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Stiamo diventando amerikani

Procede a grandi passi l’americanizzazione degli europei: accettazione della competizione capitalista, sfruttamento, corsa al successo, consumismo, individualismo, solitudine, sanità privatizzata, istruzione a pagamento, società multietnica e multiculturale disintegrata, violenza, materialismo, influenza predominante di mass media, musica e cinema, spettacolarizzazione, costumi pacchiani, sessualità esibita, volgarità, ignoranza, incultura… Addio, Europa!

Rino Tripodi by Rino Tripodi
21 Giugno 2026
in ATTACCO FRONTALE, MONDO E GLOBALIZZAZIONE, STORIA, TEMATICHE CIVILI
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Procede a grandi passi l’americanizzazione degli europei: accettazione della competizione capitalista, sfruttamento, corsa al successo, consumismo, individualismo, solitudine, sanità privatizzata, istruzione a pagamento, società multietnica e multiculturale disintegrata, violenza, materialismo, influenza predominante di mass media, musica e cinema, spettacolarizzazione, costumi pacchiani, sessualità esibita, volgarità, ignoranza, incultura… Addio, Europa!

Proprio in contemporanea con il presente testo, abbiamo pubblicato un articolo di carattere prevalentemente letterario (Quant’è brutta l’Amerika), nel quale facevamo una rassegna – sicuramente molto, molto incompleta – della narrativa statunitense di denuncia degli ultimi decenni che ci ha rivelato l’altra faccia (o il vero volto?) degli Usa: razzista, violenta, spietata, nevrotica.
Il caso ha voluto che il recente volgare bullismo del presidente statunitense Donald Trump nei confronti della nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, abbia dimostrato come la mentalità da cowboy/vaccaro o gangster/criminale, figure archetipiche, non siano eccezione ma norma degli Stati uniti, fino ai più alti livelli del Potere.
Purtroppo, alla realtà “amerikana” sembra ormai avvicinarsi a grandi passi anche il nostro caro Vecchio continente [leggi Il bello dell’Europa (senza Unione europea)], che sta abbandonando la propria più importante ricchezza, la cultura, per abbracciare civiltà e stili di vita statunitensi.

Il fascino degli Usa e il senso di superiorità europeo
L’influenza culturale degli Stati uniti sull’Europa si è fatta sempre più evidente a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, allorquando un orrendo e rovinoso conflitto e l’occupazione statunitense in buona parte dei territori austriaci, belgi, francesi, italiani, olandesi, tedeschi, ha posto le popolazioni a contatto col mito americano. Mito che aveva cominciato a impregnare già le menti europee fin dagli anni Venti-Trenta col cinema hollywoodiano e la musica di consumo.

