una riapertura regolare dei flussi attraverso Hormuz entro maggio (e ormai siamo a giugno). In tal caso le stime degli analisti indicano prezzi medi attorno ai 45 €/MWh. Ma il sondaggio evidenzia anche quello più critico che pare quello essere più probabile. Con una chiusura prolungata dello stretto per sei mesi, il prezzo medio potrebbe invece salire fino a 67 €/MWh, con possibili picchi estivi vicini ai 90 €/MWh durante il periodo di riempimento degli stoccaggi.
Per l’Italia il tema è particolarmente delicato. La forte dipendenza del sistema elettrico nazionale dal gas rende il Paese più esposto rispetto ad altri mercati europei. Secondo Confindustria, un ritorno dei prezzi sopra i 70 €/MWh potrebbe generare per l’industria italiana costi energetici aggiuntivi fino a 21 miliardi di euro nel 2026.
Nuove regole europee: il greenwashing diventa un rischio legale
Accanto alla volatilità dei mercati energetici, le aziende devono confrontarsi con un quadro normativo europeo in forte evoluzione. Da una parte il cosiddetto Pacchetto Omnibus punta a semplificare alcuni obblighi di rendicontazione ESG, soprattutto per le realtà più piccole. Dall’altra, la direttiva europea EmpCo introdurrà dal 27 settembre 2026 regole molto più severe sulle dichiarazioni ambientali.
Termini come “green”, “eco-friendly” o “naturale” dovranno essere supportati da evidenze verificabili e certificazioni riconosciute. Il greenwashing, quindi, non rappresenterà più soltanto un rischio reputazionale, ma anche un rischio legale e sanzionatorio concreto.
Le strategie per proteggersi dalla volatilità
In questo contesto, secondo Zambelli, le imprese devono cambiare approccio nella gestione dell’energia. Tra le strategie suggerite dal Consorzio Esperienza Energia c’è la diversificazione degli acquisti, evitando di concentrare le coperture in un’unica finestra temporale e distribuendo invece il rischio nel tempo.
Sempre più centrale diventa inoltre il ruolo dei Power Purchase Agreements (PPA), i contratti di lungo periodo da fonti rinnovabili. Tuttavia, anche questi strumenti richiedono attenzione: è necessario diversificare il mix tecnologico tra fotovoltaico, eolico e idroelettrico e prevedere tutele contro fenomeni come i prezzi negativi dell’energia durante i picchi di produzione solare.
Il ruolo del Consorzio Esperienza Energia
Attivo dal 1999, il Consorzio Esperienza Energia supporta le imprese nella gestione strategica dei costi energetici e nei percorsi di efficientamento. In una fase caratterizzata da forte incertezza, Zambelli suggerisce alle aziende una visione prudente sugli acquisti nel breve periodo, sottolineando però come la vera resilienza si costruisca nel medio-lungo termine attraverso investimenti in efficienza energetica e autoproduzione.
«Con prezzi energetici elevati – conclude Zambelli – anche i tempi di ritorno degli investimenti si riducono. Per questo oggi pianificare la transizione energetica significa soprattutto aumentare la capacità delle imprese di resistere agli shock del mercato».
Le immagini: Zambelli, la sede, il logo e un evento del CEE (gentilmente concesse da Dora Carapellese).
Serena Inchingolo
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)
















