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Home SOTTO I RIFLETTORI

Sinistropoli: il “diritto umano” dei borsoni pieni di soldi

Da Mafia Capitale a Mimmo Lucano, dalla famigliola Soumahoro fino al Qatargate, passando per l’ineffabile D’Alema: le sinistre dell’autoproclamata superiorità morale cadono sempre più in basso, fino a sfruttare gli stessi valori e persone dei quali si proclamano paladine

Rino Tripodi by Rino Tripodi
2 Gennaio 2023
in ATTACCO FRONTALE, CITAZIONI, MONDO E GLOBALIZZAZIONE, SOTTO I RIFLETTORI, STORIA, TEMATICHE CIVILI
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Da Mafia Capitale a Mimmo Lucano, dalla famigliola Soumahoro fino al Qatargate, passando per l’ineffabile D’Alema: le sinistre dell’autoproclamata superiorità morale cadono sempre più in basso, fino a sfruttare gli stessi valori e persone dei quali si proclamano paladine

Da sempre, chi si trova in una posizione di potere, quindi anche gli esponenti politici, tende ad arraffare un po’ (o tanto) dell’enorme quantità di denaro che gli passa davanti. È accaduto e accade in ogni epoca e in ogni parte del globo. È disgustoso, ma fa parte della natura umana. Allora, tutti colpevoli, nessun colpevole? Non proprio. E, comunque, esistono varie gradazioni di corruzione, di peculato e di concussione, con esiti gravi, gravissimi, ripugnanti.

C’è l’imprenditore che cerca di vincere un appalto o una commessa distribuendo “mazzette”; comportamento grave, perché danneggia gli altri industriali più onesti o fuori dal giro dei partiti mediante una sorta di concorrenza sleale, ma, perlomeno, si realizza un’opera (si spera valida, ben fatta e utile per la collettività). Tangentopoli scoperchiò un giro di bustarelle consolidato e accettato da tutti, che, però, serviva a finanziare (illegalmente) i partiti e non i singoli: illecito, certo. Dopo quell’evento (1994), tuttavia, sono aumentati sempre più i casi di politici che prendono soldi soltanto per sé, per arricchirsi a dismisura. Non solo: le somme sono enormi rispetto a quelle dei corrotti della Prima Repubblica o che arrivavano ai partiti per consentire le loro attività (a fine del nostro articolo, in nota1, si può leggere l’illuminante testimonianza, con relative riflessioni, di Sergio Pizzolante, già esponente del Psi craxiano). Inoltre, c’è il giro delle cooperative, delle associazioni ecc., che, col pretesto della nobile causa dell’accoglienza e dell’assistenza dei presunti profughi, o quant’altro, intascano soldi pubblici (e magari donazioni di ingenui cittadini), fornendo spesso servizi scadenti o inesistenti (vedi A chi i profughi? A noi!). Le recenti traversie giudiziarie di suocera e moglie (Marie Therese Mukamitsindo e Liliane Murekatete) del deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Aboubakar Soumahoro è esemplare (vedi Caso Soumahoro, Striscia la Notizia scodella il documento esplosivo). Peraltro, il parlamentare non si è dimesso dalla propria carica, come un po’ di pudore avrebbe richiesto: i cittadini italiani, quindi, continuano a pagargli di tasca propria il lauto stipendio (del resto, egli ha pubblicamente rivendicato il diritto umano alla moda e all’eleganza). Con lui il vecchio proverbio “Parlare a nuora, perché suocera intenda” si è trasformato in “Parlare a figlia, purché il genero non intenda”…

Ancora più in grande operano le Ong miliardarie (vedi I falsi filantropi e gli ecotalebani ipocriti). Tuttavia, il fondo (per ora) si è toccato col Qatargate. In tali casi i benefattori sfruttano non solo le persone, ma persino gli ideali dei quali si fan portatori e vanto: i famosi (o famigerati) diritti umani. Questi ultimi sono così astratti, generici, irreali, utopistici, che potrebbe starci dentro di tutto. Ma le sinistre, ormai prive di qualsivoglia rapporto con le classi sociali in difficoltà, da decenni li usano come bandiere per abbagliare i pochi ingenui che continuano a votarle: ecologismo, ambientalismo, accoglientismo, immigrazionismo, gay, donne. Come se in Occidente esistessero forze politiche o persone che non siano favorevoli alla difesa del pianeta Terra, a un’accoglienza dignitosa e controllata dei migranti, alla protezione dei veri profughi, al rispetto dei gay, alla parità giuridica uomo-donna. Ma le sinistre hanno bisogno di inventarsi i “fascisti”, che non esistono o quasi; mentre sono pochi o pochissimi i razzisti, gli “omofobi”, i maschilisti o gli inquinatori seriali…

