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Home SOTTO I RIFLETTORI

Immigrati da sfruttare

Al di là delle bugie e dei (finti) buoni sentimenti, un numero imprecisato di esseri umani viene spietatamente utilizzato in Italia (e non solo) per motivi economici, criminali, falsamente umanitari, ideologici, politici

Rino Tripodi by Rino Tripodi
1 Agosto 2021
in MONDO E GLOBALIZZAZIONE, SOTTO I RIFLETTORI, TEMATICHE CIVILI
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Al di là delle bugie e dei (finti) buoni sentimenti, un numero imprecisato di esseri umani viene spietatamente utilizzato in Italia (e non solo) per motivi economici, criminali, falsamente umanitari, ideologici, politici

Migrazioni. Chiariamo subito che nel presente articolo facciamo riferimento solo al Mediterraneo, lasciando da parte l’altra dolorosissima “rotta balcanica”. Da decenni l’estate non è solo tempo di vacanze (sperando che l’emergenza Covid e le economie famigliari lo consentano). È anche la stagione dell’incremento degli sbarchi di “migranti”, spesso trasbordati da navi delle Organizzazioni non governative (Ong), che si rendono oggettivamente complici di un immondo commercio con gli stessi trafficanti di esseri umani (vedi Le foto che inchiodano l’Ong: così proteggevano i trafficanti). Già i dati preestivi hanno indicato un notevole aumento degli arrivi (Migranti, sbarchi quasi triplicati rispetto al 2020): infatti, secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, si è passati dai 3.165 del 2019 ai 9.299 del 2020 fino ai 24.576 dei primi mesi del 2021. Con le condizioni meteorologiche favorevoli tali numeri saranno senz’altro ancora maggiori tra giugno e settembre.

Lo sfruttamento economico
Così l’estate diventa il periodo di più numerosi arrivi di migranti clandestini e, nello stesso tempo, del maggiore sfruttamento di tale manodopera disperata e disposta ad accettare ogni condizione di semischiavitù nella raccolta di frutta e ortaggi, attività agricole prevalentemente estive. I primi “entusiasti” dell’immigrazione incontrollata, scellerata e disumana sono appunto quegli imprenditori agricoli (ma anche del settore edile o industriale) che possono sfruttare una manodopera a basso costo e senza alcuna tutela in tema di sicurezza sul lavoro, garanzie, diritti sindacali (leggi Immigrati al lavoro per 12 ore: 3 euro all’ora e pane duro come pasto o Il lavoro gravemente sfruttato degli immigrati. Una ricerca condotta a Roma e nell’Agro Pontino o Operai immigrati sfruttati e picchiati nel pratese o, ancora, un rapporto Amnesty). Molte le vittime accertate (Brindisi. Bracciante morto di fatica e di caldo; La strage dei braccianti. Foggia, sul furgone viaggiavano in piedi 14 persone). Tale crudele e spietato sistema di sfruttamento si fonda sul caporalato, meccanismo delinquenziale di cui sono parte integrante gli stessi connazionali degli sfruttati (cfr. Carlo Cambi, La mafia della mezzaluna, in Panorama, n. 26, 23 giugno 2021, pp. 22-24) e, in molti casi, la criminalità organizzata. Gli imprenditori sfruttatori si avvantaggiano recando al contempo grave, se non esiziale, danno agli onesti concorrenti, che pagano regolarmente le proprie maestranze e adempiono alle norme di legge in ambito lavorativo. Ma si danneggiano anche i lavoratori italiani, che vorrebbero essere assunti, ma non come schiavi (vedi quanto affermato nel nostro articolo I giovani non vogliono lavorare. Falso, pubblicato questo stesso mese su LucidaMente).

Lo sfruttamento criminale
La filiera criminale inizia fin dai Paesi d’origine – spesso vere e proprie cleptocrazie – dei migranti, coi venditori di facili promesse, i passaggi “agevolati” alle frontiere, i trasporti. Già lungo il percorso dall’Africa subsahariana a quella mediterranea i malaccorti migranti vengono taglieggiati e, se son rimasti senza soldi, obbligati alla schiavitù fino a ripagare i “servizi” ottenuti o, addirittura indotti ad arruolarsi in bande militari (una buona parte dell’economia della Libia si regge su questo immondo sfruttamento). Se si ha la “fortuna” di essere imbarcati dai trafficanti su gommoni o imbarcazioni pronti a naufragare, senza affogare nel Mediterraneo, e di essere raccolti da una nave Ong o dalle regolari vedette italiane, si è pronti per lo spaccio di droga o altre attività illegali (e si è parlato persino di traffico di organi) gestite della mafie italiane o direttamente da quelle straniere. Per non dire della prostituzione, della cui gestione si occupano per lo più altre donne connazionali delle prostitute, soprattutto nigeriane. Se qualcuno dei migranti davvero sognava il paradiso – ma molti sanno di venire a delinquere – ecco l’inferno!

