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Home WEB E NUOVE TECNOLOGIE

Come saremo tra mille anni?

Uno studio americano ci rivela che aspetto fisico avranno i nostri pronipoti tra ben dieci secoli. Il responso è davvero sorprendente (ma non troppo) e si chiama… Mindy

Maria Daniela Zavaroni by Maria Daniela Zavaroni
2 Gennaio 2023
in IL LABORATORIO, SALUTE-MEDICINA, SCIENZA-AMBIENTE-ECOLOGIA-CAMBIAMENTI CLIMATICI-INQUINAMENTO, WEB E NUOVE TECNOLOGIE
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Uno studio americano ci rivela che aspetto fisico avranno i nostri pronipoti tra ben dieci secoli. Il responso è davvero sorprendente (ma non troppo) e si chiama… Mindy

Ammesso che nel mondo qualcuno non ci dormisse la notte tormentandosi nel dubbio, da alcune settimane abbiamo la risposta a un curioso ma lecito quesito: come sarà il genere umano tra circa mille anni? Posto anche che ovviamente non ci saremo per sapere se ciò che è stato ipotizzato di recente sia vero o meno, prendiamo per buono l’esito della ricerca e scopriamo insieme come muterà in futuro il corpo dei nostri discendenti.

Uno studio commissionato dalla compagnia telefonica a stelle e strisce Toll Free Forwarding rivela all’umanità contemporanea l’aspetto di chi popolerà il pianeta Terra nel 3000 d.C.: gobbo, con le mani ad artiglio, tre palpebre per occhio e un piccolo cervello, tutti effetti visibili di un uso smodato della tecnologia. Possiamo quindi parlare di evoluzione o, come ha già constatato qualcuno, involuzione?
In ogni caso, disponiamo anche di un’elaborazione 3D della persona fisica che calpesterà le nostre strade tra dieci secoli: il prototipo femminile, con le caratteristiche elencate sopra, è stato chiamato Mindy e, almeno per i canoni di bellezza attuali, non appare proprio gradevolissima. Ma andiamo per ordine. Sicuramente la postura dell’essere umano – sia in piedi che a sedere – risente e risentirà dell’utilizzo di smartphone, tablet e computer, con ripercussioni dirette su spina dorsale e collo, che potrebbe diventare più grosso e tozzo.
Il motivo risiede in una spiegazione medica, fornita dallo specialista americano K. Daniel Riew attraverso le pagine della rivista scientifica Health Matters, dove tra le altre cose si parla anche del cosiddetto “collo tecnologico” (https://healthmatters.nyp.org/how-to-prevent-tech-neck/).

«Quando lavori al computer o guardi il telefono dall’alto in basso, i muscoli della nuca devono contrarsi per tenere la testa alta […] Questi muscoli possono diventare eccessivamente stanchi e doloranti guardando i nostri smartphone e tablet o trascorrendo la maggior parte della nostra giornata lavorativa al computer».
I danni alla postura e alla colonna vertebrale causati dall’assunzione di posizioni non naturali a favore di un utilizzo prolungato di strumenti tecnologici, di cui non si può più fare a meno, sia per lavoro che nel tempo libero, sono già realtà e, oltre al “collo tecnologico”, comprendono anche conseguenze quali la gobba e modifiche anatomiche delle mani.

Nikola Djordjevic, medico di Med Alert Help, motiva l’eventuale formazione di dita simili ad artigli – tuttavia funzionali a impugnare il cellulare e scrivere messaggi – riferendo di un rischio concreto per la salute chiamato “tunnel cubitale”, legato al modo in cui teniamo i telefonini. Esso «può causare tensione in alcuni punti di contatto, pressione o stiramento del nervo ulnare e ciò provoca intorpidimento, formicolio ad anulare e mignolo, dolore all’avambraccio e debolezza alle mani».
Il problema si estende anche al gomito che risentirà, in futuro come oggi, delle cattive abitudini umane, piegandosi spesso a 90 gradi sia quando si regge lo smartphone sia quando lo si tiene all’orecchio. Ma non è tutto. Tra le caratteristiche di Mindy non vi sono solo mutazioni ossee rispetto ai progenitori ma anche oculari e questo è forse l’aspetto più curioso e inquietante – ovviamente sempre riferendoci agli standard attuali; magari tra mille anni saremo noi del passato a essere considerati bruttini.

Ebbene, gli uomini e le donne del 3000 potrebbero avere tre palpebre. Come mai? Secondo lo scienziato Kasun Ratnayake, dell’Università di Toledo (Ohio, Usa), l’essere umano potrebbe sviluppare una palpebra in più – una sorta di membrana nittitante trasparente – per proteggere la vista dalla continua esposizione alla luce degli schermi e, quindi, dall’affaticamento.
D’altra parte, essa è già presente anche in molti odierni animali (ad esempio gatti, orsi polari, foche e svariati rettili e uccelli), per riparare e idratare gli occhi mantenendo la capacità di vedere pienamente. In alternativa, il cristallino potrebbe comunque evolversi, modificandosi a tal punto da riuscire a bloccare, identificandola, solamente la luce blu dei dispositivi elettronici.

Infine, il cervello: quello di Mindy sarà più piccolo rispetto al nostro. Il meccanismo che potrebbe condurre a ciò sarebbe legato al fatto che le radiazioni degli smartphone (vedi https://www.airc.it) potrebbero essere cancerogene per l’uomo, come ha dichiarato l’Organizzazione mondiale della Sanità nel 2011, con effetti rilevanti sui crani sottili dei bambini, che assorbono tre volte in più le radiazioni rispetto a quelli degli adulti.
Un cranio più spesso nel 3000, quindi, proteggerebbe un cervello nel frattempo rimpicciolito, cosa del resto già avvenuta nel corso della nostra evoluzione ed elemento che porterebbe a pensare che succederà di nuovo: il cervello dell’uomo odierno sarebbe infatti ridotto rispetto a tremila anni fa (vedi lo studio condotto nel 2021 dal Dartmouth College di Hanover). Al netto di quanto emerso dalla ricerca di Toll Free Forwarding, non si sa se mille anni saranno realmente sufficienti per un’evoluzione completa e funzionale di tutti gli aspetti fisici che caratterizzerebbero la ragazza del 3000.
Tuttavia, l’elaborazione 3D dell’ipotetico corpo del futuro può servirci da monito per renderci conto che stiamo esagerando con l’utilizzo dei dispositivi elettronici e può essere un campanello d’allarme per riconoscere i sintomi dei vari disturbi ortopedici che ne derivano (per gli aspetti psicosociali, leggi
Internet: una trappola disumanizzante?). L’immagine di Mindy non è molto confortante per i canoni di bellezza e di salute attuali, ma probabilmente è adatta – e adattata – ai tempi che verranno.

Maria Daniela Zavaroni

(LucidaMente 3000, anno XVIII, n. 205, gennaio 2023)

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Tags: artiglibiologiacervellocollo tecnologicocorpo umanofisiologiafocusfuturoK. Daniel RiewKasun RatnayakeManiMindyNikola DjordjevicocchiricercasalutescienzastudiotecnologiaToll Free Forwardingtunnel cubitale
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