Piuttosto, questi sarebbero forse da cercare in alcuni Paesi come Afghanistan, Iran, Arabia saudita, Qatar (leggi Mondiali di sangue ed ecoinsostenibili), ecc. Invece, i borsoni pieni di euro in possesso di eurodeputati di sinistra, tra i quali persino la vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili e Antonio Panzeri (sindacalista Cgil-Pci, poi Pd, infine con Articolo 1 di Roberto Speranza e Pierluigi Bersani), fondatore nel 2019 della Ong Fight Impunity, nonché di altri esponenti italiani, provengono proprio da Paesi dove i diritti umani non sono affatto rispettati. Siamo garantisti e attenderemo le sentenze definitive della magistratura, ma sembra che i denari graziosamente donati lo siano stati affinché gli europarlamentari affermassero pubblicamente che gli Stati “elargitori” avevano compiuto evidenti e lusinghieri progressi in quell’ambito. O, magari, per favorire accordi commerciali, penetrazioni economiche, ecc. Pochi sanno che a Bruxelles hanno sede decine e decine di gruppi di pressione e lobbysmo, nonché i Friendship Groups, i gruppi di amicizia con Paesi extra Unione europea (ricordate Italia-Urss di una volta?) costituiti da eurodeputati in carica. Sarebbero 12.411 gli iscritti, appartenenti a società di lobbying, accreditati presso il Parlamento… Pertanto, le istituzioni europee sono spesso utilizzate per approvare posizioni, accordi o politiche ispirate da tali lobby. Secondo Transparency International, «A global movement to end the injustice of corruption», quasi un terzo degli eurodeputati lavora oggi per lobby dell’Ue; va ancora peggio – o meglio, dipende dai punti di vista – per gli ex commissari: dei 27 in carica fino al 2014, il 50% è stato “assunto” da aziende, banche o gruppi di pressione.

D’altra parte, non capiamo chi ancora si meraviglia o chi, ancora più ingenuamente o furbescamente, ritiene che si tratti di casi isolati che, casomai, offendono proprio i partiti di sinistra e le intere sinistre europee delle quali da tempo i mascalzoni fanno parte – e ben apprezzati. Stiamo scherzando? Le sinistre sono parte integrante dell’apparato di potere e quello che sta emergendo a Bruxelles è solo la piccola tessera di un puzzle enorme. Il mosaico completo consiste in un sistema che da decenni si è via via ingigantito. Diritti umani, migrazioni, solidarietà, emergenze (anche la presunta “climatica”), sono sfruttate per fare soldi, soldi, soldi, anche alle spalle delle vittime e a danno degli stessi “nobili” obiettivi. Come abbiamo accennato, si va dalle Ong maggiori, con fatturati vertiginosi, alle cooperative pro migranti, fino alle associazioni Lgbtqia+ o contro la violenza sulle donne. E mentre un industriale si assume il rischio d’impresa, produce beni o prodotti e paga i suoi dipendenti coi propri soldi, il circo della beneficenza riceve soldi pubblici (statali e/o europei) e non produce alcunché, sistemando amici e amici degli amici con stipendi spesso lauti (altro che volontariato!).

Oltre all’affaire Soumahoro, cui abbiamo già accennato, tra i casi più eclatanti vi sono stati quelli di Mafia Capitale, con la copiosissima distrazione di denari pubblici destinati ai servizi sociali: implicati politici bipartisan. Tutto a sinistra è invece Mimmo Lucano, sindaco della cittadina calabrese di Riace, elevato a santo dell’accoglienza dalle estreme sinistre e condannato in primo grado a 13 anni di carcere per associazione a delinquere, peculato, truffa, abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. È incessantemente stato sotto i riflettori, ma ha sempre proclamato di aver agito come semplice mediatore senza intascare nulla l’inossidabile Massimo D’Alema. Nel marzo 2022 si è occupato di una maxicommessa di Leonardo e Fincantieri: due sottomarini, quattro corvette e 24 caccia da vendere alla Colombia. Oggi è consulente di una cordata di imprenditori capeggiata da Ghanim Bin Saad Al Saad, uomo d’affari di Doha (capitale del Qatar), per l’acquisto della raffineria di Priolo. Al di là del fatto se di mezzo vi siano soldi o se siano stati commessi reati, vi sembra morale che un (ex) comunista s’interessi di tali affari, così poco nobili? E i compagni non erano contro le armi e le industrie belliche?