Nonostante la terribile crisi di Wall Street del 1929 e la conseguente lunga Depressione economica, nell’immaginario collettivo ha retto l’idea di un Paese grande, ricco, democratico, nel quale, col duro lavoro e le proprie qualità personali, si poteva arrivare in alto, molto in alto, nella scala sociale. Si omettevano le “vecchie” vicende dello sterminio dei nativi e dello schiavismo, nonché del razzismo – persino omicida col Ku Klux Klan – diffuso fino ad anni recenti e in parte anche oggi, le sacche di miseria e degrado di intere regioni e fasce di popolo, l’ignoranza diffusa, una società spietata che è pronta a emarginare chi si trovava e si trova, anche momentaneamente, in difficoltà economiche.
Eppure, almeno fino agli anni Duemila, gli europei avevano mantenuto la propria cultura, anzi, persino un senso di superiorità nei confronti degli statunitensi. Allora, cosa è cambiato?
L’influenza devastante di globalizzazione, neoliberismo, politica estera, Unione europea, immigrazione
Non è facile rintracciare tutti i fattori che stanno snaturando gli europei, avvicinandoli a divenire una civiltà in piena decadenza e più simile a quella americana. Proviamo a individuarne qualcuno.
  • La globalizzazione – un termine unico col quale si indica un fenomeno assai complesso – ha via via emarginato l’economia europea e mescolato culture e stili di vita.
  • Il capitalismo neoliberista, motore stesso della globalizzazione, ha eroso i diritti sociali e ha sostituito le industrie manifatturiere con le pure speculazioni finanziarie
  • La politica estera europea è rovinosa. Sempre sulla scia, sotto bandiera Nato, delle esigenze belliche degli Usa (Iran, Iraq, Jugoslavia, Libia, Palestina, Siria), fino alla masochistica posizione sul conflitto russo-ucraino e il respingimento di ogni tentativo di pace. Il disastro riguardo i fornimenti di energia a basso costo dalla Russia è sotto gli occhi (e le tasche) di tutti.
  • L’Unione europea e i suoi trattati si son rivelati un cappio al collo delle nazioni ai fini degli interessi delle élite capitalistico-finanziarie. Il Green Deal e altri provvedimenti ideologici dal sapore pseudoecologista (greenwashing) hanno recato irreparabili danni alle industrie europee. In generale, qualità della vita e salari dei lavoratori sono diminuiti.
  • L’immigrazione disordinata e incontrollata, in buona parte favorita dalle élite per costituire un esercito agricolo-industriale di riserva ai danni dei lavoratori autoctoni, sta sempre più rivelandosi nella sua dolorosa realtà. Disperati più disperati di prima, città degradate, spaccio di droga, continui atti di terrorismo e violenza. Tant’è vero che lo scorso 17 giugno persino il Parlamento europeo, pur ipocritamente non usando il termine “maledetto”, ha votato per politiche di remigrazione [leggi Per un ritorno in Patria (in entrambi i sensi)]. Anche la convinzione secondo cui i “migranti pagano le pensioni agli italiani” e vi sia un saldo attivo tra il loro contributo e ciò che spende lo Stato per loro (casa, sanità, scuola, sussidi, ecc.) sembrano falsificazioni della realtà. Considerando anche le rimesse all’estero degli immigrati, il beneficio per le finanze e l’economia italiana non esisterebbe (leggi Silvana Palazzo, Migranti costano più di quanto producono. I dati sull’impatto sui conti pubblici: “Pesano per 17 miliardi”, in net il quotidiano approfondito, 30 maggio 2026).
Cosa comporta l’americanizzazione, a partire dalla distruzione dello Stato sociale
Gli effetti di “diventare come gli Usa” sono già evidenti e operanti sotto i nostri occhi. Per di più gli uni si legano agli altri. Partiamo dall’accettazione supina del capitalismo selvaggio prevalentemente finanziario e speculativo o turbocapitalismo o neoliberismo. Ne conseguono spietato sfruttamento di esseri umani e risorse naturali, feroce competizione tra realtà economiche ma anche tra individui. Questi sono spinti a una folle corsa al successo, al consumismo, a curare fino allo stremo le apparenze. Allo spirito comunitario, alla solidarietà sociale, si sostituiscono l’individualismo cui si accompagna altresì il vuoto e la solitudine. Si diffondono
l’odio e, quindi, la violenza.
Lo Stato sociale o del welfare, fiore all’occhiello dell’Europa e di Canada, sparisce con tutti i diritti sociali: la sanità è privatizzata, la scuola pubblica è un disastro, i sostegni a disoccupati, famiglie in difficoltà, senza casa, sono nulli o affidati a dubbie associazioni di “volontari”.
Verso la perdita della propria identità
L’introduzione massiccia di migranti produce una società multietnica. Il che non sarebbe in assoluto un male, se vi fosse un’adesione all’identità nazionale complessiva. Al contrario, in molti immigrati, anche quando hanno ottenuto la cittadinanza, non vi è alcuna volontà di integrarsi, tanto meno di assimilarsi. Inoltre, come per lo più accade negli Usa, le molteplici etnie non si fondono con gli autoctoni né tra di loro, ma rappresentano ciascuna un’entità diversa e isolata dalle altre, creando un multiculturalismo (o multisubculturalismo) di gruppi – ripetiamo – non comunicanti tra loro né aderenti allo spirito nazionale. Una sorta di auto apartheid. E spesso uno dei risultati sono bande criminali giovanili divise etnicamente e in competizione tra loro.
Sul piano dei costumi è già evidente il materialismo, il disprezzo di ogni tipo di spiritualità e trascendenza (con le religioni ridotte a ben poca cosa), della cultura e dell’arte. L’influenza predominante è quella dei mass media, della musica (l’orribile, monocorde, vuoto rap/trap) e del cinema più scadenti. L’esito sono i gusti pacchiani, la volgarità, l’ignoranza, l’incultura, la nudità e la sessualità esibite, anche a scopo di lucro (leggi Il sesso sporco del neocapitalismo o Neocapitalismo, erotomania e pornocrazia).
In conclusione, sono spariti o sono in via di estinzione i vecchi legami storici, sociali, valoriali, culturali, che caratterizzavano, più che gli europei in generale, ogni singolo popolo del nostro continente. Il destino più probabile e già in atto nell’Europa è quindi quello della sua scomparsa, oltre che socioeconomica, come realtà geopolitica e culturale, con una propria identità.

Le immagini: elaborate con l’intelligenza artificiale generativa attraverso Google Gemini secondo la licenza per uso libero e gratuito.

Rino Tripodi

(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)

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Tags: capitalismocorsa al successoculturaeuropafocusindividualismosfruttamentosolitudinestati uniti
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