Lo sfruttamento accoglientista, ideologico, politico
Come si vede, la dura e spietata realtà è ben diversa dall’ideologia accoglientista buonista e bergogliana del “facciamoli venire tutti!”… Ma si tratta solo di ingenuità? No. Spesso è pura malafede. L’immigrazione senza controlli fa comodo alle cooperative “sociali” e associazioni furbastre e sovvenzionate dalla politica, che incassano soldi dallo Stato o all’Ue (leggi A chi i profughi? A noi!). Il tutto in nome di una presunta (redditizia per chi la fa) accoglienza, che dovrebbe comprendere, oltre che alloggio, vitto e vestiti, anche l’insegnamento della lingua, se non della Costituzione e dei costumi italiani. Altri fautori dell’ingresso indiscriminato e ingestibile di immigrati clandestini sono presi da fregola ideologica, per cui, “più vengono, meglio è”, in vista di una distruzione palingenetica della “corrotta” civiltà occidentale, che sarà sostituita da miliardi di disperati, per lo più senza cultura e istruzione. Infine, i dietrologi pensano che certi partiti di sinistra in forte crisi elettorale sperino di trarre consensi elettorali dai migranti, per cui si affannano a concedere loro al più presto la cittadinanza italiana e, quindi, il diritto di voto.

Possibili approcci al problema (se non soluzioni)
Innanzitutto, occorre informare i più ingenui aspiranti migranti sulla follia di cercare di arrivare dall’Africa subsahariana in Italia o in Europa, sui rischi di essere sfruttati e di morire. Sono ormai molte le iniziative di singoli migranti (L’imprenditore senegalese: «Ai miei connazionali consiglio di restare in Africa») o di associazioni di migranti che provano a convincere i connazionali a non partire, anche col semplice invio di messaggi sugli smartphone. Nello scorso giugno persino il Partito democratico statunitense, per bocca della vicepresidente, ha usato toni duri verso chi intende entrare clandestinamente dall’America centrale negli Stati uniti (vedi Kamala Harris ai migranti: «Non venite. Gli Usa vi respingeranno», corriere.it). Nel caso di crisi umanitarie e, comunque, una volta che i migranti sono espatriati, occorre creare corridoi umanitari agevolati per i veri profughi, con riconoscimento e permesso di viaggio verso l’Europa dai paesi d’origine, ove possibile, o da Libia, Tunisia o altri paesi d’arrivo intermedio.

Le scelte di politica dell’immigrazione
Ma bisogna riflettere ancora più in generale e con lo sguardo lungo. Ben vengano i migranti in base alle necessità ed esigenze dei paesi ospitanti e alle capacità, competenze e virtù morali degli ospiti, quindi con flussi rigidamente programmati e contingentati (leggi l’ultima parte de L’immigrazione? Ne sono entusiasti gli ultraliberisti!). E una volta giunti a destinazione? La politica immigratoria può avere tre risposte: assimilazionismo (gli immigrati devono diventare cittadini del Paese ospitante a tutti gli effetti, gradendo leggi e costumi diversi dai propri originari); integrazione pluralista (melting pot: gli immigrati devono rispettare il Paese dove sono andati, accettarne leggi e costumi, ma possono conservare con forza la propria identità); inclusione (relativismo culturale, multiculturalismo o salad bowl: l’immigrato è quasi come un corpo estraneo, cui si consente di mantenere anche ciò che è in contrasto con le leggi e i costumi del Paese ospitante). Per fanatismo ideologico l’Unione europea ha scelto la terza opzione… E chi non la pensa così è insultato o deriso come fascista.

Rino Tripodi

(LucidaMente 3000, anno XVI, n. 188, agosto 2021)

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Tags: accoglienzaafricacaporalatocorridoi umanitarifocusimmigratimanodoperasfruttamento
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