Nessuno si chiede come mai i potentati extra Ue si siano rivolti a esponenti delle sinistre continentali piuttosto che a quelli di centrodestra, che non crediamo certo siano tutti santarellini incorruttibili? Forse perché questi ultimi tengono ancora alle patrie e alle sovranità nazionali e meno si sottometterebbero a regimi autocratici esteri? O perché, non riempendosi ipocritamente la bocca di diritti umani, sarebbero stati meno credibili nello sdoganare certi regimi rispetto a coloro che fingono di avere l’umanità davvero a cuore e che, per di più, passano per incorruttibili e moralmente superiori? Che pena…

Sergio Pizzolante

1 Sergio Pizzolante: Qatar: I soldi e la politica. Non è la nuova Tangentopoli
Sino ai primi anni Ottanta i partiti si finanziavano con le mazzette dei soldi sul tavolo. Sì.
Il lunedì mattina, non dico dove, i segretari amministrativi dei partiti, di maggioranza e di opposizione, si riunivano nella sede del partito maggiore, che metteva i soldi sul tavolo, con una divisione già codificata sulla base del peso di ogni partito, di maggioranza e di opposizione. Soldi che arrivavano dalle quote, già codificate, dei lavori pubblici, spettanti alle tre centrali cooperative e a Confindustria. Tutto irregolare, tutto regolare.
I segretari amministrativi, persone onestissime e specchiate, prendevano la loro parte e andavano al partito per pagare stipendi, luce, gas, convegni, manifesti, campagne elettorali. Partiti pesanti. Poteva capitare che in una cittadina di 100 mila abitanti un partito arrivasse ad avere sino a un centinaio di dipendenti o collaboratori, fra partito, giornali, televisioni di partito. Anche i partiti che sventolavano la “questione morale”.
Sino ai primi anni Ottanta. Poi ognuno si organizzò per conto suo. Era così. Tant’è vero che tutti i partiti, ancora una volta insieme, votarono le amnistie per i reati legati ai soldi e alla politica, dell’83 e dell’89. Anche per i soldi che arrivavano da potenze straniere che volevano, riuscendoci, influenzare la politica italiana. Era così, non era bellissimo, ma così era, la politica costava e c’era un tacito accordo che il finanziamento pubblico non bastasse.
Poi c’è stato il patatrac di Tangentopoli. Dove alcuni che si finanziavano illegalmente hanno accusato altri di finanziarsi illegalmente. E dove qualcuno che sapeva, ma faceva finta di non vedere, ha deciso di indagare la parte che si finanziava illegalmente, facendo sponda con chi si finanziava illegalmente ma accusava altri di finanziarsi illegalmente. Chiaro?
Lo stesso discorso vale per la stampa. Sapevano, avevano partecipato, poi sono passati all’accusa. Hanno scoperchiato le pentole. Dicono. Quelle degli altri. Questa è stata Tangentopoli. Naturalmente c’era anche chi rubava per sé. Ma in gran parte era finanziamento della politica. Cosa che per molti anni è stata considerata persino nobile.
Dicono che la vicenda Qatar sia come Tangentopoli. Pataccate. Pataccate al cubo. Qui non vi è alcun sistema di finanziamento della politica, della democrazia. Qui, eventualmente, ci sarebbero finanziamenti, di autocrazie straniere, alle persone, non ai partiti, contro la democrazia. Pataccari.

Le immagini: a uso gratuito da pexels.com; Sergio Pizzolante.

Rino Tripodi

(LucidaMente 3000, anno XVIII, n. 205, gennaio 2023)

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Tags: corruzioneeuropafocusPizzolantepoliticaQatargatesinistretangentopoli
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Comments 1

  1. Simone Riva says:
    3 anni ago

    Ah, alla faccia della beneficenza! Se ne fregano dei diritti umani e della povera gente e con le nostre donazioni fanno il pieno di contanti.

    Rispondi

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